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 l'albero racconta anna Frank

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soleazzurro
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MessaggioTitolo: l'albero racconta anna Frank   Mer Gen 27, 2010 6:48 pm

Questo è da non perdere.


L'albero di Anne


Ci siamo messi a guardare insieme il cielo azzurro, l'ippocastano spoglio sui cui rami brillavano minuscole goccioline, i gabbiani e gli altri uccelli che, volando veloci, sembravano d'argento. Tutto questo ci commuoveva talmente che non riuscivamo più a parlare.
Anne Frank, 23 febbraio 1944

Dopo questo inverno mite, una bellissima primavera, aprile è proprio un mese splendido, non troppo caldo e non troppo freddo, con pioggia ogni tanto. Il nostro ippocastano è già abbastanza verde
e qua e là si vede perfino qualche candelina.
Anne Frank, 18 aprile 1944


Il nostro ippocastano è in piena fioritura dalla testa ai piedi, pieno di
foglie e molto più bello dell'anno scorso.
Anne Frank, 13 maggio 1944


È di pochi giorni fa la notizia della scomparsa di Miep Geis, la signora che dobbiamo ringraziare per aver portato in salvo i diari di Anne Frank e per aver tenuto nascosti ed aiutato - insieme a Victor Kugler, Johannes Kleiman e Bep Voskuijl - Otto, Edith, Margot e Anne Frank, la famiglia Van Pels e Fritz Pfeffer.
Era la mattina del 4 agosto 1944, Miep era nell'ufficio al civico 263 di via Prinsengracht, l'edificio che ospitava l'Alloggio segreto, l'ultima casa di Anne. Tutto era tranquillo e lei e Bep stavano lavorando. Improvvisamente la porta sì aprì, e un uomo entrò puntando un revolver contro di loro, ordinandole di stare sedute e non muoversi. Più tardi, nella più crudele delle immobilità, sentirono i clandestini scendere le scale in silenzio e con grande lentezza, scesero a passi pesanti dopo due anni e trenta giorni di vita nascosta e la telefonata di un traditore il cui nome non si conobbe mai. Un paio d’ore più tardi, Miep e Bep riuscirono a salire al piano superiore, nella stanza dei Frank. Qui videro le carte del diario di Anne sparse al suolo.
Le raccolsero e Miep le conservò, senza leggerle, fino alla consegna nella mani di Otto H. Frank, l'unico sopravvissuto alla tragedia che vide nei campi di sterminio la fine di quella famiglia allargata.
Miep, ultima testimone diretta di quella quotidianità forzata dalla follia nazista, se n'è andata e con lei un altro prezioso frammento di memoria. Un altro prezioso, insostituibile frammento di memoria. Rimane però, ancora, memore inusuale di quei giorni, unico custode del ricordo di quella ragazzina curva sulla scrivania intenta a scrivere le parole di una vita più grande di lei, silente fornitore di quell'ossigeno e di alcune delle emozioni che ne alimentarono il crescere di indomiti pensieri di libertà, consapevolezza, coraggio e speranza, l'ippocastano dei giardini di Prinsengracht, Westermarkt e Keizersgracht che lambivano il perimetro della porzione dell'Alloggio dell'edificio n. 263.
Fu proprio grazie all'ippocastano, insieme al rintocco della campane della chiesa di Westerkerk, a quel quadro di vita luminosa che si riusciva a scorgere dall'abbaino, al suo costante mutare ad ogni stagione, che Anne riuscì a scandire il passare del tempo buio e immobile della sua reclusione, a fare sua la nostalgia e la speranza di un eterno ritorno dove il bene viene illusoriamente annientato, vinto, dal male per poi tornare trasformato e, forse, più forte di prima.
Dove l'uomo diventa lupo per l'altro uomo per poi riconoscerlo, di nuovo, come fratello. In mezzo, tra i due mondi in attesa di ricongiungersi, non la ragione, non la giustizia, non la compassione soccorrono i tentativi di comprendere le cause della deriva della ferocia dell'essere umano. Ma qualcosa di indicibile, una forza conoscitiva e vitale dell'uomo di una lucidità devastante che riesce a catturare il raggio di luce della verità assoluta dell'esistenza. Quel raggio di Autenticità temuto dalle ombre dei poteri che, sempre e in varie forme, hanno tentato di sopprimere e oscurare. La verità dell'uomo, della forza della sua diversa unicità.
A questo ippocastano speciale, messo in salvo nel 2008 da una devastazione fungina che ne decreterà la fine protratta di qualche anno grazie ad un intervento tempestivo, è dedicato L'albero di Anne, di Irène Cohen-Janca e Maurizio A.C.Quarello (nella traduzione di Paolo Cesari) uscito in occasione della Giornata della Memoria per la casa editrice Orecchio acerbo.
Nelle sua pagine, parole e immagini di rara poesia danno voce a questo muto testimone vecchio di 150 anni, prima che i suoi ricordi possano disperdersi per sempre. I segni, i colori, le parole usate, essenziali, minimi ma efficaci e potenti oltre ogni dire fanno dell'ippocastano, e quindi di questo libro pensato per i lettori dai nove anni in su, un ponte ideale che unisce il desiderio di conoscere la vita e i pensieri di Anne, giovane scrittrice di origine ebraica intensa e geniale, simbolo delle vittime di tutti i genocidi, e il bisogno di conoscere la Storia, i nomi, gli orrori di quel Terzo Reich di cui noi siamo gli ultimi testimoni, figli, nipoti, amici, conoscenti dei perseguitati e deportati ed eredi delle responsabilità di quelle colpe mai espiate fino in fondo che dovranno chiarirsi una volta per sempre perché solo così, forse, un giorno non verranno a ripetersi.
Sorretti da questa consapevolezza, con molta umiltà, forti di tanta responsabilità, dovremmo imparare ad accompagnare i bambini, i ragazzi sulle sponde di questo ponte etico e morale, magari iniziando proprio da Anne, dai suoi Diari, dai libri a lei dedicati, quelli che possono essere considerati i primi libri sulla questione ebraica, per poi procedere per non disperdere nulla e mandare tutto a memoria, conservare, trasmettere, edificare. Edificare un pensiero, un'identità capaci di contrapporsi ad ogni tentativo di negazione revisionista con la forza della conoscenza e della coscienza, se e quando le testimonianze dei coloro che hanno vissuto l'orrore non potranno più soccorrerci; un pensiero e un'identità capaci di riconoscere le vecchie e le nuove paure che ci abitano, culle delle più afferrate atrocità perpetrate nei confronti dei più deboli, fianchi scoperti per le lance di chi vuole strumentalizzare il nostro essere umani contro altri umani. Edificare, come chiedeva al suo Diario e all'altra sé Kitty, Anne già nelle prime righe del suo scritto il 12 giugno 1942, giorno del suo tredicesimo compleanno: “Spero di poterti confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande sostegno”.
Lo ho chiesto con la sua morte avvenuta nel campo di Bergen-Belsen nel 1945 e lo chiede, ancora oggi, in confidenza, a ciascuno di noi, presenti ma confusi “reduci di pace”1.
Elisabetta Cremaschi
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