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 Che Guevara

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Danae
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MessaggioTitolo: Che Guevara   Mar Gen 26, 2010 2:40 am

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CHE GUEVARA

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Oggetto: CHE GUEVARA Ven 20 Nov - 13:57

Curiosità del Giardino di Epicuro






Ernesto Guevara è universalmente conosciuto come "Che". Questo curioso soprannome, divenuto celebre, ha origine dalla lingua del guarani, un gruppo indigeno etnico-linguistico del Paraguay e dell'Argentina settentrionale. Dal primitivo significato di "io", "me" si è trasformato nel tempo e nei paesi dove è entrato nell'uso comune in una sorta di appellativo confidenziale per rivolgersi a qualcuno, attirare l'attenzione, di chi non si conosce il nome. Corrisponde all'interiezione italiana "hei (Hei, voi, ascoltate; hei di casa! Hei, cosa stai facendo? Hei, stia attento dove mette i piedi! E cosi via). Ernesto Guevara era solito utilizzare questa interiezione frequentemente, più del necessario, per rivolgersi ai suoi amici e compagni guerriglieri i quali non tardarono ad affibbiargliela come sopranno­me. Lui, medico del gruppo dei combattenti, intellettuale tra gente spesso rozza e incolta, non si oppose. Anzi il nomignolo gli piacque al punto tale che lo adottò come nome proprio di battaglia.

Quando nel novembre del 1959 fu nominato direttore della Banca Nazionale Cubana, firmò le banconote della nuova serie di Stato con quel nomignolo. Banconote oggi ricercate dai collezionisti a prezzi di antiquariato.

Che Guevara era nato il 14 giugno del 1928 a Rosario de Santa Fe, in Argentina, popolosa città, porto fluviale sulle rive del Parana.

L'origine della famiglia del Che, da parte paterna, è spagnola. Nel febbraio del 1964, rispondendo a Maria Rosaria Guevara (una omonima ma non parente) che gli chiedeva notizie di quale parte della Spagna fosse stata originaria la sua famiglia, il Che rispondeva: "In verità non lo so. Naturalmente è da molto che ne sono partiti i miei antenati con una mano dietro e una davanti; e se io non le tengo ancora così è soltanto per la scomodità della posizione".

Ernesto Che era il primo di cinque figli. Il padre, Ernesto (evidentemente in Argentina non esisteva il divieto, come in Italia, d'imporre ai figli i nomi dei genitori o dei fratelli viventi), ingegnere civile, era di condizioni economiche agiate; ciò gli permetteva di assicurare ai figli una buona istruzione. Di orientamento progressista; decisamente anti-fascista; amava la cultura, la letteratura e la poesia. Ernesto Guevara padre, deceduto nel 1987 a Cuba, dove viveva stabilmente, ha lasciato sul figlio due importanti testimonianze: un libro, "Mi Hijo el Che" e una lunga intervista cinematografica al regista Fernando Birri con lo stesso titolo del libro a cui poi si sono ispirati molti biografi del Che.

La madre, Celia de la Serna, era di origine inglese. Decisamente comunista anche se non militante. Coltissima; fu la prima educatrice dei figli, particolarmente di Ernesto, il primogenito. Da lei, il future guerrigliero imparò il francese e ad amarne la letteratura. Secondo quanto narrò in proposito il suo amico d'infanzia Jose Aguilar, tra gli autori il Che prediligeva Giulio Verne e Alessandro Dumas; più tardi Paul Verlaine, Stephane Mallarme e, sopratutti, Charles Baudelaire nella lingua originale.

Con la madre, il Che ebbe rapporti ancor più confidenziali che non con il padre. Le scriveva spesso palesando le sue idee, i suoi proponimenti, i suoi giudizi. Amava teneramente ambedue, ma, come si desume da una lettera del 1° aprile del 1965, indirizzata ai "Cari vecchi", il Che scriveva: “Vi ho molto amato, ma non ho saputo esprimervi il mio affetto”


All'età di due anni, Ernesto contrasse una forma d'asma che ben presto - malgrado tutte le cure prodigategli - diventò cronica e lo tormentò per tutta la vita, obbligando la fami­glia a trasferirsi in una località a clima asciutto. Venne scelta Alta Gracia, sulla Sierra di Cordoba, non lontano dalla grande città (la terza per numero di abitanti dell'Argentina) ove il ragazzo frequentò le scuole sino al liceo. Per poter far pro­seguire gli studi al giovane Ernesto e ai suoi fratelli e sorelle, la famiglia traslocò a Buenos Aires, ove Ernesto si iscrisse alla facoltà di medicina dopo aver tentennato non poco nella scelta, in contesa con la facoltà di Legge. Nel contempo che intraprendeva gli studi universitari - per alleviare le condizioni economiche della famiglia che non erano più tanto floride - Ernesto prestò servizio presso il laboratorio di un affermato specialista di malattie allergiche, il dott. Salvador Pisani (che prima frequentava come paziente) di cui diviene il miglior collaboratore nella ricerca scientifica sulla desensibilizzazione degli allergici.

Dopo una breve esperienza come infermiere nella flotta mercantile di Stato, con un amico carissimo, Alberto Granado, il Che intraprese un lungo viaggio in ciclomotore. Si trattava di un velocipede a motore di marca italiana, un Garelli, con il quale Ernesto riuscì a percorrere quasi quattromila chilometri. II motivo scientifico dell'impresa fu quello di visitare alcuni lebbrosari. In realtà - all'interesse scientifico e umanitario - i due giovani studiosi di medicina univano una gran voglia di avventure e il desiderio di conoscere meglio l’immenso paese multirazziale, il sud-America (due milioni e 800 mila chilometri quadrati - circa nove volte 1'Italia) in cui vivevano venti milioni di abitanti.

I due amici percorsero parte dell'Argentina, del Cile, del Perù, della Colombia e del Venezuela. Qui giunti si separarono. Granado - che si era gia laureato - prese servizio in un lebbrosario; Guevara rientrò a Buenos Aires per laurearsi; promisero però di ritrovarsi.
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Oggetto: La cattura e la morte Ven 20 Nov - 14:00

La cattura e la morte




I Rangers esultarono; subito trasmisero in codice la notizia dell’importante cattura dalla radio con il messaggio convenzionale: "Saturno, abbiamo preso papa". Al nome di Saturno corrispondeva il colonnello Joaquin Lenteno Anaya, comandante della regione militare in cui era avvenuto lo scontro; Papa era il nome convenzionale che i militari avevano dato a Che Guevara. Immediatamente venne informato il dittatore. Costui si affrettò a convocare d'urgenza, nella sua abitazione, i generali delle forze armate e i consiglieri della CIA che gli Stati Uniti gli avevano messo alle costole quali tutori del Paese. Non mancarono alla riunione i generali Ovando Candia e Juan Torres. La congrega non se la sentì di affrontare un processo pubblico e decise per l'assassinio del Che. L'incarico da fungere da boia venne affidato al colonnello Anaya, che per questo delitto venne poi promosso generate. Prima di essere consegnato al boia - secondo quanto ha scritto Jean Jaques Nattiez in un libro, tradotto ed edito in Italia da Sansoni nel 1971 -una delle due sentinelle incaricate di custodire il prigioniero mormorò all'altro: "A cosa può pensare ora, all'immortalità dell'anima?" "No - replicò il Che che aveva udito - all'im­mortalità della Rivoluzione!"

L’assassinio del Guerrigliero Heroico venne compiuto a sangue freddo, all'alba del 9 ottobre. Il cadavere venne trasportato in elicottero a Valle Grande. La versione ufficiale fu che la morte era sopravvenuta per dissanguamento in conseguenza della ferite riportate in combattimento. Una versione che non stette in piedi. La salma, mostrata ai giornalisti nella lavanderia dell'ospedale di Nostra Signora di Malta, rilevò agli occhi di questi la verità. Il morto presentava due ferite da arma da fuoco al collo che gli assassini avevano tentato invano di occultare e una ferita alla sinistra del petto oltre quelle alle gambe, le uniche riportate in combattimento. La notizia dell’assassinio fece rapidamente il giro del mondo. Secondo il giornalista boliviano, Jose Luis Alcazar, l'assas­sinio venne eseguito da un sottoufficiale, il sergente dei Rangers Mario Teran, armato di fucile automatico alla presenza di tre militari: un sottotenente e due soldati. Fu l'uffi­ciale - secondo il giornalista - a sparare il colpo di grazia con una pistola calibro 45 d'ordinanza, colpendo il coman­dante al cuore; un soldato sparò un secondo e terzo colpo al collo della vittima. Prima di spirare, l'assassinato avrebbe sussurrato: "Addio figli miei.. Aleida, fratello Fidel..."

Ma il racconto, anche perché preceduto da un colloquio poco attendibile tra il martire e i suoi carnefici, appare fantasioso. Franco Perini, inviato speciale in Bolivia del settimanale italiano "L'Europeo", iniziò il suo lungo servizio sugli ultimi istanti di vita del Comandante con queste affermazioni categoriche: "Ernesto Che Guevara è stato ucciso con un colpo di rivoltella al cuore da un ufficiale boliviano. Prima di essere assassinato il Che non ha gridato "Viva la Rivoluzione!". Ha dato uno schiaffo in piena faccia a un colonnello con tutte le forze che gli rimanevano. E' stata l'ultima cosa che ha fatto prima di morire. Poi c'e stato quel colpo secco di pistola..."

L'ufficiale schiaffeggiato dal Che sarebbe stato il colonnel­lo Selnich, il quale pretendeva dal ferito informazioni di carattere militare. Fu questo colonnello - secondo la versione del giornalista italiano - a sparare il colpo mortale.

Gli assassini decisero di tener segreto il luogo ove avevano seppellito il Che, Solo nel novembre del 1995, il generale boliviano Mario Vargas Salinas, che fu capo dell'unita mili­tare che prese prigioniero Guevara, ha dichiarato che il comandante della guerriglia in Bolivia fu sepolto in una fossa comune, con altri cinque partigiani, nelle vicinanze dell' aeroporto di Villa Grande.

L'attuale presidente della Repubblica di Bolivia, Gonzalo Sanchez de Lozada impartì l'ordine di ricercare la salma "per dargli cristiana sepoltura". L'incarico della ricerca è stato affidato all'antropologo argentino Alejandro Ichaurrengui, il quale, con una squadra di cinque operai e l’ausilio di una scavatrice, sta esplorando l'aeroporto e i suoi dintorni ma senza alcun risultato.

Contrariamente al generale Solinas, altre fonti danno per sicuro che il corpo dell'eroe cubano fu bruciato e le ceneri disperse per ordine della CIA per evitare che il sito della sua sepoltura divenisse luogo di pellegrinaggio e quindi di pro­paganda anti USA.II parroco di Villa Grande, Rene Heim, ha dichiarato alla stampa che da anni riceve richieste di celebrare messe in suffragio dell'anima del guerrigliero cubano e dei suoi compagni sepolti con lui.

A Cuba, nel cimitero di Colon a L'Avana - dedicate a Cristoforo Colombo - esiste un monumento funebre eretto in onore degli eroi del Granma. Alla base di quel monumen­to una lapide ricorda simbolicamente il Che con le semplici parole: "Ernesto Che Guevara - Expedicionario del Granma - Bolivia 9-10-67 - Madres Martires".

Dov'e la tomba del combattente internazionalista? E' inu­tile cercarla: "Il Che - e stato scritto - si trova in ogni angolo del mondo, ovunque gli oppressi decidano di ribellarsi, ovunque i più deboli scoprono la loro forma, ovunque il coraggio sconfigge la paura dove lo straordinario si converte in quotidiano, con il suo basco e il suo fucile, simbolo degli oppressi e spettro degli oppressori"

II 18 ottobre, nella piazza, della Rivoluzione all'Avana, stracolma di gente di ogni ceto sociale, raccolta nella veglia solenne in onore del comandante Ernesto Che Guevara, Fidel Castro, con la voce rotta dall'emozione disse: "E' un colpo duro, e un colpo tremendo per il movimento rivoluzionario, in quanto ci priva del suo capo più sperimentato e capace. Ma si sbagliano coloro che cantano vittoria. Si sbagliano quelli che credono che la sua morte sia la sconfitta delle sue idee, la sconfitta delle sue tattiche, la sconfitta delle sue concezioni guerrigliere, la sconfitta delle sue tesi... il suo grido di guerra giungerà a milioni di orecchie ricettive! E non una mano ma milioni di mani, ispirate al suo esempio si tenderanno per impugnare le armi,,. Per questo oggi, con ottimismo nel futuro, con ottimismo assoluto nella vittoria definitiva dei popoli, diciamo al Che, e con lui agli eroi che hanno combattuto e che sono morti con lui:

"Hasta la victoria, siempre!"






Tratto da “Che Guevara”

di Angelo La Bella

Collana: Curiosità del giardino di Epicuro

Editore: Felice Scipioni
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Oggetto: Re: CHE GUEVARA Sab 21 Nov - 13:07

....dissero all'infermiera di lavarlo, pettinarlo, di regolargli la barba già rada. Quando cominciò la processione di giornalisti e di cittadini curiosi, la metamorfosi era completa: quello che fino al giorno prima era stato un uomo abbattuto, nervoso e scarmigliato, era ora il Cristo di Vallegrande, nei cui limpidi occhi aperti si rifletteva la calma dolce di un sacrificio accettato. L'esercito boliviano, dopo la conquista del suo più grande trofeo di guerra, aveva compiuto un unico errore strategico. Aveva trasformato un rivoluzionario ormai intrappolato e rassegnato, lo sconfitto in fuga dalla gola di Yuro, l'uomo col volto oscurato dalla furia e dalla frustazione, in un simulacro di vita oltre la morte. I suoi giustizieri conferirono un aspetto umano al mito che avrebbe, cosi, fatto il giro del mondo.....
( dalla biografia " Companero" di Jorge G. Castaneda)

Aggiungo una precisazione ricavata dalla biografia di Castaneda:
La moto con cui il Che col suo amico Alberto fecero il lungo viaggio attraverso l'America del Sud, pare fosse una Norton.

Consiglio la lettura del libro " I diari della motocicletta" e la visione del film da questo tratto.





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Oggetto: Re: CHE GUEVARA Sab 21 Nov - 14:31

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MessaggioTitolo: Re: Che Guevara   Mar Gen 26, 2010 2:40 am

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Oggetto: Re: CHE GUEVARA Sab 21 Nov - 14:31

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Oggetto: Re: CHE GUEVARA Sab 21 Nov - 14:54

Il Sudamerica in motocicletta

La motocicletta Norton utilizzata nelle riprese del film I diari della motocicletta.



Quando era ancora studente, Guevara passò molto tempo a viaggiare in America Latina. Nel 1951 un suo vecchio amico, Alberto Granado, un biochimico, suggerì a Guevara di prendere un anno di pausa dagli studi in medicina per intraprendere il viaggio attraverso il Sudamerica che per anni si erano proposti di fare. Guevara ed il ventinovenne Alberto partirono quindi dalla città di Alta Gracia a cavallo di una motocicletta Norton Model 18 di 500 cc del 1939, cui Granado aveva dato il soprannome di "La Poderosa". La loro idea era di passare qualche settimana nel lebbrosario di San Pablo, in Perù, sulle rive del Rio delle Amazzoni, a compiere attività di volontariato. Guevara raccontò questo viaggio nel diario "Latinoamericana" (Notas de viaje) da cui, nel 2004, verrà tratto il film I diari della motocicletta e nel 1997 i Modena City Ramblers ne scrissero un canzone intitolata Transamerika contenuta nel loro album Terra e libertà
Dopo aver visto la povertà di massa ed esser stato influenzato dalle letture sulle teorie marxiste, concluse che solo la rivoluzione avrebbe potuto risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche dell'America Latina. I suoi viaggi gli fornirono anche l'idea di non vedere il Sudamerica come una somma di diverse nazioni, ma come un'unica entità, per la liberazione della quale era necessaria una strategia di respiro continentale. Cominciò ad immaginare la possibilità di una Ibero-America unita e senza confini, legata da una stessa cultura (mestizo), un'idea che assumerà notevole importanza nelle sue ultime attività rivoluzionarie. Ritornato in Argentina, completò gli studi il prima possibile, deciso a continuare i suoi viaggi nell'America del Sud e nell'America centrale.
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Oggetto: Re: CHE GUEVARA Sab 21 Nov - 15:13

Alcune frasi di Che...


No soy un libertador. Los libertadores no existen. Son los pueblos quieneas se liberan a si mismos.

Non sono un liberatore. I liberatori non esistono. Sono solo i popoli che si liberano da se.



La Rivoluzione si fa attraverso l'uomo, ma l'uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito Rivoluzionario.

Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.


Vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell'uomo più ricco della terra.


Non tornare mai indietro neanche per prendere la rincorsa.


Nel più profondo di voi stessi siate capaci di sentire ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario.

Il silenzio è una discussione portata avanti con altri mezzi.

La gioventù deve fare esattamente ciò che pensa. L'importante è che non smettiate di essere giovani.


L'unica battaglia che ho perso è stata quella che ho avuto paura di combattere.


Ho tanti fratelli che non riesco a contarli e una sorella bellissima che si chiama libertà.


Il proletariato non ha sesso: è l'insieme di tutti gli uomini e donne che, in tutti i luoghi di lavoro del Paese, lottano conseguentemente per uno scopo comune.


Studiate molto per padroneggiare la tecnica, che permette di dominare la natura.
Ricordatevi che è la Rivoluzione a essere importante e che ciascuno di noi, preso isolatamente, non vale nulla.
Soprattutto, nel più profondo di voi stessi, siate capaci di sentire ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. È la più bella qualità del rivoluzionario.

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Oggetto: Re: CHE GUEVARA Sab 21 Nov - 15:19

sono uno di quelli che, non avendo vissuto i tempi del che, ne' avuto gli insegnamenti postumi, e, sapendo di trattre con un grande uomo, mai ha approfondito le sue conoscenze in merito, tanto prima o poi lo avrebbe fatto.
non è stato così, almeno fino ad oggi, dove, anche se con una breve biografia di dana, ed una bellissima canzone, in una versione a me sconosciuta postata da enim, hanno riacceso la mia voglia di conoscere il Che. grazie.




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Oggetto: Re: CHE GUEVARA Sab 21 Nov - 21:13

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Aprendimos a quererte
desde la histórica altura
donde el sol de tu bravura
le puso un cerco a la muerte.
Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
hasta siempre Comandante.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.


Enim è sempre molto diretto, esaustivo e centra sempre l'argomento..
Bella la canzone, bello anche il sito ufficiale ..

Bravo enim!
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Oggetto: Re: CHE GUEVARA Gio 26 Nov - 21:29



mi era sfuggito questo post ... un tuffo al cuore .... grazie Dana .... di cuore dal profondo delle emozioni che il Che mi scatena .... lo amo visceralmente ... e penso che nel suo ricordo uno dei poeti ... si poeta ... cantastorie ... che meglio rappresenta cosa ha significato il che .... sia questo .....



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Oggetto: Re: CHE GUEVARA Gio 26 Nov - 21:33

Quanto tempo è passato da quel giorno d'autunno
di un ottobre avanzato, con il cielo già bruno,
fra sessioni di esami, giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami, arrivò la notizia...

Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto,
sapere a brutto grugno che Guevara era morto:
in quel giorno d'ottobre, in terra boliviana
era tradito e perso Ernesto "Che" Guevara...


Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza,
perché con lui era morta una nostra speranza:
erano gli anni fatati di miti cantati e di contestazioni,
erano i giorni passati a discutere e a tessere le belle illusioni...

"Che" Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva...
"Che" Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva...


Passarono stagioni, ma continuammo ancora
a mangiare illusioni e verità a ogni ora,
anni di ogni scoperta, anni senza rimpianti:
" Forza Compagni, all'erta, si deve andare avanti! "

E avanti andammo sempre con le nostre bandiere
e intonandole tutte quelle nostre chimere...
In un giorno d'ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto "Che" Guevara...

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che "Che" Guevara è morto, mai più ritornerà,
ma qualcosa cambiava, finirono i giorni di quelle emozioni
e rialzaron la testa i nemici di sempre contro le ribellioni...


"Che" Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva...
"Che" Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva...


E qualcosa negli anni terminò per davvero
cozzando contro gli inganni del vivere giornaliero:
i Compagni di un giorno o partiti o venduti,
sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti...

Proprio per questo ora io vorrei ascoltare
una voce che ancora incominci a cantare:
In un giorno d'ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto "Che" Guevara...

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che "Che" Guevara è morto, forse non tornerà,
ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni,

da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l'aspettate, il "Che" ritornerà,
da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l'aspettate, il "Che" ritornerà !

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MessaggioTitolo: Re: Che Guevara   Mar Gen 26, 2010 10:20 pm

un ICONA immortale...
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