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 I miei compagni di viaggio

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SuonatoreJones

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MessaggioTitolo: I miei compagni di viaggio   Ven Set 10, 2010 2:54 pm



È estate, Marina è in montagna con il figlio piccolo, sola di fronte alla propria incapacità di essere la brava madre che dovrebbe, che vorrebbe, essere - una sensazione che si affanna a nascondere alla famiglia e persino a se stessa. Il suo padrone di casa, Manfred, è un montanaro rude e silenzioso, che nasconde con la ruvidezza il trauma di un doppio abbandono: quello della madre e quello della moglie, che gli ha portato via anche i figli. Il figlio di Marina accidentalmente cade dal tavolo, il sangue scorre, lei è incapace di reagire.
Manfred salva il bambino e scopre il "segreto" di quella donna che ha continuato a spiare: Marina non è in grado di accudire il suo bambino.
Ben presto però anche Manfred viene smascherato come l'uomo traumatizzato e angosciosamente solo che è: lo smascheramento è tanto più doloroso perché avviene dopo un incidente (in montagna, là dove lui dovrebbe sentirsi più sicuro e forte) nel quale rischia di perdere la vita ma viene salvato da Marina.
Per un attimo lunghissimo sono stati l'uomo e la donna che si guardano, si sfidano, si desiderano - e forse si vogliono morti, tanto è intollerabile ed estremo il loro desiderare.
E invece si separano. Manfred si fa accudire, invalido, dalla ex moglie. Marina torna dal marito, in città - la vacanza è finita. Quindici anni dopo quell'estate Manfred e Marina si ritrovano.

Una storia pesante, due anime smarrite che fanno i conti col loro presente e che non riescono a superare le lacerazioni che ne accompagnano l'intimo, due anime all'apparenza incompatibili ma bisognose l'una dell'altra, narrativa scorrevole a tratti cruda attraverso un percorso di diffidenze mai risolte in cui solo la passione animalesca non chiede il permesso alla ragione.

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aldo

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MessaggioTitolo: Re: I miei compagni di viaggio   Ven Set 10, 2010 5:15 pm

lo leggerò...quando avrò smaltito i regali del compleanno!!
tutti sanno che amo leggere ed i libri, così.....
quest'anno cinque!
la storia che porti però mi piace sj
la assaporerò
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SuonatoreJones

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MessaggioTitolo: Tutto d'un fiato    Mar Set 14, 2010 11:50 am

« "...tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale..." . »


Ken Saro-Wiwa (vero nome Kenule Benson Tsaro-Wiwa) (Bori, 10 ottobre 1941 – Port Harcourt, 10 novembre 1995) è stato uno scrittore e attivista nigeriano. Fu uno degli intellettuali più significativi dell'Africa postcoloniale.

Scrittore eclettico, esordisce come drammaturgo negli anni universitari per dedicarsi poi alla narrativa (Sozaboy, 1985) ed alla televisione; il segno di questa produzione letteraria e televisiva può essere trovato nel felice equilibrio tra il tentativo di dare una forma "accademica" a un inglese raramente considerato degno di indagine (il cosiddetto Pidgin) e l'intrattenimento popolare.

Al lavoro artistico Saro-Wiwa affianca subito un impegno nella vita pubblica che lo vede ricoprire dapprima ruoli istituzionali negli anni settanta (nell'autorità portuale e nella pubblica istruzione del Rivers State) per poi porsi in aperto contrasto con le stesse autorità statali e con il governo federale della Nigeria.

Fin dagli anni ottanta infatti Saro-Wiwa si fa portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, specialmente della propria etnia Ogoni maggioritaria nella regione, nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l'ecosistema della zona.

Nel 1990 si fa promotore del MOSOP (Movement for the Survival of the Ogoni People); il movimento ottiene risonanza internazionale con una manifestazione di 300.000 persone che Saro-Wiwa guida al suo rilascio da una detenzione di alcuni mesi comminata senza processo.

Arrestato una seconda e una terza volta nel 1994, con l'accusa di aver incitato all'omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, Ken Saro-Wiwa viene impiccato a Port Harcourt con altri 8 attivisti del MOSOP al termine di un processo che ha suscitato le più vive proteste da parte dell'opinione pubblica internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani.

Nel 1996 Jenny Green, avvocato del Center for Constitutional Rights di New York avviò una causa contro la Shell per dimostrare il coinvolgimento della multinazionale petrolifera nell'esecuzione di Saro-Wiwa.
Il processo ha poi avuto inizio nel maggio 2009, e la Shell ha subito patteggiato accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro).
La Shell ha però precisato che ha accettato di pagare il risarcimento non perché colpevole del fatto ma per aiutare il "processo di riconciliazione".
Secondo gli ambientalisti, invece, documenti confidenziali della Shell dimostrerebbero il coinvolgimento della compagnia petrolifera nelle violazioni dei diritti umani in Nigeria.

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Danae
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MessaggioTitolo: Re: I miei compagni di viaggio   Mar Set 14, 2010 11:54 am

I miei compagni di viaggio ha una trama che mi intriga.....
Credo che lo leggerò..


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Si sbaglia sempre..Si sbaglia per rabbia, per amore, per gelosia..Si sbaglia per imparare.
Imparare a non ripetere mai certi sbagli. Si sbaglia per poter chiedere scusa, per poter ammettere di aver sbagliato. Si sbaglia per crescere e per maturare. Si sbaglia perchè non si è perfetti..(Bob Marley)



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MessaggioTitolo: Sozaboy   Mar Set 14, 2010 11:56 am



I contenuti
Immaginate un villaggio ai confini del mondo, Dukana: una chiesa, i soliti vecchi che snocciolano storie, le donne che fanno i lavori pesanti. A Dukana vive il giovane Mene cole la madre, vive dignitosamente e fa l'aspirante autista di pulmini.
A Dukana nessuno sa niente di niente: tutti sentono alla radio di un governo che è cambiato e di cui conoscono solo funzionari e poliziotti, uomini corrotti che si pappano mazzette per ogni cosa.
Tutto scorre lento e lieto. Mene conosce la giovane Agnes, con più tette che anima, e la vuole sposare, e tutto sembra andar bene finché non si comincia a parlare di nemico, di casini nella nazione, finché non arrivano sozasoldati a requisire cibo e reclutare gente.
Per un giovane fare la guerra è una gran cosa, bisogna cacciare il nemico perché nel Paese manca il sale, e lui deve protoggere la giovane moglie.
E così Mene diventa Sozaboy, veste l'uniforme, sinist-dest, prende ordini senza capire perché fa quello che fa, e va al fronte, in fossi e acquitrini. Ma la guerra è un brutto affare, ci sono sozacapitani che ti fanno bere la piscia, aerei che cagano bombe che uccidono.
E così Mene scappa, conosce la prigionia, passa nelle file del nemico, lascia tutto per cercare la mamma e la sposa, per tornare a Dukana, perché ha capito che la guerra è una gran brutta cosa senza senso...
Questo è un assaggio del mondo fantastico che Saro-Wiwa tratteggia in questo suo capolavoro del 1985, ispirato alla guerra del Biafra che devastò la Nigeria dal 1967 al 1970.
Al di là del contesto storico, però, la forza della scrittura e della narrazione trasforma ogni personaggio in archetipo (della corruzione e dei mali endemici che ancora oggi affliggono la Nigeria), e riveste i luoghi e le gesta dell'alone del mito.
L'idea geniale è raccontare la perdita di innocenza di un mondo e lo scardinamento di gerarchie e ordini naturali attraverso gli occhi e le parole di un ragazzo che crede che la follia che lo investe abbia un senso, fino a scoprire dolorosamente il contrario: la lingua perciò ricalca la logica elementare e lo stupore primigenio di Mene, ha formule di antica oralità piena di rispetto per il mondo e le cose.
Non stupisca perciò se il nostro Sozaboy, che impara scappando, ci sembra vicino come una comica e lontano come una favola, se il sorriso per il suo ingenuo romanticismo diventa amaro di tragedia, perché questo antieroe ha molto da dire sui nostri tempi di barbarie, a ogni latitudine.

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MessaggioTitolo: Re: I miei compagni di viaggio   Mar Set 14, 2010 11:58 am

Storditaaaaaaa ...... è il titolo della mia raccolta di libri letti .... non so se esista un libro con quel titolo ..... :-D però leggi il primo che ho pubbicato credo che possa piacerti
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Danae
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MessaggioTitolo: Re: I miei compagni di viaggio   Mar Set 14, 2010 12:01 pm

eh..sì..me ne sono accorta 2' fa che avveo sbagliato titolo!!! e pensa che lo avevo anche letto sull'immagine della copertina...!! e vabbè......sigh....le streghe si saranno portate via anche la..memoria!!! Stordita è dire poco!!
Cmq mi riferivo a:Quando la notte...della Comencini!


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MessaggioTitolo: Re: I miei compagni di viaggio   Mar Set 14, 2010 12:04 pm

Ho letto Sozaboy questo week end, è sconvolgente nella sua semplicità narrativa, sconvolgente nell'ingenuità del personaggio che poi attraverso il dipanarsi delle vicende diventa incredulità e rabbia, mai rassegnazione, aiuta a conoscere un mondo quello africano controverso e fragile, ho preso spunto da un'intervista di Roberto Saviano che parlava dell'autore e del rischio che si corre a schierarsi contro il malaffare, l'ho comprato non me ne sono pentito

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