Il vascello verde ramarro di Pigiama Party

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Il vascello verde ramarro di Pigiama Party


 
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 Cinquemila Cammelli

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Danae
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MessaggioTitolo: Cinquemila Cammelli   Gio Feb 04, 2010 5:00 pm









Si presentava come un anno particolarmente freddo. Aveva iniziato a nevicare prima del previsto quell’anno, cosa ormai insolita a causa dei cambiamenti climatici dell’effetto serra. Lorenza e Mario decisero, in previsione del Giubileo, di prenotare un viaggio in Terra Santa forse con la speranza di accorciare un po’ i tempi del purgatorio nel caso di trapasso imminente. La cosa fu presa in considerazione quando all’ufficio di Mario arrivò una circolare che proponeva un pellegrinaggio per l’occasione che avrebbe ricalcato i luoghi Santi della storia del Nuovo Testamento.
Quando Mario tornò a casa con il suo programma di viaggio, sua moglie accettò entusiasta. Certo, il costo era un po’ alto, prevedeva spostamenti in aereo e alberghi a 5 stelle per 8 giorni ma decisero che ne valesse la pena. Chissà, forse avevano qualcosa di serio ed importante di cui chiedere perdono a Dio e quale luogo più indicato della terra di quello che vide nascita e morte del figlio di Dio??
Lorenza però aveva una strana sensazione a cui non riusciva a dare una spiegazione razionale che l’angosciava e che dopo notti in cui si girava e rigirava nel letto disturbando anche il marito che nel sonno percepiva qualcosa che importunava il suo riposo, capì .
Si trattava di una irragionevole paura che l’aereo potesse precipitare durante il viaggio di andata.
La causa bizzarra di tale timore non era dovuta ad una normale paura di volare comune a tante persone perché lei aveva all’attivo già delle ore di volo, ma l’ossessione che se ciò fosse avvenuto durante il viaggio di andata, prenotato per il 2 gennaio, si sarebbero trovati al cospetto di Dio con l’anima non mondata dalle impurità terrene.
I pensieri che si accavallavano incessanti e ossessivi nella sua mente le infondevano una inquietudine che le impediva di vivere la quotidianità con serenità.
Non era la morte a farle paura ma piuttosto l’andarsela a cercare prima che i suoi intenti potessero attuarsi. Certo, aveva 2 figli, pensare di lasciarli soli ancora ragazzi e senza un futuro aggravava certi tormenti.
Una di quelle lunghe notti insonni che precedevano il viaggio, dopo varie maratone tra le lenzuola si alzò e decise che se il destino scritto per lei da Dio prevedesse che marcisse per un tempo lunghissimo tra le brulicanti lingue di fuoco che avrebbero lambito la sua povera anima, non avrebbe potuto farci nulla e tanta inquietudine non sarebbe servita a cambiare il disegno divino.
Però poteva fare qualcosa. Lasciare una situazione economica di facile accesso ai ragazzi e soprattutto lasciare loro una lettera che li abbracciasse per la vita quando si sarebbero sentiti soli.
Lorenza non aveva mai avuto grandi difficoltà ad esprimere i propri pensieri, i sentimenti, i concetti e lo scrivere per lei era stato sempre come un piccolo dono della vita ed era sempre grata di questo.
Scrivere ad un’amica, ad un amore, ad un conoscente o ad una società non era esattamente la stessa cosa che scrivere ad un figlio : “Prevedevo di morire ma vi ho lasciati lo stesso per seguire un desiderio. No, non lo era.
Scelse con cura della carta da lettera che avesse un’impronta più amorevole, più femminile, che a prima lettura non trasmettesse la freddezza di uno scritto su un foglio bianco e asettico.
Decise per un colore caldo della tonalità del beige che tendeva al caramello. Sulla parte superiore del foglio un ramoscello di piccoli fiori di campo con calde tonalità pastello e qualche violetta faceva da cornice.
Sì, Lorenza la trovò abbastanza materna.
Si sedette allo scrittorio Maria Teresia nello studio che si trovava nell’altro angolo della casa, per evitare che il riflesso della luce disturbasse gli altri; accese la lampada e facendo ruotare il cappello in vetro opalino verde posizionò il fascio di luce direzionale sul piano.
Scelse una penna a tratto fine che non sporcasse il foglio e che rendesse la scrittura più morbida. Fece tutto con molta calma come a volere irrazionalmente allontanare sempre di più un momento che le faceva paura.
Già all’intestazione della lettera si trovò in difficoltà. Come si inizia una lettera indirizzata ad un figlio che quando la leggerà tu non ci sarai più? Già…come si fa?
Si era fatto ormai giorno quando infilò le lettere nella busta e leccò il triangolo di colla che faceva da corona allo stesso rametto di fiori del foglio.
Erano le feste di Natale e a casa tutti dormivano ancora. Lei era stanca ma si sentiva più leggera. Era soddisfatta del lavoro che aveva fatto e sperava che i suoi ragazzi avessero capito quanto lei li amasse.
Ma il lavoro non era ancora finito. Stilò un testamento olografo dove lasciava , con divisione equa, ciò che era suo. Poi avrebbe convinto il marito a fare la stessa cosa. Riunì i loro averi e le lettere nella cassaforte, e decise di consegnare la chiave a sua sorella affinché potesse prendere in mano la situazione. Ecco, ora stava meglio. Andò in cucina a preparare un caffé di miscela arabica. Di lì a poco sarebbero partiti per passare le feste natalizie in famiglia.

Il viaggio.


Quella mattina gli abitanti del paese, mentre si scambiavano gli auguri tardivi di buon anno, affondavano i piedi nella soffice neve che aveva cambiato magicamente la fisionomia del posto.
Si salutavano felici di quella forte nevicata perché, dicevano, avrebbe impinguato le falde acquifere risolvendo la penuria d’acqua che l’estate li assillava.
Lorenza e Mario abbracciarono i figli dopo le migliaia di raccomandazioni, affidandoli alla madre di lei e si misero in viaggio.
I primi 50 km li percorsero a passo d’uomo in assoluto silenzio , solo il rumore stridulo del tergicristallo sul vetro ghiacciato faceva loro compagnia.
Raggiunsero l’aeroporto nel primo pomeriggio; Il viaggio era previsto alle 19,00.
Forse il cattivo tempo, forse problemi di traffico aereo il ritardo si accumulava.
Nel loro gruppo c’era un monaco giovane, padre Sòfia, un tipo un po’ sui generis, carnagione scura, barba corta e folta, occhi vispi e con una leggera luce di sana follia negli occhi che passeggiava impaziente su e giù davanti al monitor delle partenze. Sembrava un uomo che vivesse il ritardo con estrema angoscia era come se fosse impossessato da un presentimento.
-“ Speriamo l’aereo arrivi a destinazione”!- disse ad un tratto.
Oh mio Dio” pensò Lorenza, ci mancava pure che ai suoi timori ci si aggiungessero quelli di un religioso.
Dopo due ore di ritardo finalmente li fecero imbarcare.
Le hostesses sull’aereo erano molto carine e professionali con la loro divisa verde speranza sembrava a Lorenza fossero una sorta di buon auspicio.
Presero posto a metà dell’aereo della Air Europe . Ogni fila era composta da 5 sedili divisi dal corridoio ampio affollato dai passeggeri che cercavano di prender posto frettolosamente.
I posti a loro assegnati corrispondevano alla parte anteriore dell’aereo, subito prima dell’ala. Lorenza si sedette vicino al finestrino  ma ormai era buio pesto.
Il posto alla sinistra di Mario era occupato da Antonio un signore sulla cinquantina accompagnato da sua moglie Carla. I sedili davanti ospitavano due coppie di amici di una certa età le cui mogli sembrava dessero luogo ad una gara a chi tra loro avesse più ore di volo all’attivoessendo state entrambe delle hostess . Una delle due donne era rigida e impettita con qualche etto di cerone sul viso, con pelliccia di visone di un caldo color marrone ancora indossata e senza un capello fuori posto di un colore platino alla Patty Pravo dei tempi del Piper. L’altra donna che occupava il secondo sedile da destra, era un po’ meno vistosa anche se l’età ,che si aggirava sui 60 anni , le accomunava molto.
I suoi capelli si presentavano di un colore ramato appena ritoccato con dei riflessi un po’ innaturali che le conferivano un’aria un po’ meno signorile.Nella fila alle spalle di Mario e Lorenza tra i passeggeri spiccava un signore sui 57 anni, un tipo un po’ bizzarro e colorito di Napoli, con un vocione roboante e con un modo di gesticolare tipico partenopeo. L’uomo tentava di parlare un po’ con tutti, vicini, Stuart, amici distanti disturbando gli altri e non accennando a desistere.
Iniziò il classico rumore del rollio dei motori e l’aereo si mosse sulla pista squarciando il buio e la nebbia in un crescendo di potenza fino a quando i passeggeri si sentirono schiacciare contro le spalliere dei sedili per un tempo che parve interminabile.
Dopo circa un’ora di volo abbastanza tranquillo l’aereo cominciò ad avere dei sussulti come un singhiozzo forzato.
Le hostesses che si muovevano avanti ed indietro lungo i corridoi cercando di essere gentili e servizievoli con i passeggeri assecondando le loro richieste, sorridevano rilassate e tranquillizzavano i più timorosi spiegando loro che era un normale vuoto d’aria.
Di colpo il singhiozzo diventò ingestibile, l’aereo pareva scendesse in picchiata con dei sussulti agonizzanti a volte ritmici a volte disconnessi come una macchina che tenta di scendere da delle scale, si accesero le spie che avvisavano l’aggancio delle cinture mentre un suono gracidante richiamava l’attenzione.
Le bionde signore tanto tranquille iniziarono a emettere suoni gutturali dettati dallo spavento, dai sedili posteriori il vociare colorito del partenopeo si spense come se avessero abbassato il volume di “radio Napoli”, le hostesses rientrarono nelle loro postazioni sparendo alla vista.
Lorenza era terrorizzata, stringeva con forza i braccioli del suo seggiolino, sentiva la forza di gravità spingerla contro la spalliera . Riuscì a dare uno sguardo veloce attraverso il finestrino e vide solo il mare nero come la pece .
- Moriremo- pensò. Non riusciva ad aprire gli occhi né a pregare. Aveva sempre ascoltato sua zia quando le diceva che in punto di morte sarebbe bastato chiedere perdono a Dio per essere assolti e lei fin da bambina aveva sempre pensato “ Ora che lo so, lo farò”!
Ma si rese conto per un attimo che la paura primeggiava su qualsiasi raziocinio; si rese conto che i racconti ascoltati, i libri letti, i film visti che parlavano del “ vedere passare tutta la vita davanti in un minuto” e che lei riteneva fantasioso, erano veri .
Non cercò la mano di Mario, non urlò, non pregò, aspettava lo schianto come se il suo corpo e la sua testa fossero congelati.
Sembrava che quella discesa durasse una eternità, non riusciva ad avere una nozione temporale del tempo passato, le sue nocche erano ormai bianche come il colore della morte. Non si rendeva conto nemmeno con quanta forza stringesse quei braccioli.
Poi magicamente la situazione parve normalizzarsi, si iniziarono a sentire i primi brusii, i primi pianti isterici, i primi movimenti. Le hostesses come le volpi che dopo la pioggia escono dalle tane per abbeverarsi, riapparvero da dietro la tenda verde che delimitava il loro spazio personale. Il caotico e colorito partenopeo.. riaccese la “radio”.


L’arrivo

Passarono tre ore al controllo bagagli , tra militanti armati che controllavano ogni singola piega di ogni singolo collo.
Quando uscirono l’impatto fu violento. Lorenza e Mario furono sconvolti dalla differenza climatica che trovarono all’aeroporto di Tel Aviv; Avevano lasciato – 5° e per quanto potessero ipotizzare mai avrebbero potuto prevedere di trovarsi a   45° la notte del 3 gennaio
L’aria era irrespirabile , i loro vestiti pesanti e i loro giacconi appesi al braccio generavano un calore inimmaginabile ; Salirono su un vecchio pullman senza aria condizionata perché mal funzionante che li portò a destinazione attraversando il deserto arabo per circa 2h e mezza.
-Dio che caldo-, si lamentò qualcuno.
-Non piove da 10 mesi- rispose la guida del posto che li avrebbe accompagnati a destinazione.
Decisero tutti di comune accordo che il giorno dopo qualcuno li avrebbe guidati a fare shopping estivo.

Un trillo nella notte fece sobbalzare Lorenza che si sentì stringere la gola dall’angoscia. Era tutto buio intorno a sé. Le tende oscuranti della camera, in un blu cobalto erano state lasciate aperte e la luce che si rifletteva dalla strada era impercettibile, avendo loro una stanza al trentacinquesimo e ultimo piano di un elegante hotel.
Era il telefono fisso; Alzò la cornetta mentre il pensiero correva in Italia dai suoi figli. Ma non rispose nessuno. Solo dopo realizzò che era la sveglia dell’albergo: Erano le 3:30 a.m. Avevano dormito meno di due ore.

Che strano , pensò Lorenza, era difficile concepire che la S.Messa nel Sepolcro era concessa ai Cattolici solo una volta al giorno e alle 04:30 del mattino.
Lei credeva che forse erano quelli che potevano vantare più diritti.
Uscirono dall’hotel che era notte fonda, pioveva a dirotto, il caldo di poche ore prima sembrava solo un lontano incubo…

Quando arrivarono a varcare l'ingresso alla chiesa tramite una singola porta nel transetto sud, Lorenza e Mario dopo aver attraversato il vestibolo si trovarono davanti alla Pietra dell'Unzione,  ritenuta il luogo dove il corpo di Gesù venne preparato per la sepoltura; Una grande pietra di calcare rossastro incorniciata nel pavimento e ornata da candelieri e lampade che veniva unta continuamente da oli profumati  che i fedeli raccoglievano con dei fazzoletti  per poter portare con loro qualcosa a cui aggrapparsi nei momenti difficili. Lorenza e il marito osservavano rapiti quelle scene e fu toccante  anche per loro ripetere quel gesto in silenzio.

Passato il momento emozionale Lorenza si guardò intorno avida di immagini, di odori e rumori. La Chiesa presentava un’architettura e una manutenzione incoerenti, si alternavano zone  decrepite,  altre molto curate ed alcune sporche e trasandate.
Padre Pietro spiegò loro che il Santo Sepolcro veniva gestito in percentuale dalla Chiesa ortodossa greca , dalla  Chiesa apostolica romana, dalla Chiesa apostolica armena, dalla Chiesa ortodossa copta e dalla Chiesa ortodossa siriaca. Ognuna di esse aveva una cura diversa nella coordinazione e reggenza del proprio spazio. Lorenza rimase delusa dalla fatiscenza e dalle minuscole dimensioni della piccola Cappella copta costruita con una struttura in ferro su una base semicircolare in pietra,  dove si trovava l'altare .Era puntellata e pareva quasi abbandonata.

L’amministrazione della parte greco ortodossa appariva  invece triste;  Sembrava di guardarla attraverso i vetri di una macchina dopo un temporale sabbioso. Era spenta, la luce emessa dagli immensi lampadari sembrava quasi inesistente, la polvere e lo sporco ne ammantavano i riflessi, la struttura scrostata e lo stato di cedimento degli intonaci e rivestimenti facevano sembrare  il tutto “sopravvissuto” ma non vivo.
Mario e Lorenza si guardarono stupiti, spaesati , delusi e insofferenti soprattutto quando poterono fare le differenze con la gestione della Chiesa Cattolica che sembrava un diamante tra i sassi, un fiore tra i rovi.
Ricordava le loro chiese, limpide, curate, traspariva un amore per il luogo di culto che rappresentava e sembrava infondere serenità e gioia.

All’improvviso qualcosa li fece sussultare…Alle loro spalle si avvicinava una processione  di sacerdoti urlanti, di fede non definibile, che cercavano di coprire ogni suono o rumore con i loro canti mentre con movimenti ondulatori dei turiboli  disperdevano gli incensi  salendo la scala  che portava alla Cappella del Calvario, o Golgota, ritenuta essere il luogo della crocifissione di Gesù, che era la parte più riccamente decorata della chiesa. In contemporanea un sacerdote cattolico celebrava una messa in un altare laterale, alzando la voce a sua volta e le braccia al cielo.. E così i copti, gli armeni e i siriani urlavano le loro preghiere.
Ci fu un momento di smarrimento..
-“Un luogo sacro profanato da tanto chiasso”- pensò Lorenza rabbuiandosi..
Padre Pietro svelò loro  il mistero:

Tutto risaliva al 1852 in base a un decreto ottomano, conosciuto in Occidente come Statu Quo, emanato per porre fine ai violenti dissidi soprattutto tra la Chiesa ortodossa greca e la Chiesa apostolica romana. Il decreto, ancora in vigore, ripristinava la situazione risalente al 1767, tenendo conto degli ulteriori diritti acquisiti anche da altre comunità cristiane Armene, copte e siriache.
Lo Statu quo decretava che per non perdere ognuno i diritti nel Santo Sepolcro, tutte e cinque le comunità dovevano ripetere ogni giorno senza limite temporale negli anni a venire , le azioni  che alla stessa ora  della firma del decreto ognuno di esse stava compiendo per un determinato lasso di tempo.
Un solo giorno di interruzione e la comunità in questione avrebbe perso ogni diritto..

Lorenza parve affascinata dalla spiegazione di Padre Pietro.
Davanti a loro sembrava ci fossero solo ragazzini  dispettosi desiderosi di mettersi  in mostra alzando la voce, invece era solo  un mondo misterioso che andava oltre ciò che i suoi occhi  sentivano e le sue orecchie ascoltavano..
Lorenza nella sua ignoranza in materia e nella sua ingenuità aveva forse immaginato o dato per scontato  che l’amministrazione e la gestione di un luogo di culto così importante fosse affidato ai cattolici probabilmente perché pensava al Papa  , vicario di Dio in terra, o forse perché non guardava oltre il suo naso, ma assistere all’ira di un sacerdote ortodosso, grasso e unto nel suo lungo abito nero e con la barba grigia e ribelle, arrivato  alle mani con uno cattolico, colpevole  solo di avere  forse inavvertitamente oltrepassato con il piede la linea di demarcazione del loro territorio, dandogli facoltà indiscussa  di impedire capricciosamente  ai restanti cattolici pellegrini di visitare l’Edicola del Santo Sepolcro( tomba), le lasciò l’amaro in bocca.
Perché avevano meno diritti? Eppure nel 1847 papa Pio IX ristabilì a Gerusalemme il patriarcato di Gerusalemme dei Latini ed eresse la basilica del Santo Sepolcro a cattedrale patriarcale; Nonostante tutto  il Patriarca cattolico non aveva  libertà di celebrare se non negli spazi e nei tempi assegnati nel 1852 dallo Statu Quo.

Lorenza rimase pensierosa.
Quante cose erano diverse da come se le aspettava, da come se le era immaginate. Le grandi strade di cemento, le infinite basiliche lussuose costruite in nome di un’azione in un presunto luogo per nulla certo , gli  alberghi imponenti e lussuosi alti come grattacieli, strade brulicanti di macchine o troppo costose o troppo mediocri che decretavano una società estremista , adolescenti armati fino ai denti che pattugliavano la città.. Dov’erano le strade polverose, le donne con i loro vestiti pesanti, le case basse  in pietra , gli animali da cortile ,i bambini con i giochi innocenti, gli artigiani ? Dov’era il Golgota che si stagliava contro le nuvole dove le pie donne piansero la morte di Cristo mentre il cielo si oscurava  e la terra tremava? Dov’era la grotta dove un masso impediva l’accesso al corpo del Nazareno?
Non c’erano! C’era  solo una  chiassosa cattedrale che racchiudeva al suo interno ciò che l’immaginazione aveva collocato altrove.
C’era solo tanto progresso..
Lorenza alzò gli occhi: forse l’unica cosa immutata di 2000 anni fa era quel cielo che anche Gesù era solito guardare.. e niente più.
Solo una cosa le scaldò il cuore. Una musica celestiale e una voce angelica che di terreno pareva non avessero nulla si era alzata in un angolo della chiesa. Rimase quasi rapita dalla dolcezza che le arrivava fin dentro l’anima. Un pope forse alto 2 metri, con un’aria da gigante buono e il suo cappellone lodava Dio con ciò che di bello avesse: la voce.
Lorenza sentì le lacrime inondarle gli occhi…ecco qualcosa che le aveva regalato l’emozione che era andata a cercare fin laggiù.. Un canto, una musica che andavo oltre i diritti e oltre il progresso. Le piaceva credere che Dio sorridesse appagato…..

Quando entrarono a contatto con la vita di Gerusalemme si trovarono catapultati in un mondo al quale gli europei non erano affatto abituati. Si trovarono a contatto con la vita araba, gli usi degli ebrei ortodossi, i pochi cristiani, i palestinesi, gli armeni...e tutto sembrava uno stridente contrasto come se e tanti ingredienti diversi, dai sapori contrapposti, fossero stati buttati a caso in un pentolone bollente. Erano meravigliati, estasiati, a volte delusi ma instancabili.
La pioggia e il freddo li accompagnò per tutta la settimana


Ultima modifica di Danae il Ven Apr 04, 2014 12:11 am, modificato 3 volte
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MessaggioTitolo: Re: Cinquemila Cammelli   Gio Feb 04, 2010 5:00 pm



Le raccomandazioni


Era l’ultimo giorno in Palestina.
Dopo un tour de force che li aveva visti ricoprire chilometri e chilometri, vivere emozioni fortissime, scoprire a volte un mondo deludente, alzarsi all’alba ed andare a letto a notte inoltrata, con pasti consumati solo a base di dolci perché il cibo, nonostante la cucina fosse internazionale sembrava immangiabile per loro, la loro guida italiana, Pietro, mosso a compassione concesse loro un pomeriggio libero per fare incetta di ricordi e souvenir da riportare a casa.
Sul pullman si prodigò in strane raccomandazioni di cui qualcuna già accennata il primo giorno.
Era assolutamente vietato avere contatti ravvicinati col proprio partner, perché gli arabi avevano un loro codice che violarlo avrebbe potuto comportare dei disordini. Naturalmente erano vietate tutte le forme di effusioni, come sconsigliate erano le contrattazioni per l’acquisto di merce lì dove si volesse solo speculare, perché gli arabi si distinguevano molto dagli egiziani e una negoziazione, una volta avviata doveva essere portata a termine, pena la persecuzione verbale colorita e aggressiva dello stesso, pubblicamente.
La raccomandazione più singolare fu quella che seguì uno strano consiglio.
Diversamente dagli Egiziani, che usavano l’offerta di uno scambio di donne con cammelli fatta a scopo folkloristico per lusingare il gentil sesso sperando in una scambievole cortesia di acquisto souvenir, gli arabi non avevano nel loro costume quella metodica commerciale.
Secondo Pietro le donne a rischio di tale proposta sarebbero state le bionde, proprio per i loro caratteri somatici e colori diversi dalla etnia del posto.
Il consiglio che seguì fu di non sorridere divertiti all’eventuale offerta di acquisto come fosse un gioco ma di troncare la contrattazione in maniera drastica: chiedere 5000 cammelli per lo scambio.
Nessun arabo avrebbe preso in considerazione la trattativa , tenendo conto che il prezzo dell’animale si aggirava mediamente attorno al milione e più di lire.
Il consiglio suscitò l’ilarità del gruppo che immaginò la lunga carovana di cammelli attaccati tra di loro con le redini che arrivava in Italia.
Pietro sorrise spiegando che il “cammello” era considerato da quel popolo come unità di valore non come reale scambio e che il pagamento sarebbe stato effettuato in denaro, per questo un numero elevato degli stessi come richiesta sarebbe stato un fortissimo deterrente
Il pullman si fermò ad una delle otto porte di accesso alla città: La porta di Damasco.
Li avrebbe ripresi tutti alle 18:00 non un minuto di più. Come quasi una comitiva di cinesi, si addentrarono tutti nel tipico suk indiano.
Si presentava come una strada stretta con svariate diramazioni, costituita da piccole botteghe dove si poteva acquistare un po’ di tutto dagli abiti arabi alle ceramiche alle spezie al kefiah ,il caratteristico copricapo arabo, e tutto a prezzi modici. La strada era intrisa di odori speziali, di un cantilenare continuo e da colori sgargianti.
L’affollamento del luogo portò il gruppo a disperdersi e Lorenza e Mario rimasero insieme ad Antonio e la bionda Carla, con cui avevano diviso la fila sull’aereo.

Fecero i loro acquisti e decisero di concludere cercando cartoline un po’ particolari da spedire ad amici collezionisti in Italia. Girarono tutto il suk e quasi alla fine si fermarono davanti ad un espositore delle stesse e rimasero incantati dalle meravigliosi immagini di alcuni di quei cartoncini che avrebbero sicuramente fatto felici gli amici destinatari
Mentre commentavano tale meraviglia e il costo veramente irrisorio delle stesse rispetto agli altri negozi si avvicinò un ragazzo giovane sui 20 anni e disse loro che all’interno del negozio avrebbero avuto una scelta maggiore e di migliore qualità. Chiese loro di seguirli senza impegno.
Entrarono nel piccolo negozio e il ragazzo alzò una tenda in stoffa pesante oltrepassandola.
I quattro lo seguirono incuriositi. Il ragazzo si addentrò in una specie di labirinto, passando per stanze e cortili per poi scendere infine delle grandi scali di un negozio immenso.
Era diverso dagli altri negozi che popolavano il suk, c’erano splendidi e preziosi tappeti persiani accatastati in ogni dove, argenti scintillanti di tutte le fogge accalcati ovunque, quadri cesellati, madreperle, cristalli e ceramiche finemente dipinte a mano..
Rimasero fermi quasi senza respiro a guardare quella meraviglia. Sembrava il covo di Alì Babà.

Si avvicinò loro un signore vestito all’occidentale; indossava una camicia di lino bianca con le maniche piegate di 2 giri fino a metà avambraccio e pantaloni neri entrambi di ottima fattura, con viso rubicondo e capelli nerissimi , lisci e folti , ben pettinati di lato con una riga sulla sinistra che li divideva. L’uomo era sulla quarantina con un fare elegante e ospitale;
S’intrattenne a chiacchierare amabilmente con i suoi ospiti esprimendo un certo interesse per Lorenza.

-Di dove viene lei?-
-Italiana!
- rispose Lorenza.
-Lei certo essere donna del sud Italia perché bella come donne arabe- ,insisteva sol suo sorriso aperto il venditore- ha stessi occhi e stessi capelli neri come velluto di nostre donne-.Si rivolse con letizia verso Mario e fece la sua proposta.
-Vuoi vendere tua donna? Io dare 300 cammelli-.

Mario sorrideva e senza rispondere scuoteva la testa in segno di diniego.

-Va bene, io offrire per lei 500 cammelli, lei donna bella come arabe ma europea, diversa-.
Lorenza ricordando i consigli di Pietro e vedendo che il marito non chiudeva la trattativa come da “copione” intervenne e ridendo disse di rimando :

-Valgo solo 500 cammelli?? Almeno 5000, altrimenti niente!,-.

L’arabo non smise di sorridere ma il suo sguardo cambiò, rimase in silenzio un attimo che sembrò interminabile, poi prese Lorenza per un braccio, l’attirò verso di sé e dichiarò:
-5000 cammelli.. Affare fatto!- E strinse a sé Lorenza.

Carla ed Antonio ebbero un momento di sussulto, mancavano dieci minuti all’appuntamento e a loro quel arabo faceva paura.
Si trovavano all’interno del suk, in un labirinto da cui non sapevano nemmeno se sarebbero riusciti ad uscire, solo loro quattro e nessun testimone e l’arabo faceva sul serio.
Lorenza sentì la morsa della paura! Mario la tirava per un braccio ma l’arabo la teneva stretta.

-Ma non io 5000 cammelli! Ti do lui per 5000 cammelli- disse con prontezza Lorenza indicando il marito.

L’arabo non sorrideva più:

-No! Io volere te per 5000 cammelli! Non lui!-

Mario intervenne dicendo che era tardi e che l’indomani sarebbero ripassati che erano attesi fuori la porta di Damasco.
L’arabo senza più il suo sorriso capì che non sarebbero più passati perché era usanza per i pellegrini ed i turisti passare l’ultimo giorno nel suk,; non voleva lasciarli andare.
Lorenza cercò garbatamente di divincolarsi dalla stretta, sorrise all’arabo anche se il pallore parlava da sé e lo salutò frettolosamente mentre tutti e quattro guadagnarono velocemente l’uscita.
Iniziarono a correre verso il luogo dell’incontro e da lontano videro l’autobus che stava per allontanarsi.
Lorenza non aveva mai corso tanto nonostante calzasse stivali a tacco alto. Gesticolarono in maniera vivace attirando l’attenzione dell’autista che si fermò per farli salire.
Trafelati montarono a bordo.
Lorenza si lasciò andare stremata sul sedile.
Chiuse gli occhi…voleva solo tornare a casa !




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MessaggioTitolo: Re: Cinquemila Cammelli   Mer Feb 10, 2010 4:19 pm


Mi dispiace essere tardivo e poco accurato nel commentare il racconto di Danae, certamente in questo caso dovrei fare molto di più.
Le ragioni della mia scarsa efficienza e puntualità le conoscete, poi bisogna aggiungere la difficoltà di stare a lungo al pc e la fatica di leggere sullo schermo.
Stamperò il tutto e lo studierò con calma in ambiente illuminato dal sole.
Per ora, da quanto ho letto, posso dire quanto segue:

Il racconto
Come diceva un nostro comune ex amico, un racconto deve comunicare emozioni al lettore , e questo racconto ci riesce benissimo. Lo si può leggere o ascoltare e le immagini, fatti, sensazioni, emozioni, vengono alla mente senza fatica in una sorta di immedesimamento nei protagonisti.
Il linguaggio è chiaro, senza inutili le circonlocuzioni molto comuni in chi ha difficoltà di espressione.
I dettagli sono ben descritti e impreziositi dal buon gusto.

L'origine del racconto
Mi pare un recconto autobiografico e ne spiego i motivi;
Il paese di origine: mi sembra proprio Agnone, come clima, gente, tradizioni.
Il viaggio: da Agnone a Capodichino, il percoso è lungo ( 150 km circa), primi chilometri sono su strade di montagna. Il ghiaccio è frequente d'inverno.
Il silenzio di Mario è in parte causato dalla tensione della guida su strade tanto difficili.

Il viaggio aereo
Gustosa immagine delle sensazioni che si provano viaggiando in aereo d'inverno, sopratutto quando, mi pare di capire, le condizioni metereologiche non sono ottimali.
Realistica descrizione dei compagni di viaggio che sono generalmente molto fastidiosi, specialmente quando si conoscono da prima e cercano di mascherare la loro tensione con le chiacchiere.

L'arrivo
Purtroppo conosco bene la fatica dello sbarco a Tel Aviv.
Per fortuna l'efficienza israeliana è altissima e tutto procede lentamente ma con regolarità. Hanno le loro ragioni!
Poi si sa benissimo che uscire da Israele più difficile che entrare!
Il viaggio in bus: la colpa è del tour operator che, per risparmiare, ha noleggiato un catorcio. Con qualche soldo in più poteva dare un servizio migliore.
La temperatura: non credo ai 45°C, in Israele può succedere raramente solo in estate e nei pressi del Mar Morto. Credo che ci fosse una temperatura molto elevata e l'umidità prossima alla saturazione. Lo conferma la perturbazione del giorno dopo.


Ma non voglio soffermarmi troppo sui dettagli, fatti, le sensazioni: sono parte fondamentale del racconto e, dal punto di vista letterario, vanno bene così.
Sono molto importanti invece i concetti espressi, le implicazioni sulla Fede, sull'amore per i figli......

Est (...) fides sperandarum substantia rerum, argumentum non apparentiu

( San Paolo, Ebrei II, 1)
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MessaggioTitolo: Re: Cinquemila Cammelli   Mer Feb 10, 2010 4:22 pm



Abitanti di Gerusalemme

Israeliti e musulmani che vivono a Gerusalemme traggono il loro sostentamento principalmente dal flusso turistico cristiano che arriva da tutto il mondo.

Esistono anche i turisti ebrei che, pur, numerosi, non hanno grande rilevanza commerciale.

Ebrei e arabi, non hanno molta stima dei pellegrini cristiani e al di la del rancore che possono provare per note ragioni storiche, esiste una volontà di trarre il massimo profitto economico dalla loro presenza. Fanno a gara per accaparrarsi la buona fede dei turisti e , all’occasione, tiri mancini.

Solo la presenza della sicurezza dello stato di Israele evita casi gravi o eclatanti.

Gli “operatori” cristiani presenti, generalmente monaci, sono personaggi rissosi e beceri che poco rispecchiano il Verbo. Le discussioni per un metro di spazio o un minuto di tempo, tra ortodossi, cattolici, e non so quante altre confessioni sono frequenti e sfociano spesso in risse. Tutto questo non fa che aggravare la scarsa opinione che i non cristiani hanno a proposito dei cristiani.

Il fatto che esista tra i mercanti di fede islamica un personaggio in grado di pagare 5000 cammelli per un qualsiasi bene, mi pare improbabile. Tra concorrenza, tasse, ecc. penso che non esista un personaggio in possesso di tali risorse, che sarebbero a livello di quelle del Nostro Caro Papi.

Israele è governato da persone serie, è in guerra da oltre mezzo secolo e non c’è spazio per avventurieri economici.


segue...

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MessaggioTitolo: Re: Cinquemila Cammelli   Mer Feb 10, 2010 4:31 pm



Personaggi

Il racconto non ha bisogno di uno o più personaggi protagonisti nel senso derivato dal teatro greco. Infatti il racconto non ha un protos (primo) agonistes ( lottatore). Tutti i personaggi agiscono nella loro sfera, nessuno domina gli eventi. Se proprio si vuole possiamo dire che il protagonista è l’evento, il viaggio.

Comunque:

Lorenza:

Indiscutibilmente importante, è la relatrice del viaggio. Occhi e mente attenti e pronti a cogliere tutto, anche le cose che non si vedono.

Madre di famiglia, attenta e premurosa. Prima di partire per un viaggio relativamente sicuro, scrive ai figli e fa testamento. Attenta a non fare torti. Povera donna chissà quante volte ha visto negli occhi di uno o l’altro dei suoi figli un muto rimprovero per un presunto e inesistente favoritismo.

Ha una cultura elevata e gusto artistico, probabilmente ha attitudini professionali nell’arte.

Possiede la Fede. Nonostante la sua cultura induge in pensieri irrazionali, come il perdono di Dio, ottenibile facendone richiesta in luogo particolare, mentre sa benissimo che il perdono, se dovuto, Dio lo concede nel cuore, senza richieste esteriori. Credere nel Purgatorio e nell’Inferno, fatti come ci è stato insegnato da coloro che sono venuti dopo il Salvatore, pur sapendo in cuor suo che Inferno vuol dire assenza da Dio e il purgatorio è una invenzione dei preti.

Mario:

che dire? Appare come un complemento di Lorenza, non appare quasi, non agisce e il suo carattere non è descritto. Una sorta di pudore impedisce all’autrice di dire di più sulla persona che ama e che vuole proteggere da sguardi estranei. Traspare comunque amore e rispetto. Tutto sommato un personaggio simpatico.

Padre Sòfia:

Mah, come moltissimi monaci è uno schizzato. Persona molto ignorante e poco attenta al prossimo.

Una frase del genere detta in presenza di persone normali è peggio di una maledizione.

Se fosse un mio suddito lo caricherei di catene e lo manderei a piedi attraverso il mar Rosso.


Antonio e Carla:

sono figure che stanno sullo sfondo. Necessarie alla logica del racconto per giustificare la relativamente agevole fuga dal suk ( per il mandrillone arabo, fermare quattro europei sarebbe stato molto difficile). Probabilmente una coppia di persone effettivamente esistite.



Due coppie di amici:

Eccoli i rompiscatole che si trovano sempre nei sedili accanto. Le signore, intente a comunicare ai compagni di viaggio le loro esperienze di grandi viaggiatrici e donne di mondo. I due maschietti quatti quatti, in silenzio pregando in cuor loro che le rispettive consorti continuassero a neutralizzarsi a vicenda, lasciandoli in pace per la durata del viaggio.

Bel quadretto!



Napoletano di 57 anni:

Eccolo! Ma questo è il mio amico Michele: Nato a Napoli città e ora residente un paesino sull’asse mediano. Lui è proprio così! Ho viaggiato molte volte con lui e, superato l’impatto iniziale, mi sono sempre divertito.

Un vero vulcano. Un tipo incredibile. Difficile trovare un personaggio così al nord, per il semplice motivo che un napoletano verace che emigra al nord, dopo poco tempo si ammoscia, scolorisce diventa un ex napoletano, una specie di zombie padano.

Per dare un’idea del tipo di persona: un giorno , mi confidò che trasferirsi in una villetta singola fuori città, gli era costato soldi e fatica, essendo il suo ufficio dalle parti di via Gianturco, ma, mi disse, non potevo più vivere in quel condominio, non lontano dall’ufficio: tutte le settimane avevo discussioni coi vicini, vuoi per la grigliata di pesce sul terrazzo, o per il fatto che si facevano due chiacchiere, di sera, al fresco. Insomma, vicini insofferenti con i quali ero sempre in discussione. Qui nella mia villetta monofamiliare( piscina, barbecue, tavernetta, sauna e palestra) posso fare quello che mi pare, senza infastidire nessuno.

Essendo qualche volta suo ospite, ho constatato che effettivamente è così.



Hostesses:

Le regole della professione impongono loro di essere sorridenti e gentili con tutti e in qualunque circostanza. Compito gravoso molte volte. Ho visto qualche volta l’assistente di volo perdere la pazienza, raramente in modo scomposto. Il caso più drammatico lo vidi su un volo tra NY e LA: appena chiuse le porte, al decollo la passeggera del sedile accanto venne presa da una crisi di panico e diede in escandescenze chiedendo di scendere. In meno di due minuti, io e un altro passeggero fummo spediti in altra parte dell’aereo, mentre due assistenti di volo si sedevano accanto all’invasata tranquillizzandola.

Per motivi di prevenzione infortuni, le assistenti di volo, hanno l’obbligo di mettersi in sicurezza se viene loro ordinato dal comandante. In genere quando l’intensità delle perturbazioni è molto forte.












Pietro, la guida italiana

Qualche volta, da dilettante e a tempo perso, soprattutto per aiutare mio figlio quando lui faceva l’accompagnatore di gruppi per il primo tour operator, ho fatto da “cicerone” parlando alla torma di turisti seduti sul pullman. Le prime volte dicevo cose serie, poi vedendo visi sgomenti o assenti, mi affrettavo a tirare fuori la più incredibili panzane. Allora vedevo sorridere e percepivo l’attenzione. Essendo maschietto, anche se molto serio e fedele, il piacere di vedere negli occhi delle signore l’ammirazione mi faceva un piacere enorme. Mi vergogno al pensiero di cosa ho detto sulla vita quotidiana dei Templario di altri rispettabilissimi personaggi.

Pietro ha intrattenuto il gruppo raccontando una balla che da decenni circola a proposito degli arabi che comprano donne a suon di cammelli.

Una balla che ha come fondamento una doppia verità:

1.tradizionalmente presso le tribù beduine, le spose venivano pagate alla famiglia di origine in cammelli o in loro assenza capre o altri animali ( i suini erano fuori corso).

2.gli arabi, ancor più dei popoli mediterranei, sono attratti dalle donne bionde e quando possono si accompagnano molto volentieri con esse. Lo sanno bene migliaia di polacche, ucraine, russe che in questi tempi soggiornano negli Emirati, in Oman o nel Bahrein, mettendo insieme il gruzzoletto che servirà loro, e ai loro fidanzati rimasti a casa, di sposarsi e mettere su famiglia.

Nell’ultimo viaggia fatto a Dubai ho passato una serata divertentissima ascoltando un gruppo di queste gentildonne raccontare storie incredibili su quanto hanno dovuto fare per dimostrare l’autenticità del colore dei loro capelli e dell’altra peluria.



A difesa di Pietro devo dire che i consigli sul comportamento delle turiste sono necessari., purtroppo i gruppi sono formati prevalentemente da persone non abituate a viaggiare, ignoranti ( pensano che i Corano sia una specie di piatto tipico), incapaci di capire che sotto quei panni diversi dai nostri ci sono persone con sentimenti e tradizioni. Alcune donne poi abituate ad esibire tettine e coscette a profusione, devono essere adeguatamente avvisate. Ci sono comportamenti che in alcuni luoghi sono malvisti o peggio (fissare negli occhi, fotografare le persone , toccare le persone dell’altro sesso…ecc.). Figuriamoci se Nanà e Vincè, ortolani di trastevere queste cose le sanno!



Il signore vestito all’occidentale che vuole comprare Lorenza

No, qui tutto cambia.

Questo personaggio è fasullo come una banconota da sette euro.

Fasullo nel senso che non è esistito, non esiste nelle realtà. Un personaggio onirico con molte incongruenze come tutti i personaggi e le situazioni dei nostri sogni.

Non posso dire altro di questo personaggio perché nasce e cresce nella mente dell’autrice e rappresenta qualcosa che esula dagli scopi di questo commento.

Il personaggio e tutto l’episodio della trattativa rappresentano qualcosa di più profondo e intimo che non mi è consentito (e non ho la capacità) di interpretare.


Io mi fermo qui, per ora, tra qualche giorno dirò la mia su fede, pellegrinaggi, ecc

Aspetto i vostri commenti!

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MessaggioTitolo: Re: Cinquemila Cammelli   Mar Giu 21, 2011 12:42 pm

Citazione :
Il signore vestito all’occidentale che vuole comprare Lorenza

No, qui tutto cambia.

Questo personaggio è fasullo come una banconota da sette euro.

Fasullo nel senso che non è esistito, non esiste nelle realtà. Un personaggio onirico con molte incongruenze come tutti i personaggi e le situazioni dei nostri sogni


Beh....peccato che sia una storia verissima in ogni più piccolo particolare.. nessun personaggio, azione, storia, sentimento...di fantasia...


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MessaggioTitolo: Re: Cinquemila Cammelli   Ven Lug 01, 2011 9:58 am

Ho letto con interesse e attenzione lo scritto di Danae dopo aver preso visione dell'ultima sua risposta a Remigio, di cui ho apprezzato il commento completo, colto e intelligente.
Il racconto è scritto a parer mio in maniera molto coinvolgente, non annoia, è fluido e non ripetitivo con un lessico appropiato. L'argomento è ampio ma la scrittrice ha saputo ridurlo sapientemente toccando vari aspetti della vicenda, della religiosità, delle aspettative e paure.
L'ho gradito moltissimo e mi meraviglia come sia rimasto , oltre a quello di Rem, senza attenzione da parte degli altri iscritti.
Intanto porgo i miei complimenti.
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MessaggioTitolo: Re: Cinquemila Cammelli   Ven Lug 01, 2011 10:42 am

Foxtrot ha scritto:
Ho letto con interesse e attenzione lo scritto di Danae dopo aver preso visione dell'ultima sua risposta a Remigio, di cui ho apprezzato il commento completo, colto e intelligente.
Il racconto è scritto a parer mio in maniera molto coinvolgente, non annoia, è fluido e non ripetitivo con un lessico appropiato. L'argomento è ampio ma la scrittrice ha saputo ridurlo sapientemente toccando vari aspetti della vicenda, della religiosità, delle aspettative e paure.
L'ho gradito moltissimo e mi meraviglia come sia rimasto , oltre a quello di Rem, senza attenzione da parte degli altri iscritti.
Intanto porgo i miei complimenti.

Ti ringrazio per i tuoi complimenti carissimo/a Foxtrot
Per quanto riguarda il racconto, condivido il tuo giudizio: è uno dei più bei testi scritto su questo spazio.
farao
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MessaggioTitolo: Re: Cinquemila Cammelli   Sab Lug 02, 2011 1:23 pm

Citazione :
è uno dei più bei testi scritto su questo spazio
Detto da te, Rem è un grandissimo complimento e ne sono orgogliosa anche perchè non sei tiipo da dire cose che non pensi ..
L'ho riletto e ci ho trovato molti errori...bisogna ritoccarlo Smile( ma lo scrissi di getto quando lo postai)
Per quanto riguarda la bellezza del testo voglio ricordare agli amici del vascello di rileggere i tuoi nell'Angolo di Rem che sono davvero validi e importanti. Mi sono sempre piaciuti moltissimo e non ne ho mai fatto mistero.
Li ritengo preziosi per questo sito..
Grazie del pensiero e di essere passato..
Un sorriso!


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MessaggioTitolo: Re: Cinquemila Cammelli   Sab Lug 02, 2011 1:35 pm

...concordo ed ammetto di non averlo letto a suo tempo, ma forse in quel periodo ero lontano
credo che la sapienza di questo pezzo sia proprio l'aver creato "un tempo", una dimensione altra.
però , danae, del "sorriso" vorrei il copyright!!
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MessaggioTitolo: Re: Cinquemila Cammelli   Mar Lug 19, 2011 11:30 pm

Citazione :
però , danae, del "sorriso" vorrei il copyright!!


ti pagherò i diritti di autore...Smile ma concedimelo!!


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