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 Sole e....la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio

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Danae
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MessaggioTitolo: Sole e....la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio   Mar Gen 26, 2010 9:02 pm

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Soleazzurro
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Oggetto: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Ven 11 Dic - 22:49

una ricerca interessante per capire l'origine di tanti atteggiamenti che riteniamo normali , la radice di certe violenze si trova nell'esaltazione di certi modelli.



LA REPRESSIONE DEGLI OMOSESSUALI NELL’ITALIA DEL VENTENNIO: UNA VICENDA POCO NOTA SU CUI FA LUCE UNA RICERCA DEGLI STORICI GORETTI E GIARTOSIO. ALLARMI SONO GAY


Per il Duce non esistevano, però finivano al confino


di GIOVANNI DE LUNA

Se ne sapeva veramente poco. La persecuzione del fascismo nei confronti degli omosessuali italiani era stata sempre oscurata dai fenomeni più tragicamente vistosi della repressione politica e delle leggi razziali.


A delinearne gli aspetti più significativi è ora un bel libro di Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio,

La città e l’isola. Omosessuali al confino nell’Italia fascista (ed. Donzelli), sorretto da una robusta ricerca d’archivio che consente almeno due tipi di lettura: quella che fa i conti più direttamente con l’organizzazione dello Stato totalitario fascista e quella più legata alla storia degli omosessuali italiani.


Cominciamo dalla prima. Nel corso del Ventennio furono più di trecento gli omosessuali perseguitati, mandati al confino,

in qualche caso come prigionieri politici, più spesso come detenuti comuni. Negli elenchi figurano soprattutto giovani, per la maggior parte appartenenti agli strati sociali più popolari.


L’omosessualità in sé non era considerata un reato.


Nel 1931, nel progetto iniziale del Codice Rocco era previsto un articolo 528 che la puniva in quanto «delitto contro la moralità pubblica e il buon costume», ma questo articolo non fu inserito nel testo definitivo del Codice penale con una motivazione per lo meno bizzarra: in Italia c’erano pochissimi omosessuali, il nostro popolo era così sano da rendere praticamente inutile un apposito articolo del Codice penale per punire una figura di reato che era quasi inesistente.


Così, a differenza della legislazione omofoba tedesca, nel nostro ordinamento giuridico l’omosessualità poteva soltanto esser colpita con sanzioni amministrative, non in quanto tale ma quando gli episodi a essa collegati «venivano all’attenzione» delle Questure come occasioni di scandalo, turbamento dell’ordine pubblico, delitti veri e propri (omicidi, rapine ecc.).


Ne scaturiva una marcata incertezza sulla possibilità di assegnare i confinati omosessuali ai «politici» o ai «comuni». «Politici» furono dichiarati in particolare i 45 «pederasti» arrestati a Catania nel 1939 e mandati tutti nell’isola di San Domino, nelle Tremiti.


Ed è proprio la vicenda dei «catanesi» che gli autori mettono al centro del loro racconto.


Il 1939 fu infatti un anno chiave della repressione; la curva statistica dei provvedimenti restrittivi subì una brusca impennata verso l’alto e tra le motivazioni delle misure di polizia apparve per la prima volta il «nocumento agli interessi nazionali».


È ovvia la coincidenza cronologica con le leggi razziali, la campagna propagandistica «antiborghese», il perentorio invito di Mussolini a «ripulire gli angolini», il tentativo del fascismo di avviare una «seconda ondata rivoluzionaria» per dare una scossa a un regime che languiva proprio mentre si avvicinava la seconda guerra mondiale.


In questo senso, sia la scelta di un’isola-Lager sia il riferimento alla sanità della stirpe che figura in calce ai provvedimenti sono le spie di come - in seguito anche all’allineamento con i tedeschi - si stesse affermando una spinta eugenetica a sfondo razziale nella cui ottica l’omosessualità non si limitava più a violare le norme del buoncostume, ma metteva in crisi proprio i meccanism i di selezione e di conservazione della razza.


L’omosessualità entrava in rotta di collisione con il modello virile e guerriero che il fascismo aveva scelto come punto di riferimento per il suo progetto di «fare gli italiani».


Non solo, ma attaccava alla radice il principio gerarchico autoritario del «ciascuno al suo posto» su cui si fondava la struttura totalitaria del regime.


Gli «arrusi» catanesi di cui parla il libro dovevano essere considerati maschi o femmine?


E quelli che andavano a letto con loro e che non venivano chiamati «arrusi» ma «masculi» come potevano essere definiti?


La distinzione tra maschi e «arrusi» ci riporta all’altro filone di lettura del libro di Goretti e Giartosio, quello più legato alla storia degli omosessuali italiani. «Arrusu» era a Catania l’omosessuale passivo, quello che «faceva la donna» non solo sul piano delle prestazioni sessuali ma anche nelle vesti di chi si prendeva cura del suo uomo e che svolgeva attività prevalentemente legate alla sfera della domesticità (cameriere, sarto, parruchiere, ecc.).


Gli «arrusi» non si accoppiavano tra loro, sarebbe stato impensabile. «Masculi» erano invece quelli che nella coppia svolgevano ruoli attivi, avevano vaste relazioni eterosessuali e non si autorappresentavano affatto come omosessuali.


Si trattava di un universo indistinto, in cui nella scala di valori del vero maschio essere concupito e desiderato da un omosessuale diventava un titolo di merito che ne aumentava le quotazioni verso le donne e verso gli altri uomini.


In più molti degli omosessuali di allora invece di prati care la prostituzione pagavano essi stessi i loro «masculi» che quei regali ostentavano come trofei di battaglie amorose particolarmente gratificanti.


Le pagine delle descrizioni del mondo degli «arrusi» sono tra le più felici: il linguaggio burocratico degli interrogatori e degli atti giudiziari viene sfondato dall’empatia con cui gli autori guardano ai protagonisti del loro libro, restituendoci in pieno la loro umanità di volta in volta disperata, dolente, ironica, allegra, sfrontata, facendoli sfilare davanti ai lettori con i loro nomi di battaglia (’a Bastarduna, ’a cammarera, ’a Scarpara, ’a Carbunara, ’a Francisa, ’a Sticchina, ’a Leonessa ecc.) e con le loro piccole storie, sospese tra una quotidianità senza sussulti e gli scenari della grande storia.


Nel libro ci sono anche gli antifascisti che condivisero il confino con gli omosessuali. Il loro atteggiamento fu tollerante e ironico, diverso da quello repressivo e poliziesco dei fascisti, ma attraversato dallo stesso «spirito del tempo», segnato da pregiudizi che appartenevano all’Italia di allora, tutta intera.

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Ultima modifica di Soleazzurro il Sab 12 Dic - 21:45, modificato 1 volta




Danae
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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 12:04

Post molto interessante, Sole..come sempre.
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Ad un tramonto segue sempre un'alba.....


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Soleazzurro
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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 16:54

il mondo comunista e il problema dell’omosessualità

considerati personaggi non conformisti e insani, gli omosessuali furono oggetto di drammatiche vicende



di Enrico Oliari





Delle vittime omosessuali nei Lager ormai hanno sentito parlare quasi tutti.

Meno nota è l'avvenuta persecuzione degli omosessuali in URSS durante il regime stalinista, e la feroce omofobia del comunismo sovietico (e non solo). Ecco un breve resoconto sulla vicenda e sull'Unione sovietica in generale.



Se si pensa alle persecuzioni di cui sono state vittime migliaia di omosessuali, subito viene alla mente la terribile figura di Adolf Hitler e magari, con qualche distinguo, quella di Benito Mussolini.

Eppure l’odio per gli omosessuali sembra essere un fattore comune a tutte le dittature, sia militari che di carattere religioso, ed ancora oggi si hanno notizie di giovani lapidati o sepolti vivi nei paesi dove impera la Sharia (legge islamica).



Le ragioni di tali persecuzioni sono legate, a seconda della situazione politica e sociale, ai più svariati motivi: dalla “riduzione” del livello di mascolinità durante il fascismo (di cui sarebbero causa i pochi gay dichiarati del Ventennio) all’incredibile accusa del mondo nazista (che vede negli omosessuali i portatori di patologie psichiatriche e di deformazioni genetiche, intollerabili macchie nere per la razza ariana). Nei Paesi dove la religione è istituzionalizzata al punto di essere divenuta legge dello Stato, i “sodomiti” peccano contro Dio e contro la natura e quindi meritano vergogna e morte.

Tuttavia i gay sono stati perseguitati a causa di un’altra ideologia, madre di dittature in diverse parti del mondo: il comunismo. Lo sgretolamento dell’Unione Sovietica dei primi anni Novanta e con esso la fine della dittatura comunista nel Paese più esteso del mondo, ha portato alla luce una realtà sconosciuta di omosessuali perseguitati, condannati al carcere o ai lavori forzati in ambienti dove la temperatura invernale raggiunge i quaranta gradi sotto zero e dove spesso hanno trovato la morte.



Fino all’epoca di Pietro il Grande, l’omosessualità in Russia era tollerata e sanzionata dalla Chiesa ortodossa con penitenze, ma nel 1706 venne introdotto il rogo per chiunque fosse stato scoperto in un rapporto omosessuale.

Nel 1917 arrivò la Rivoluzione d’Ottobre e, grazie all’intervento dei cadetti (KD, partito dei costituzionalisti democratici), l’omosessualità venne finalmente decriminalizzata. I bolscevichi si dimostrarono contrari a questa nuova forma di libertà, probabilmente perché avevano in generale un atteggiamento sessuofobo.

Dopo la sua decriminalizzazione, l’omosessualità continuava comunque ad essere vista come una patologia, ma il concetto del rispetto della libertà dell’individuo permise alla legislazione sovietica sull'omosessualità d'essere indicata come valido esempio al congresso mondiale della Lega per le riforme sessuali, tenutosi a Copenhagen nel 1928.

Nel 1930 Mark Serejskij, perito medico, scrisse nella Grande enciclopedia sovietica che “La legislazione sovietica non riconosce reati cosiddetti contro la morale. Le nostre leggi partono dal principio della difesa della società, e quindi prevedono una punizione solo in quei casi in cui l’oggetto dell'interesse omosessuale sia un bambino o un minorenne...".

Negli anni Trenta, sotto Stalin, iniziò però un periodo di repressione generale della sessualità (il “Termidoro sessuale”) ed articoli contro l’omosessualità furono introdotti in tutti i codici penali delle Repubbliche sovietiche.

Nikolai Krylenko, commissario del popolo (cioè ministro) per la giustizia, annunciò che “l’omosessualità è il prodotto di decadenza delle classi sfruttatrici, che non hanno niente da fare…” e che “…in una società democratica fondata su sani principi, per tali persone non c’è posto”.

L’omosessualità venne così ad essere considerata “controrivoluzionaria” e una “manifestazione della decadenza della borghesia”, tanto che nel 1952 venne scritto nella Grande enciclopedia sovietica: "L'origine dell'omosessualismo è collegata alle circostanze sociali quotidiane; per la stragrande maggioranza della gente che si dedica all'omosessualismo, tali perversioni si arrestano non appena la persona si trovi in un ambiente sociale favorevole... Nella società sovietica con i suoi costumi sani, l'omosessualismo è visto come una perversione sessuale ed è considerato vergognoso e criminale. La legislazione penale sovietica considera l'omosessualismo punibile, con l'eccezione di quei casi in cui lo stesso sia manifestazione di profondo disordine psichico".



L’articolo 121 del codice criminale prevedeva in effetti la reclusione fino a cinque anni, con il possibile aggravamento fino a otto in caso di coercizione della vittima, di rapporto con minori o di violenza.

Spesso l’imprigionamento veniva tramutato in condanna ai lavori forzati presso uno dei molti gulag, dove gli omosessuali subivano umiliazioni e pestaggi anche ad opera degli altri condannati.

Nei gulag finirono milioni di persone per i più svariati motivi, impiegate spesso in opere faraoniche rilevatesi poi inutilizzabili, come il canale del Mar Baltico-Mar Bianco. Morivano di stenti, di freddo, di malattie, di botte o di fame, scavando nelle miniere o disboscando le zone sperdute della Siberia.

Anche se per la condanna degli omosessuali era previsto un internamento di pochi anni, di molti di essi non si ebbe più notizia.



Dal 1934 ai primi anni Ottanta vennero condannati, in base all’articolo 121, circa cinquantamila maschi omosessuali. La cifra dei gay incriminati cominciò a calare gradualmente solo negli anni Novanta. Ancora nel 1992 si ebbero, nel primo semestre, le ultime 227 condanne in base alle leggi sovietiche.

Il Kgb, il temibile servizio segreto sovietico, utilizzava la minaccia di rendere nota l’omosessualità (vera o falsa) per spaventare l’intellighenzia russa. Vi furono architetti, artisti e dirigenti pubblici o di partito che persero il lavoro o vennero incriminati. Questo provocò fra i gay un vero e proprio clima di terrore che, tra l’altro, impedì lo sviluppo dell’autocoscienza o di una cultura gay in generale.

L’omosessualità era vista, oltre che come un reato penale e controrivoluzionario, soprattutto come una patologia psichiatrica: l’individuo era visto come soggetto a una vera e propria perversione, con infantilismo psichico, difetto organico e disordine ormonale.



Le prime repubbliche ad abolire gli articoli contro l’omosessualità furono, dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia e l’Ucraina, ma la necessità di ottenere un posto nel Consiglio d’Europa e quindi di mostrare una Russia nuova e liberale, indusse Boris Yeltsin ad abolire nel 1993 l’articolo 121, pur mantenendo la punizione per i reati legati alla violenza ed alla coercizione.



Ma non era ancora finita. Nel 1993 l’omosessualità, dopo la riforma generale del codice penale, era ancora contemplata nell’articolo 132, intitolato “omosessualità o la soddisfazione di passione sessuale in altre forme pervertite”.

L’amore fra soggetti adulti venne quindi ad essere legale, ma l’omosessualità continuava ad essere vista come una patologia psichiatrica e come una perversione. I legislatori poi fecero una grande confusione, tanto che l’articolo 144 prevedeva che il rapporto sessuale rappresentasse comunque una forma di "coercizione autorizzata". Nel 1995 la Duma approvò la riforma, ma il presidente Yeltsin ed il Consiglio della federazione la respinsero.



Si tentò quindi un miglioramento e nel 1997 si arrivò finalmente a elaborare il Capitolo 18, sui “Delitti nella sfera dei rapporti sessuali”.

Per la prima volta comparve nel codice penale il lesbismo, autorizzato fra donne adulte consenzienti, ma condannato in presenza di atti di violenza. L’articolo 132 dello stesso capitolo condannava, al comma 3/b, il “danneggiamento pesante alla salute, infezione da Hiv o altre conseguenze gravi”. E infatti tuttora la permanenza in Russia di uno straniero oltre i tre mesi prevede, per il visto, una certificazione di sieronegatività da parte di una clinica pubblica.



In compenso, con la stesura del nuovo articolo si parlò, per la prima volta, di uguaglianza di genere di fronte al reato sessuale, e l’età del consenso venne stabilita infine per tutti, donne e uomini, gay ed etero, alla medesima età, 14 anni.



Il clima culturale vieta tutt’oggi ai politici di affrontare la tematica dei diritti dei gay e delle lesbiche, in quanto temono di calpestare il concetto della "difesa della famiglia tradizionale russa" e quindi di perdere consensi.

Ci ha provato a farlo, paradossalmente, il reazionario Vladimir Zhirinovsky, forse per mostrare un atteggiamento liberale ma, pensando che la sua fosse solo una provocazione, non venne preso sul serio.



A tutt'oggi il mondo politico e quello gay sembrano in Russia essere ancora due cose separate, e ancora nel luglio del 2001 il radicale trasnazionale Nikolaj Kharamov informava l’opinione pubblica del “niet” dell’amministrazione della capitale russa allo svolgimento del Gay Pride...
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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 17:55








Soleazzurro ha scritto:
......L’omosessualità era vista, oltre che come un reato penale e controrivoluzionario, soprattutto come una patologia psichiatrica: l’individuo era visto come soggetto a una vera e propria perversione, con infantilismo psichico, difetto organico e disordine ormonale.

Soleazzurro, bellissimo leggere queste storie, me le sono rilette due volte, grazie.
Allucinante il passagio sopra evidenziato, da brividi.



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MessaggioTitolo: Re: Sole e....la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio   Mar Gen 26, 2010 9:02 pm

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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 19:03







Citazione:
I legislatori poi fecero una grande confusione,
tanto che l’articolo 144 prevedeva che il rapporto sessuale
rappresentasse comunque una forma di "coercizione autorizzata".
Assurdo.
Grazie, Sole, per queste ricerche interessantissime!




Remigio
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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 19:49

Sul tema fascismo e omosessualità raccomando la visione del bellissimo film con la Loren e Mastroianni: " Una giornata particolare".






Soleazzurro
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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 21:59

Chiiesa cattolica e gay

Ho letto e riletto in tutta la mia vita tante volte il Vangelo che è la vera parola di Dio e non vi ho trovato alcun riferimento o condanna per i gay , pur tuttavia la Chiesa , quella dogmatica non la profetica, continua a giudicare e condannare i gay.


il mio intento è dimostare che in tutte le culture ed in tutti i tempi la crociata contro i gay è feroce e di questa crociata noi tutti siamo le prime vittime...anche chi dovrebbe essere tollerante e capire che siamo tutti figli di Dio....si premura di condannare...

solo come esempio...








Barragan e il Regno dei Cieli





''Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo'' mentre il Vangelo dice che le prostitute ci precederanno nel Regno dei Cieli. Nulla è lasciato al caso oltretevere. Ieri si è celebrata la giornata mondiale per la lotta all'AIDS ed oggi il card Barragan non esita di dimostrare la propria stupidità e ignoranza teologica, medica, umana e soprattutto cristiana. La smetta la Chiesa, il Vaticano, ad ergersi dispensatore dei visti per il regno dei Cieli. Il Vangelo di Gesù Cristo ha sempre dimenticato di parlare di gay, di trans, di lesbiche..... Come mai?
Ma non si è dimenticato di condannare i sepolcri imbiancati, gli ipocriti, i falsi...... Come mai?
Forsè perchè l'amore non è mai condanna, anzi è il passaporto per una vita felice, di relazione, di condivisione, e infine per il Regno dei Cieli che è aperto a tutte e tutti. Basta con questi voci vaticane che uccidono le persone omosessuali, le donne che con vari drammi abortiscono, le persone trans ecc, oggi come ieri, non con i roghi di piazza, ma con le parole, le interviste, le condanne, le paure, i divieti...... Non ha caso, ricordiamo al card. Barragan, nella nostra versione della Bibbia si legge: Sarete giudicati sull'amore. e non c'è traccia di amore nelle parole di sua eminenza, ma grazie a Dio lui non è Dio, e forse non avrà anche lui il visto per il Regno dei Cieli.































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Soleazzurro
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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 22:06

Prima della formazione della Repubblica Popolare Cinese, l’omosessualità in Cina non era clandestina ma relativamente tollerata, anche se non stupisce il fatto che le principali religioni erano contrarie all’orientamento omosessuale.

Da una parte il Confucianesimo, secondo cui ogni uomo deve assumere nella sua vita un comportamento conforme al genere sessuale attribuitogli dalla natura e congeniale alla riproduzione, dall’altra il Taoismo che enfatizza il mantenimento dell’armonia naturale esistente tra le forze dello Yin e dello Yang.

Per la filosofia buddista, invece, il desiderio sessuale (che sia omosessuale o eterosessuale) intralcia l’anima nel suo percorso verso il Nirvana, e va evitato in ogni caso.

Nonostante questo nessuna delle maggiori religioni cinesi condanna il comportamento omosessuale e, a differenza del cristianesimo, nella lista dei peccati mortali non figura la sodomia.

Nel Confucianesimo l’obiettivo prioritario è la riproduzione del nucleo sociale di riferimento.

Una volta che una persona abbia adempiuto a tale dovere, il fatto che abbia relazioni sessuali o amorose con altre persone dello stesso sesso resta una realtà secondaria e privata. La stessa cosa vale per il Taoismo.

Sebbene ogni uomo sia identificato e identificabile dalla sua componente yang (mascolina), nel contempo è dotato nella sua essenza più intima anche di componenti yin (femminili) fondamentali e non considerati innaturali. Qualora il naturale equilibrio di Yin e Yang non venga sovvertito, gli omosessuali possono essere considerati come estremamente armoniosi.
La relazione omosessuale ha lasciato la propria testimonianza anche attraverso la creazione di poesie che ne immortalavano i sentimenti conflittuali. Ruan Ji, amante di Xi Kang, è stato uno dei poeti più famosi. Nella collezione di poesie d’amore “Terrazza di Giada” si ritrovano gli elementi dell’immaginario omosessuale e la concezione antica dell’amore per un altro uomo.

Rilevanti sono i documenti relativi alla storia delle dinastie cinesi, dove incontriamo imperatori che usavano indossare indumenti femminili e l’ importanza attribuita nella cultura cinese antica all’amicizia tra uomini, a volte anche sottoforma di gioco erotico.

Si deve agli amori imperiali e ai racconti classici della letteratura d’amore, la nascita di due espressioni metaforiche usate in passato per identificare una persona omosessuale.
La prima era il “morso della pesca”. La metafora fa riferimento alla Storia di Mizi Xia, giovane di splendida bellezza che fu corteggiato a lungo dal Duca Ling di Wei.
Come la mela nell’eden biblico, fu qui una pesca il frutto della trasgressione: un bel giorno Mizi Xia condivise col Duca il succoso frutto già morsicato da questo ultimo, che da questo gesto passionale fu deliziato.
L’altra espressione utilizzata per riferirsi ad una relazione omosessuale è duanxiu zhi pi, che significa “passione della manica tagliata” e fa riferimento all’Imperatore Ai della dinastia Han, che pur di non svegliare il proprio concubino Dongxian, addormentatosi sulla manica della sua tunica imperiale e spezzare così l’incantesimo di una perfetta bellezza, preferì tagliarsi la manica.
Oltre a queste due forme, però, vi sono altre terminologie che si vanno ad affiancare ad esse. È il caso di “orientamento maschile” oppure di “fratelli della stessa famiglia” o ancora di “empatia per il dragone virile”.
Nella comunità omosessuale si adotta però il termine "tongzhi" che letteralmente vuole dire "camerata/compagno", primo termine adottato dai ricercatori di Hong Kong per gli studi di genere.
Infine, fra gli studenti universitari omosessuali, è in voga il neologismo "datong" , diventato assai popolare perché è l’abbreviazione di "daxuesheng tongzhi" (ovvero studenti universitari omosessuali).

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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 22:24

Perchè gli orrori del passato non tornino ed i conati di omofobia che si avvertono sempre piu vivi nelle nostre società siano respinti senza alcuna riserva da parte di noi persone civili. Per non dimenticare dove porta l'odio e il credersi superiori...e pensare che buon aprte dei gerachi nazisti era , celatamente, gay.


i nazisti

Migliaia di gay vennero sottoposti alla sterilizzazione forzata in seguito a sentenze pronunciate dai tribunali nazisti.

Alcuni dei perseguitati da queste leggi non si identificarono mai come omosessuali e vennero semplicemente arrestati, imprigionati o castrati.


Alcune di queste "leggi contro l'omosessualità" continuarono ad essere presenti nell'ordinamento giuridico occidentale fino agli anni '60 e '70 e per questo molti uomini e donne ebbero paura di rivelare la loro condizione sessuale fino a quando queste "leggi" vennero abrogate.


Il numero di persone omosessuali uccise nei campi di concentramento durante l'Olocausto varia in maniera tra le 10.000 e le 600.000; la ragione di queste ampie variazioni risiede nella diverso conteggio delle persone esclusivamente omosessuali o anche appartenenti ad altri gruppi sterminati dai nazisti (ebrei, rom, dissidenti politici). Inoltre spesso i documenti relativi alle cause di internamento non vennero compilati, oppure scomparvero dopo la guerra.

gay soffrirono di un trattamento particolarmente crudele all'interno dei campi di concentramenti.


Questo può essere attribuito sia al duro atteggiamento delle SS di guardia nei confronti dei gay, come pure agli atteggiamenti omofobici ben radicati nella società nazista.


L'emarginazione inflitta agli omosessuali nella vita sociale tedesca dell'epoca si rifletteva nei campi di concentramento.


Alcuni morirono a seguito di feroci bastonature, in parte effettuate da altri deportati. Il tasso di mortalità tra gli internati omosessuali fu di circa il 60%, contro il 41% dei deportati politici e circa il 35% dei Testimoni di Geova, seconda solo al tasso di mortalità degli internati di origine ebraica.


I medici nazisti utilizzarono spesso i gay in esperimenti "scientifici" atti a scoprire il "gene dell'omosessualità" e poter così guarire i futuri bambini ariani che fossero stati omosessuali.


Particolarmente crudeli le sperimentazioni del medico delle SS Carl Vaernet che effettuò uno studio su di un preparato a base di ormoni di sua invenzione sugli internati omosessuali nel campo di Buchenwald: circa l'80% degli internati sottoposti alla "cura" a base di massicce dosi di testosterone non sopravvisse.

Il racconto di un omosessuale sopravvissuto all'Olocauso, l'alsaziano Pierre Seel, fornisce dettagli sulla vita durante il periodo nazista.


Nel suo racconto egli narra la propria appartenenza alla comunità gay della città di Mulhouse.


Quando i nazisti assunsero il potere il suo nome apparve in una lista di omosessuali locali che ricevettero l'ordine di presentarsi presso la stazione di polizia.

Seel obbedì all'ordine per evitare ripercussioni ai propri familiari.


All'arrivo alla stazione di polizia egli, insieme ad altri gay, venne picchiato; ad alcuni, che cercarono di resistere, vennero strappate le unghie dagli uomini delle SS.


Altri ancora vennero sodomizzati con bastoni spezzati che causarono lesioni ed emorragie intestinali.


Dopo il suo arresto, Seel venne inviato nel campo di concentramento di Schirmeck.


Qui Seel racconta che durante un appello mattutino il comandante del campo annunciò un'esecuzione pubblica.


Un uomo venne portato fuori e Seel lo riconobbe: era il suo amante diciottenne di Mulhouse.

Seel prosegue raccontando che le guardie del campo lo spogliarono degli abiti e che posero un secchio metallico sopra la sua testa, quindi gli aizzarono contro i cani lupo addestrati che lo sbranarono fino ad ucciderlo.


Esperienze come questa possono aiutare a capire il numero relativamente alto di omosessuali morti nei campi rispetto agli appartenenti ad altri "gruppi asociali".


Uno sudio di Ruediger Lautmann riporta che il 60% dei gay rinchiusi nei campi di concentramento morì, paragonandolo al 41% dei prigionieri politici e al 35% dei testimoni di Geova.


Lo studio mostra anche come i valori di sopravvivenza fossero migliori per gli internati appartenenti alle classi medie ed alte della società, ai bisessuali sposati e a coloro che avevano figli.

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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 22:46

anke leggendo queste testimonianze è difficile riuscire a rendersi conto di cos è stato l olocausto, dove può condurre la follia di un uomo...il suo odio contro altri uomini.
e pensare ke c è ki ridimensiona drasticamente i fatti, gli orrori, il numero delle vittime...e ki addirittura nega ke sia stato reale!!!!!!
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Juliet
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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 22:58







Citazione:
ma la necessità di ottenere un posto nel Consiglio d’Europa e quindi di mostrare una Russia nuova e liberale, indusse Boris Yeltsin ad abolire nel 1993 l’articolo 121, pur mantenendo la punizione per i reati legati alla violenza ed alla coercizione.
pazzesco.....
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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 23:34







Remigio ha scritto:
Sul tema fascismo e omosessualità raccomando la visione del bellissimo film con la Loren e Mastroianni: " Una giornata particolare".

Appena ho letto il tuo consiglio, avendo avuto un po' di tempo, ho cercato il film e l'ho visto.
Davvero molto bello: si lascia guardare con piacere, sebbene celi alcuni orrori che tutto provocano fuorché piacere. Forse avrei posto più enfasi sull'omosessualità del protagonista, appena accennata, ma mi rendo conto che sarebbe stato eccessivo.







Citazione:
L’altra espressione utilizzata per riferirsi ad una relazione omosessuale è duanxiu zhi pi, che significa “passione della manica tagliata” e fa riferimento all’Imperatore Ai della dinastia Han,
che pur di non svegliare il proprio concubino Dongxian, addormentatosi
sulla manica della sua tunica imperiale e spezzare così l’incantesimo
di una perfetta bellezza, preferì tagliarsi la manica.
Conoscevo questa storia e la trovo davvero molto toccante. Un atto d'amore così piccolo eppure così significativo...

Per quanto riguarda le vittime omosessuali dell'olocausto, consiglio la visione del documentario Paragraph 175, che racchiude le testimonianze di alcuni sopravvissuti omosessuali, fra i quali vi è anche Seel la cui storia, fra le altre, mi colpì molto.




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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 23:41







Citazione:
del documentario Paragraph 175
dove???
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Oggetto: Re: la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio e non solo Sab 12 Dic - 23:44

io al contrario di sky, non conoscevo queste storie.....quanta dolcezza....grazie sole
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MessaggioTitolo: Re: Sole e....la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio   Mar Gen 26, 2010 9:08 pm




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Oggetto: Re: il fatto Lun 14 Dic - 19:04

non entro nel merito di cose sicuramente piu' importanti, ma che comunque rimarrebbero opinioni. mi permetto invece di far notare il pessimo lavoro della scorta.
nel servizio postato da mou, la cronista ne critica l'operato adducendo come aggravante il fatto stesso del lancio del soprammobile. io, penso che l'errore molto grave sia invece stato quello di far comandare ancora il premier, è risaputo, in tutti gliambienti della sicurezza, ad ogni livello, che la prima cosa è tutelare l'obiettivo. loro non dovevano consentire a sb di stare ancora fuori dall'auto, lo dovevano "impacchettare" e correre via presso l'ospedale programmato, perchè, e loro ancora non sapevano, se fosse stato un attentato, avrebbero dato al'attentaore o ai suoi complici la possibilita' di portarlo a compimento.




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Oggetto: Re: il fatto Lun 14 Dic - 20:07

xkè her....credi ke se fosse stato un attentato, l autore sartebbe rimasto sul posto x riprovarci unvece ke darsi alla fuga?
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Oggetto: Re: il fatto Lun 14 Dic - 20:14

non sono certo un esperto di attentati, ma si ritiene che nei casi in cui si debba conseguire la morte dell'obiettivo, quando questo è di importanza rilevante vi sia almeno un piano alternativo. ma indipendentemente dal fatto che questo piano ci sia o meno, la scorta deve agire sulla base di questo concetto che è alla base di questo tipo di tutela.




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Oggetto: Re: il fatto Lun 14 Dic - 20:22

scusa ma se come dici la scorta lo dovrebbe mettere in sicurezza.....a ke serve un piano alternativo? mica possono mettere un uomo sotto la makkina, in modo ke sbuki e finisca il lavoro se il primo tentativo è fallito?
poi se la scorta lo copre come dovrebbe...il bersaglio non sarebbe più visibile....
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Ultima modifica di Juliet il Lun 14 Dic - 20:33, modificato 1 volta



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Oggetto: Re: il fatto Lun 14 Dic - 20:30






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Oggetto: Re: il fatto Lun 14 Dic - 20:34

vabbè vedo ke hai sonno...vai a nanna è meglo...
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Oggetto: Re: il fatto Lun 14 Dic - 23:27

non ho sonno, mi viene da piangere.




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Oggetto: Re: il fatto Mar 15 Dic - 1:34

tu hai messo la faccina ke ha sonno mica io!
comunque mi spiace se ti faccio venire da piangere.....cerkerò di evitarti così ti verrà da

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Oggetto: Re: il fatto Mar 15 Dic - 7:49

Sulla scorta il concetto d Hermes è decisamente condivisibile, ha ragione quando dice che hanno agito con troppa semplicità, non dovevano assolutamente fare in modo che il premier restasse ancora lì, urgeva andare via e basta.




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Oggetto: Re: il fatto Mar 15 Dic - 10:30

sì..so anche io che la scorta deve impedire un contatto ravvicinato tra lo scortato e il pubblico.Mio figlio ha fatto lo stesso lavoro..Her mi trova d'accordo..
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Oggetto: Re: il fatto Mar 15 Dic - 16:35

nn ho capito l'attinenza......con berlusconi.
Sicuramente è un mio limite...
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Oggetto: Re: il fatto Mar 15 Dic - 16:43

non c entra nulla dana, men ke meno è un limite tuo....
her apre questo argomento scrivendo così:





Citazione:
che ne dite di una rubrica sui fatti che quotidianamente coinvolgono, o sconvolgono tutti noi?
mi era sembrata una buona idea e come dico all inizio ...ne ho approfittato.....
mi sa ke sono io limitata.....ke ho sbagliato a metterlo qua...
pardon....non ho capito ke era solo x l argomento in corso....
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Oggetto: Re: il fatto Mar 15 Dic - 16:45

nooooo..hai ragione!!
hai fatto benissimo!!!! scusa....non avevo collegato l'apertura del topic...
Chiedo venia!
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Oggetto: Re: il fatto Mar 15 Dic - 17:01

Sembra siano usciti fuori dei testimoni che affermano di aver visto delle persone passare l'oggetto contundente al folle....
Ci aggiorneremo..
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Ultima modifica di Danae il Mar 15 Dic - 17:11, modificato 1 volta



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Oggetto: Re: il fatto Mar 15 Dic - 17:07

no dana, credo non vada bene qui il mio post......se un pigiamino vuole commentare berlusconi e un altro l aggressione.....non si capirebbe più nulla..bisognerebbe ogni volta tornare indietro e rileggere x collegare le risposta ke si vuole dare al fatto ke c interessa....penso sia più giusto spostarlo
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Oggetto: Re: il fatto Mar 15 Dic - 17:08

ok..apri un altro topic
puoi chiamarlo :il fatto 2 e il titolo nuovo
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MessaggioTitolo: Re: Sole e....la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio   Mar Gen 26, 2010 9:15 pm

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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Mer 13 Mag - 0:49

avrei voluto esprimere tutta la mia scarsissima considearazione su gente come giacobbo. ma leggendo la risposta di luna, non ho potuto non ricordare come pure io, da bambino, sia stato terrorizzato dalle varie fini del mondo, tanto da, oggi penso, di essermi beccato una sorta di esaurimento nervoso. quindi oggi, lo dico a luna in modo particolare, ma mi rivolgo a tutti, diffidiamo di questi saccenti arrivisti, che pur di fare soldi o di finire in tv farebbero qualsiasi cosa. a volte penso che se giacobbo fosse stato bello, lo avremmo trovato a fare il tronista dalla filippi e, soddisfatto di cio', non ci avrebbe rotto i maroni con ste' storie che tanto preoccupano i piu' fragili.




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Mer 13 Mag - 1:09

beh non mi pare ke i maya, nostradamus ecc abbiano avuto mire di andare a fare i tronisti dalla filippa....visto ke quello ke dice giacobbo è tratto da quelle ...profezie.
quante altri studiosi hanno avvalorato questa tesi? molti a quanto pare visto ke non è stato giacobbo a fare le traduzioni degli scritti di nostradamus o ad interpretare gli idiomi maya e tutto il resto.




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Mer 13 Mag - 1:18

infatti i maya popolo erano una cosa, i maya sacerdoti... dei giacobbo primordiali. nostradamus cosa ha previsto?
lessi codice genesi, nella "speranza2 che si verificasse qualcosa nel futuro, dopo aver diagnosticato scientemente quello che era passato. avesi trovato un riscontro effettivo sulle previsioni post edizione.




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Mer 13 Mag - 1:21

perdonami jul ma per me i ciarlatani sono sempre esistiti, perche' luomo portato a cercare una spiegazione in tutto, riesce alla fine a farsi abbindolare da maghi e stregoni di ogni fattaè sucesso in passato, succedera' ancora.




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Mer 13 Mag - 1:30

secondo il calendario Maya, il 21 dicembre 2012 sarà la fine del mondo.
le profezie sui papi di Malachia si fermano al pontefice attuale.
E poi le leggende cambogiane, la profezia dei teschi di cristallo, la teoria delle piramidi d'Egitto come strategia per evitare il congiungimento dei poli previsto per la fatidica data. Fino all'ultima profezia di Nostradamus, che parla di una grande rivelazione religiosa che porrà fine al mondo come lo abbiamo conosciuto finora e darà avvio a un periodo di pace lungo 400 anni.

scusa her...queste cose non le ha inventate giacobbo...si è solo limitato a raccoglierle in un libro.
se ben ti ricordi nel passato ci sono state sette pseudo religiose dove i membri o in parekki si sono suicidati o hanno venduto tutto x godere degli ultimi tempi di vita.
d accordo ke di cialtroni è pieno il mondo...ma non collokerei giacobbo tra di loro




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Mer 13 Mag - 6:47

Non credo che tra le opinioni di her e Juliet vi siano grandi contrasti.
Lo steso Giacobbo nell'intervista rilasciata a Fazio chiarisce che la fine del mondo che , stranamente, in molte profezie confluisce in un'unica data, 21.12.2012, no necessariamente vada intesa come fine dell'umanità, ma come inizio di una nuova era. Probabilmente avvenimenti che stanno sconvolgendo il globo, spesso causati dall'avidità e stupidità dell'uomo, saranno elementi sufficienti per un nuovo modello di civiltà.
E' una speranza.




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Mer 13 Mag - 8:27

Grazie Her di ciò che hai scritto, per anni mi sono vergognata.....

Grazie grazie grazie




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Mer 13 Mag - 8:33

Very Happy grazie sole, ma col ..gaiduri...abbiamo sempre idee contrastanti... Very Happy




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Gio 14 Mag - 0:40

non dobbiamo vergognarci della nostra fragilita', luna.
semmai della nostra saccenza, della nostra arroganza.
per i piu' disparati motivi, ci sono frotte di predicatori che terrorizzano indifferentemente intere popolazioni o singoli individui con mistiche cialtronerie.
io, da bambino ne rimasi a lungo coinvolto, mi beccai una paresi, invece di giocare a calcio con gli altri bambini, pregavo dio ed i santi affinchè salvassero la mia famiglia ho passato un periodo, mai confessato, della mia vita con il terrore della fine di tutto.
ma anche cio' è servito a fare esperienza, ho capito, come senza dubbio hai capito pure tu, che erano, sono, tutte fandonie, quante volte è stata predicata la fine del mondo, eppure stiamo ancora qui, come la gramigna. ciao simona. a presto.




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Gio 14 Mag - 0:46

hei jul, siamo il diavolo e l'acqua santa, ovviamente io sono il secondo. lo dici tu stessa nel tuo commento (che riporto)che nel passato sono sorte discipline di ogni sorta, questa non è che l'ennesima.









se ben ti ricordi nel passato ci sono state sette pseudo religiose dove i membri o in parekki si sono suicidati o hanno venduto tutto x godere degli ultimi tempi di vita.




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Gio 14 Mag - 2:56

mi sta bene essere il diavolo, lascio a te l acqua santa se ti fa piacere.
veramente sei tu quello ke ha attaccato giacobbo reo solo di aver raccolto materiale sull argomento e averne fatto un libro, materiale comunque già a conoscenza di molti.
tu gli hai dato del cialtrone, del sobbillatore addirittura quasi del tronista dalla filippa.
è dall inizio ke ti ripeto ke lui ha solo mess in un libro cose scritte da altri su delle coincidenze e non credo ke un cialtrone avvisi ke quello ke l acquirente leggerà sia x forza una cosa castrofica.
quelli a cui dovrebbe essere impedito di parlare sono appunto i cialtroni ke usano questi argomenti x circuire e terrorrizzare l gente.
giacobbo no fa nulla di questo




Hermes



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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Gio 14 Mag - 22:24

infatti non ne ha fatto il suo filone. mmha!!
comunque d'ora in poi mi asterro' dal considerarlo.




Juliet
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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Gio 14 Mag - 22:32

non capisco tutto questo astio x uno ke ha solo raccolto cose ke altri illustri studiosi hanno scritto e ne ha fatto un libro. nemmeno fosse stato lui a scendere in piazza e mettersi a predicare la fine del mondo.
se l avesse scritto piero angela avresti reagito allo stesso modo?




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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Gio 14 Mag - 22:37



visto ke il diavolo sono io....her





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Oggetto: Re: 2012 la fine del mondo di Roberto Giacobbo Gio 14 Mag - 22:41

è a causa di gente come lui che da bambino ho vissuto momenti di puro terrore.
gente disposta a passare sulla sensibita' e la fragilita' di chiunque per farsi notare e lucrarci sopra.
ecco il mio astio.
per quanto riguarda gli illustri studiosi........................ ?



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MessaggioTitolo: Re: Sole e....la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio   Mar Gen 26, 2010 9:21 pm

Paragraph 175 è un documentario edito nel 2000, diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, e raccontato da Rupert Everett.
Il film raccoglie la testimonianza di diversi uomini e donne che furono arrestati dai nazisti per
omosessualità in base al paragrafo 175, la legge contro la sodomia del codice penale tedesco, che risaliva nella prima stesura al 1871, e che fu inasprito dai nazisti.
Tra il
1933 e il 1945, 100.000 persone furono arrestate in base al paragrafo 175. Alcuni di essi vennero imprigionati, altri mandati in campo di concentramento. Solo 4.000 sopravvissero (vedi la voce paragrafo 175 per maggiori informazioni).
Nel 2000, si sapevano ancora in vita meno di dieci di questi uomini. Cinque di loro uscirono allo scoperto nel documentario e raccontarono le loro storie, considerate le ultime del
Terzo Reich rimaste ancora sconosciute, per la prima volta:


Paragraph 175 racconta di un vuoto nella memoria storica ufficiale e ne rivela le conseguenze che ancora persistono, raccontate dalle storie private di uomini e donne che le hanno vissute: il combattente della resistenza gay e per metà ebreo che negli anni della guerra aiutò i rifugiati a Berlino; l'ebrea lesbica che fuggì in Inghilterra con l'aiuto della donna che amava; il fotografo tedesco, cristiano, che, arrestato e incarcerato per omosessualità e successivamente rilasciato, si arruolò nell'esercito poiché "voleva stare con degli uomini"; Pierre Seel, un ragazzo dell'Alsazia-Lorena che vide il suo amante torturato e ucciso in un lager.



Ultima modifica di soleazzurro il Mar Gen 26, 2010 9:23 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Sole e....la repressione degli omosessuali nell'Italia del ventennio   Mar Gen 26, 2010 9:22 pm

sole..evita il blu e il rosso...x favore. Non è leggibile..


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Il vascello verde ramarro di Pigiama Party :: Ho cercato riposo da per tutto, e l'ho trovato solo in un cantuccio con un piccolo libro (S.F.di S.)-
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