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 Le mie piccole fiabe

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lapanchinasulmare



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MessaggioTitolo: Le mie piccole fiabe   Lun Ago 02, 2010 9:35 pm

Ladyvioletta

La chiamavano cosi' e lei sorrideva.

Vendeva i fiori davanti a Notre Dame: fiori di campo, fiori di stagione, grandi, piccoli, profumati.

Quando uscivano dalla messa la domenica si ripeteva la stessa scena:

una giovane donna si fermava, sfiorava i petali di un fiore o di un altro, ne prendeva uno, lo annusava con volutta', il suo sguardo spaziava incantato per poi fermarsi sempre li', su un mazzo di violette dai petali freschi e tondi

si girava verso l'amato, fidanzato, marito, spasimante, chissa', e squittiva:"Quelle violette, voglio quelle violette!"

E lui si avvicinava alla venditrice che inclinava la testa da un lato e sussurrava:"Le viole, meglio di no, sono care, troppo care"

Lui prendeva una moneta d'oro e gliela metteva in mano, tronfio.

"No, non basta, per queste violette non basta il denaro"

Spazientito, lui si parava davanti a lei che nell'orecchio gli sussurrava:"Sono tue se mi sognerai stanotte, torna domattina e te le regalero' '"

Lui la guardava fisso, farfugliava una scusa all'amata, prendeva il mazzo dei fiori piu' belli e si allontanava a passo veloce.

L''indomani le passava vicino, lei gli sorrideva e gli porgeva un mazzetto di viole stillanti di rugiada dicendogli:"E' stato un bel sogno".

Federico lavorava da un maniscalco di fronte a Notre Dame.

Mentre ferrava i cavalli seguiva ogni movimento di Ladyvioletta: lei arrivava quando spuntava il sole, con un cesto di fiori freschi di campo e un cesto di vasi,disponeva i vasi su un muretto, prendeva una brocca di terracotta da un sacco, la riempiva alla fontana e, riempiti i vasi, disponeva i fiori con cura, alternando i tipi e i colori.

Quella mattina Federico si fermo' :un rumore sordo...la brocca si era rotta, i cocci sul selciato, Ladyvioletta piangeva

"Ti regalo questa brocca, e' di peltro, robusta, grande...te la regalo per quel mazzo di violette"

Lei lo guardo' , gli si avvicino', prese la brocca, gli diede le violette e gli sussurro' :"Mettile vicino al tuo letto, stanotte"

Federico cosi' fece...e notte dopo notte sogno' Ladyvioletta...e notte dopo notte le violette profumavano piu' intensamente...

Federico l'attese una sera sulla via di casa e la bacio'...lei si divincolo' e corse via...gli resto' sulle labbra il profumo di piccolo fiore...

Fu una notte febbricitante...le violette appassirono...

Ladyvioletta non fu piu' vista...

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soleazzurro
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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Mar Ago 03, 2010 3:37 pm

complimenti panky.

tenerissimo il tuo racconto e molto originale.

P.S : periamo che Danae non si accorga di qul verbo.." annusare "....,

tra me e lei....uno scontro frontale sul verbo..." annusare "....usato in una sua poesia....
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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Mar Ago 03, 2010 4:02 pm

grazie sole, ogni fiaba l'ho scritta per un amico "virtuale"...

MELUSINA

La porta era socchiusa …un caso...o forse un destino…non voleva chiederselo…
scivolò di lato, silenzioso, si diresse verso la spiaggia...ne sentiva l’odore …in quella notte senza stelle…
La porta era socchiusa…non avrebbe dovuto approfittarne…non avrebbe dovuto…
ma la luna la chiamava dentro la testa…scivolò fra gli alberi, muti guardiani, si tolse i sandali, si diresse verso la riva...
L’appuntamento era là, sullo scoglio che guardava ad oriente…
L’aveva visto due sere prima, girava in tondo, gli occhi rivolti all’orizzonte…si erano incontrati i loro sguardi…
La stessa tristezza, la stessa voglia di tenerezza…
Lui era già là…il tronco eretto, gli occhi chiusi…la brezza scompigliava i pensieri…
Lei arrivò correndo leggera, salì sullo scoglio, lo accarezzò e si sedette vicino…
Lui la guardò implorante…lei scivolò a cavallo di un’onda, si lasciò cullare dalla spuma a lungo…
i piedi uniti, le gambe fuse, i fianchi torniti…un raggio di luna illuminò le piccole squame…
Lui ondeggiò la folta criniera, ruggì più forte dell’onda…
con uno scatto balzò giù dallo scoglio…i muscoli tesi…correva sulla spiaggia…
lei nuotava sbattendo la pinna lucente…
in gara con l’alba…

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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Mer Ago 04, 2010 7:51 am






La mia sirena


Potente è il flutto che ver te si scaglia,
ma tu lo guardi e schivi, e lieta canti:
e il carme adesca incauti naviganti,
che pur non paventaron la battaglia.

Come un navarca attratto da' tuoi canti
e al tuo corpo che qual sole abbaglia,
m'accosto per apprendere le spiranti
note da l'ugola che non s'uguaglia.

Lascia che ascolti il canto tuo d'amore,
sintesi d'implacati desideri,
per cui decanti gli arcani misteri,

dal tuo rorido corpo a la dolce ombra,
fin quando il duol crudel il mondo ingombra
a d'Anfitrite la possanza muore.

febbario 2010



Sole
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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Mer Ago 04, 2010 9:10 am

http://www.youtube.com/watch?v=_c7ji5nHt6c&feature=related
sono stata qui e l'ho cantata anch'io... Smile
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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Gio Ago 05, 2010 7:58 am

Lilithoscura

Era una notte come tutte le notti.
La Luna sali' in cielo e vago' pensosa sui campi e sui monti...si fermo' sul mare...
specchiandosi nelle onde scure si addormento'...
la risveglio' una voce che sussurrava...

Alla luna d'agosto..

Fammi innamorar di te,
candida luna;
Ordina ai sensi accesi
dalla bramosia
di spegner il foco ardente.
In dolci nenie
trasforma i canti assordanti,
e color pastello
dona alla massa dei sogni.
Ch'io possa
addormentarmi stordito
sul cuscino
della tua dolcezza.
Che si stacchino
le mani dal corpo,
e possa sognare
d'accarezzarti nelle tenebre!


Al risveglio ogni suo pensiero si era affievolito, quasi come appartenesse ad un'altra.
Si accorse che aveva vagato pensosa per campi e monti ma come d'istinto si fermo' sul mare, perche' sapeva che li' l'avrebbe risvegliata il suo Sole.

ma la voce ricomincio' a parlare...era la voce del dio del mare...
"Luna, perche' ti fai rubare la gioia di vedere il mondo illuminato dalla tua luce candida? Il Sole si prende la parte migliore e ti lascia le notti, cosi' brevi, quando le stelle e tu stessa venite coperte dalle nuvole oscure..."
"Come puoi tu leggere l'inquietudine del mio cuore?"
"Io ti specchio tutta la notte e carpisco con le mie onde ogni tuo respiro, ogni tuo sogno..."
"Tu conservi i miei sogni?" " E dove?"
"Nel mio fondale....tutti li semino e crescono come piante marine...e' il mio giardino che coltivo con cura. Ogni notte, ad ogni tuo sogno cade dalla tua guancia una lacrima che afferro pronto con la mia spuma e porto nel mio intimo segreto giardino...vuoi venire a vederlo con me?"
"Lo vorrei...i poeti mi affidano i loro sogni, gli amanti mi mandano i loro sospiri, ma io, io non ho un luogo dove lasciare i miei...cosi' pensavo...ma...come faro' a lasciare il cielo e a scendere nel tuo profondo?Il mio compito e' eterno e fissato, sono legata da fili invisibili al moto degli astri...no, non posso..."
"Dolce Luna, avvicinati alla mia superficie increspata, piu' ti avvicinerai piu' illuminerai il mio giardino, appoggiati alle mie onde che ti sorreggeranno e potrai, abbassando lo sguardo, vedere come attraverso uno specchio magico i tuoi antichi sogni danzare alla mia musica...mi faro' piatto e liscio perche' tu veda..."
La Luna si abbasso' poco a poco, guardando lo specchio del mare...il suo riflesso divenne sempre piu' grande e lei si vide sempre piu' nitidamente...
"Luna, guarda la tua pelle, candida e liscia...guarda il tuo sorriso, cosi' dolce...guarda i tuoi occhi, cosi' limpidi..."
La Luna si vedeva per la prima volta, ogni dettaglio era chiaro, nitido...come se il Sole l'avesse illuminata, ma no, era la sua stessa luce a renderla cosi' bella...si', lei era bella...e piu' si avvicinava allo specchio piu' maestosa diveniva...
Pensosa, si appoggio' sullo specchio del mare che...la ghermi' con le sue poderose onde e la trasse a se'...
La Luna non riusci' a sottrarsi all'abbraccio furtivo...e forse nemmeno l'avrebbe voluto...
fu trascinata nell'acqua calda, avvolta dalle onde, accarezzata dalle alghe, mentre il mare le sussurrava all'orecchio quanto era bella...quanto la desiderava...
La spuma del mare era calda, la bagnava con i suoi baci sempre piu' arditi...e lei si lascio' bagnare ogni monte, ogni valle...si aperse al suo flutto...e sprofondo' avvinta alle sue braccia forti e tenere...
la sua luce si spandeve nel mare...lentamente...mentre il cielo diveniva sempre piu' solitario...
Fu la prima notte della Luna nera...
(Grazie a Gigggi per la poesia e a A. per il Sole)
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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Gio Ago 05, 2010 8:03 am

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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Ven Ago 06, 2010 1:16 pm

Morgana

La Fata Morgana, umiliata dal prode cavaliere Ruggero in quel di Messina, vagò tre giorni per terra e per mare, cercando un altro luogo per i suoi incantesimi. Mentre scrutava le coste oscure di alcune isolette, la sua attenzione fu catturata da un filo di fumo leggero che si levava da un monte: attirò a sé un pescatore che traeva le reti guizzanti di scaglie argentee e lo interrogò.. Da lui apprese che il fabbro degli Dei, Vulcano, forgiava in quel cono di terra i tridenti di Nettuno con perizia e forza incredibili a dirsi e a vedersi. Un vapore interno avvolse all'istante Morgana che decise di fermarsi in quel luogo che esalava immagini evanescenti. Di fronte al vulcano operoso si ergeva uno scoglio così alto da parere inaccessibile: incantò tutti gli uomini del villaggio che si stendeva alle pendici e si fece costruire in una sola notte su quello scoglio isolato un castello così maestoso da eguagliare il vulcano. Ogni sera, dalla torre più alta, indossate lunghe vesti di seta , si appoggiava ai merli, guardava con trepidazione il monte che esalava l'ultimo respiro e aspettava.finché dal cono si ergeva possente il fiero Vulcano che si tuffava nel mare per rinfrescare le stanche membra. Morgana lo osservava guizzare come una fiamma fra la spuma delle onde increspate dalla brezza serale e sentiva crescere in lei l'ardore della passione: si mutava allora in sirena e scivolava rapida nelle acque raggiungendo Vulcano, lo stuzzicava con le pinne e giocava con lui a rincorrersi. Ogni sera, alla stessa ora, l'incontro si ripeteva con rinnovata gioia di entrambi. Una ragazza del paese spiava dalla finestra della sua camera l'inusitato spumeggiare serale delle acque davanti al castello della fata: desiderosa di vedere da vicino la creatura fantastica che dilettava il vigoroso dio, prese una sera al tramonto una barca lasciata sulla riva, remò con la forza della curiosità e si nascose in un anfratto di roccia ai piedi del maniero. Fu così che occhio umano vide la sirena dalle scaglie color degli abissi riprendere le fattezze di.Morgana! La ragazza riferì l'orribile scoperta al fabbro degli Dei : terribile fu la sua rabbia e veloce il suo pensiero.decise di vendicarsi crudelmente dell'inganno. La sera seguente, mutato in tritone dal tronco possente e dalle scaglie color delle alghe, si sdraiò sulla riva e suonò una lunga conchiglia. Morgana, mutata in sirena, non poté resistere al richiamo del tritone.se il canto della sirena incanta i naviganti, unico baluardo è per loro la melodia di una conchiglia modulata da un tritone. Il tritone vide la sirena scivolare dal castello.e si tuffò nelle acque placide della sera. Sirena e tritone si attrassero come calamite.finendo in un abbraccio di spuma. Vulcano ritornò alle sue sembianze e.preso dal fuoco della rabbia.sciolse in mille gocce il corpo di sirena della fata Morgana. Il cono alle sue spalle eruppe in mille e mille lapilli.che coprirono all'istante il castello. Ancor oggi si può scorgere, quando i vapori salgono dal mare nella quiete della sera, il castello di Morgana pietrificato.e, se si guarda con attenzione, si può riconoscere una strana formazione di roccia che sembra protendersi in direzione del monte: e' Morgana, che aspetta senza pace il ritorno di Vulcano.

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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Ven Ago 06, 2010 10:20 pm

Colibri'

Colibri' dormicchiava nel suo nido scavato nella corteccia della grande quercia...aveva trovato il modo per sentirsi piu' vicina al suo amico lupo...abbracciava con le sue ali il cuscino riempito con i suoi peli e ne tirava fuori un po' uno di lungo, morbido...e ci appoggiava le narici...aspirava l'odore di lui...di muschio bagnato, di felci, di terra umida... quella notte si sentiva pero' ugualmente triste...era la notte delle stelle cadenti...e il lupo era lontano...chissa' dove... non riusciva a dormire...si girava e rigirava, sprimacciava il cuscino...niente...la malinconia non lo abbandonava... l'aria era tersa e fresca e una leggera brezza entrava dall'apertura... si alzo' , si affaccio'...la stellata era immensa..piu' immensa per un colibri' cosi' minuscolo... si decise...volo' veloce fino alla rupe sul fiume... e si poso' fra i rovi... e li' si assopi'...un odore conosciuto lo sveglio'...era il lupo...era sulla rupe...il colibri' poteva vedere i suoi occhi brillare come zaffiri...era assorto e fissava il cielo...una stella cadde in quell'istante...e il colibri' chiuse gli occhi ed espresse un desiderio...il lupo si mosse attento...annusava l'aria...fra i rovi si fece strada una bianca lupa, gli occhi azzurri come l'acqua del fiume...la lupa balzo' sulla rupe...il lupo la fissava con intensita'...la lupa lo guardava in segno di sfida... inizio' la lotta...i loro corpi erano arruffati e sudati...mentre danzavano la loro danza di guerra non staccavano gli occhi l'uno dall'altra... il lupo sentiva la sua furia crescere...la lupa lo provocava con arte...e sfuggiva ai suoi colpi... i loro corpi rotolarono giu' dalla roccia fino al rovo...il mantello niveo della lupa si macchio' di rosso...i rivoli scendevano sul pelo candido... negli occhi della lupa vide il dolore...il suo dolore... e la sua rabbia si sciolse mentre guardava il sangue scivolare sulle zampe... scatto' e fece rotolare la lupa ferita lontano dal rovo, e con le zampe e il muso la spinse nel fiume...vi si immerse tenendole la collottola per i denti... la lupa svenne per il dolore...quando riapri' gli occhi vide il lupo che leccava le sue ferite ad una ad una...lentamente... e prese a leccarlo...lentamente... le stelle cadenti raccontarono che quella notte fecero a gara per scivolare nel bosco per spiare un lupo e una lupa sulla riva del fiume... un rumore come di sasso sveglio' il colibri' nel rovo...un bagliore nel fiume...chiuse gli occhi ed espresse un desiderio...e infatti...si riaddormento'...


e con questa ho vuotato anche la saccoccia delle mie piccole fiabe... flower
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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Sab Ago 07, 2010 1:31 am

ahh, morgana. che bel racconto.
mi ricorda i tempi in cui vivevo in un'altra terra. forse in un'altra vita.
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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Sab Ago 07, 2010 4:39 pm

Lilithoscura

Sole e luna .

Il racconto mi ha portato con la mente ed il ricordo ad una mia poesia...quella del concorso di yama...., dedicata ad una ragazza splendida che non incontrava mai il suo amore...proprio come il sole e la luna non possono mai incontarsi ma solo sfiorarsi...come due numeri primi...destinati a non toccarsi pur sfiorandosi.

I racconti e le fiabe di Panchi mi affascinano , sono lievi come fiocchi di neve, ti portano in un mondo incantato e ti lasciano senza fiato.

Mi riservo un commento più dettagliato e completo....non commento mai a caldo...mi piace capire bene e tutto...per il momento per Panchi riporto la mia poesiola ...cui il suo racconto mi ha ricordato...


Ultima modifica di soleazzurro il Sab Ago 07, 2010 4:43 pm, modificato 1 volta
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soleazzurro
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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Sab Ago 07, 2010 4:41 pm




Sabrina e le sue lune

Impallidisce la luna , stasera,
cela il rossore alla nuvola nera,
con il vento non gioca,
non ride, non brilla,
veloce già fugge
dall'orfano cielo stellato.

Silenziosa si tace,
ammutolisce , umiliata,
non ciarla stasera,
non fa la pu......a
di Orione che nuda la brama,

Non canta nemmeno,
non canta davvero,
il mare infinito l'accoglie, intimidita,
tra onde di schiuma, impaurita.

Borbotta, poi urla, maledisce gli dei,
bramosi, stanotte, soltanto di lei,
Sabrina,
regina di sabbie dorate,
calda, vogliosa,
supina distesa,
entusiasta l'ammira
nel cielo stellato.

Agosto 2008
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juliet
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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Sab Ago 07, 2010 5:14 pm

ogni volta ke la leggo è sempre più bella sole!
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lapanchinasulmare



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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Sab Ago 07, 2010 6:14 pm

grazie sole, è una poesia classica nel tema, l'invidia degli Dèi verso gli umani, moderna nel linguaggio...il titolo svela senza scoprire, facendo pensare a tutt'altro argomento...
Smile
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MessaggioTitolo: Re: Le mie piccole fiabe   Sab Ago 07, 2010 10:39 pm

Penso,forse l'ho già scritto da qualche parte ,che il titolo è necessario in una poesia e rappresente la sintesi della composizione, ha la capacità di attrarre ed emozionare pur nella sua brevità.Alla fine della lettura ,all'ultimo verso, si ritorna al titolo...ed il cerchio si chiude.

Il tema degli Dei che invidiano gli umani mortali è legato alle sensazioni che gli uomini hanno quando sono felici e stanno bene,quelle sensazioni che fanno tristezza,paura che possa finire,per l'intervento negativo,invidioso appunto, di qualche essere superiore o del fato.
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Le mie piccole fiabe
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