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 Franziscu ... su presidente

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MessaggioTitolo: Franziscu ... su presidente   Mar Set 14, 2010 1:27 pm



Francesco Cossiga (Sassari, 26 luglio 1928 – Roma, 17 agosto 2010) è stato un politico, giurista e docente italiano, ottavo presidente della Repubblica dal 1985 al 1992 quando assunse, di diritto, l'ufficio di senatore a vita.
A seguito di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri ha potuto fregiarsi del titolo di presidente emerito della Repubblica Italiana.
È stato ministro dell'interno nei governi Moro V, Andreotti III e Andreotti IV dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all'uccisione di Aldo Moro. Dal 1979 al 1980 fu presidente del Consiglio dei ministri e fu presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lasciò l'incarico perché fu eletto al Quirinale.
Nella XV legislatura ha sostenuto il riconoscimento della Nazione Sarda.


Francesco Cossiga nacque il 26 luglio 1928 da una famiglia medio-borghese repubblicana e anti-fascista.
A sedici anni si diplomò, in anticipo di tre anni, l'anno successivo si iscrisse alla Democrazia Cristiana e tre anni dopo si laureò in giurisprudenza

Iscritto alla sezione sassarese della Democrazia Cristiana a 17 anni, conseguì la maturità in anticipo e si iscrisse al corso di laurea in giurisprudenza, per laurearsi, a soli vent'anni, nel 1948, iniziando una carriera universitaria che gli sarebbe in seguito valsa la cattedra di diritto costituzionale dell'Università di Sassari. In quegli anni ha fatto parte della FUCI con ruoli di primo piano nella FUCI di Sassari e a livello nazionale.

Alla fine degli anni cinquanta, ancora trentenne, iniziò la sua folgorante carriera politica a capo dei cosiddetti giovani turchi sassaresi: eletto deputato per la prima volta nel 1958 divenne poi il più giovane sottosegretario alla difesa nel terzo governo Moro (23 febbraio 1966).
Dal novembre 1974 al febbraio 1976 fu ministro della pubblica amministrazione nel Governo Moro IV. Il 12 febbraio 1976, a 48 anni, divenne ministro degli interni.

L'11 marzo 1977, nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell'ordine nella zona universitaria di Bologna venne ucciso il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; alle successive proteste degli studenti, Cossiga, allora titolare del Ministero dell'interno, rispose mandando veicoli trasporto truppa blindati (M113) nella zona universitaria.
A seguito di ciò - ed a seguito della morte per colpi d'arma da fuoco della militante di sinistra romana Giorgiana Masi sul Ponte Garibaldi - il suo nome venne scritto dagli studenti, per protesta, storpiandolo: con una kappa iniziale ed usando la doppia esse delle SS naziste.

Nel gennaio 1978 riformò i servizi segreti dando loro la configurazione che avrebbero mantenuto fino alla successiva riforma del 2007, e creò i reparti speciali della Polizia NOCS e dei Carabinieri GIS.

Nel marzo 1978, quando fu rapito Aldo Moro dalle brigate rosse, creò rapidamente due "comitati di crisi", uno ufficiale e uno ristretto, per la soluzione della crisi.

Molti fra i componenti di entrambi i comitati sarebbero in seguito risultati iscritti alla P2; ne faceva parte lo stesso Licio Gelli sotto il falso nome di ingegner Luciani.
Tra i membri anche lo psichiatra e criminologo Franco Ferracuti. Cossiga richiese ed ottenne l'intervento di uno specialista americano, il professor Steve Pieczenik, il quale partecipò ad una parte dei lavori.

Circa la presunta fuga di notizie per la quale le BR parevano a conoscenza di quanto si discutesse nelle stanze riservate, Pieczenik ebbe ad affermare nel 1994 che aveva via via richiesto di ridurre progressivamente il numero dei partecipanti alle riunioni.
Rimasti solo Pieczenik e Cossiga, affermò lo statunitense «la falla non accennò a richiudersi».
Cossiga in seguitò non smentì, ma parlò di «cattivo gusto».

Non fu mai aperta alcuna trattativa con i sequestratori per il rilascio di Moro, il quale dalla sua prigionia scrisse a Cossiga dicendogli che «esiste un problema, postosi in molti e civili paesi, di pagare un prezzo per la vita e la libertà di alcune persone estranee, prelevate come mezzo di scambio.
Nella grande maggioranza dei casi la risposta è stata positiva ed è stata approvata dall'opinione pubblica».

Cossiga diede le dimissioni da ministro dell'Interno in seguito al ritrovamento del cadavere del presidente della DC in via Michelangelo Caetani.
Al giornalista Paolo Guzzanti disse: «Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo.
Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto.
Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro».

Appena un anno dopo, il 4 agosto 1979, fu nominato presidente del Consiglio dei ministri rimanendo in carica fino all'ottobre del 1980.

Cossiga come presidente del consiglio fu proposto dal PCI per la messa in stato di accusa da parte del Parlamento, in votazione in seduta comune, con una procedura conclusasi con l'archiviazione nel 1980, l'accusa era di favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d'ufficio.

Cossiga fu sospettato di aver rivelato a un compagno di partito, il senatore Carlo Donat Cattin, che suo figlio Marco era indagato e prossimo all'arresto, essendo coinvolto in episodi di terrorismo, suggerendone l'espatrio.
Durante la sua presidenza viene abbattuto il volo ITAVIA Bologna Palermo, 27 anni dopo Cossiga affermerà che il volo fu abbattuto da missili Francesi.
Nascondendo l'accaduto per 27 anni al popolo Italiano.

Il Parlamento in seduta comune ritenne però manifestamente infondata l'accusa, che era stata fatta procedere da parte della magistratura di Torino in seguito alle dichiarazioni del terrorista pentito Roberto Sandalo (Sandalo, soprannominato il "piellino canterino" perché fu uno dei primi pentiti dell'organizzazione terroristica Prima linea, aveva infatti riferito che in una conversazione con Marco Donat Cattin quest'ultimo gli avrebbe parlato dell'imminenza del suo arresto, appresa da fonti vicine al padre).

Nel denunciare il favoreggiamento personale il PCI guidato da Enrico Berlinguer fu assai deciso nel ritenere che Cossiga fosse la fonte della fuga di notizie sulle indagini sui terroristi.
Una possibile spiegazione di tanta certezza è offerta dalla nuova ricostruzione della vicenda offerta in un libro e confermata in un'intervista del 7 settembre 2007 dallo stesso Cossiga ad Aldo cacchio del Corriere della sera: Cossiga ha infatti ammesso (vent'anni dopo i fatti con il reato ormai caduto in prescrizione) parte dell'addebito, ma - soprattutto - ha rivelato che lui stesso informò il cugino Berlinguer del fatto, attendendosi comprensione ed ottenendo invece che la notizia venisse utilizzata per una battaglia politica contro di lui.

Dopo un periodo di allontanamento dalla vita pubblica, nel 1983 si candida al Senato nel collegio Tempio-Ozieri e viene eletto Presidente del Senato della Repubblica

Nel 1985 divenne l'ottavo presidente della Repubblica Italiana, succedendo a Sandro Pertini. Per la prima volta nella storia repubblicana, l'elezione avvenne al primo scrutinio, con una larga maggioranza (752 su 977 votanti): Cossiga ricevette il consenso oltre che della DC anche di PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e Sinistra indipendente.

La presidenza Cossiga fu sostanzialmente distinta in due fasi quasi eterogenee.
Assai rigoroso nell'osservanza delle forme dettate dalla Costituzione (essendo peraltro docente di diritto costituzionale) fu il classico presidente notaio nei primi cinque anni di mandato.
Unico indizio della sua futura posizione di denuncia delle reticenze del sistema politico fu la sua insistente richiesta di chiarire il ruolo del Capo dello Stato nel caso di conferimento dei poteri di guerra al Governo: ne derivò la nomina della Commissione Paladin.

La caduta del muro di Berlino segnò l'inizio della seconda fase. Secondo Cossiga la fine della guerra fredda e della contrapposizione di due blocchi avrebbe determinato un profondo mutamento del sistema politico italiano che nasceva da quella contrapposizione ed era a quella funzionale.
La DC e il PCI avrebbero dunque subito gravi conseguenze da questo mutamento, ma Cossiga sosteneva che i partiti politici e le stesse istituzioni si rifiutavano di riconoscerlo.
Iniziò quindi una fase di conflitto e polemica politica, spesso provocatoria e volutamente eccessiva, e con una fortissima esposizione mediatica (fu detto il «grande esternatore»), al solo scopo di dare delle «picconate a questo sistema», che perciò valsero a Cossiga negli ultimi due anni di mandato l'appellativo di «picconatore».

Rimonta a quest'epoca l'abbandono, da parte sua, di uno dei più antichi tabù della politica democristiana, cioè quello che esorcizzava l'esistenza di illeciti: conformemente alla formazione "tavianea" della sua iniziale carriera politica, egli tenne moltissimo a dimostrare (quasi "pedagogicamente") agli italiani i costi che in termini di legalità avrebbe sostenuto il mantenimento della pace pubblica durante il cinquantennio in cui in Italia vi era il più forte partito comunista d'Occidente. Per converso, la caduta del muro di Berlino - da lui percepita come svolta epocale prima di molti altri statisti italiani, tanto da essere stato l'unico politico romano a presenziare alla prima seduta del Bundestag dopo la riunificazione nel 1990 - fu per lui la vera giustificazione della riduzione dei margini di tolleranza dell'alleato nordamericano verso la classe politica italiana della "Prima Repubblica": si tratta di una tolleranza che lui percepì scemare quando la CIA interferì pesantemente (ed infruttuosamente) nelle vicende politiche delle massime istituzioni italiane, nel 1989, tentando di impedire l'ascesa di Giulio Andreotti a palazzo Chigi, probabilmente a causa della sua politica filoaraba.

Tra le esternazioni del presidente, vi fu quella contro il magistrato Rosario Livatino, definito sprezzantemente giudice ragazzino.
Livatino fu assassinato dalla mafia nel 1990.

Cossiga si dimise dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile 1992, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato, annunciando le sue dimissioni con un discorso televisivo che tenne simbolicamente il 25 aprile.
Fino al 25 maggio, quando al Quirinale fu eletto Oscar Luigi Scalfaro, le funzioni presidenziali furono assolte, come previsto dalla Costituzione, dall'allora presidente del Senato, Giovanni Spadolini.

Gladio


Nel 1966, quando entrò per la prima volta al governo, Cossiga ricevette la delega, come Sottosegretario alla Difesa, a sovrintendere Gladio, sezione italiana di Stay Behind Net, organizzazione segreta dell'Alleanza Atlantica (di cui facevano parte anche Austria e Svezia).

Le asserite responsabilità di Cossiga nei confronti di Gladio furono confermate dal medesimo interessato che, ancora presidente, ebbe a chiedere (il 21 novembre 1991, all'indomani della sentenza di incompetenza con cui il giudice Felice Casson aveva trasmesso gli atti su Gladio alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Roma) di essere processato e a definirsene «l'unico referente politico», precisando di «essere stato perfettamente informato delle predette qualità della struttura».
Sono differenti le versioni sui motivi che indussero l'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti a divulgare la struttura segreta di Gladio:

1. Paolo Guzzanti, nel suo libro Cossiga, un uomo solo (Rizzoli, 1991) dedica un capitolo («La fiaba del giudice, del gatto e del primo ministro») alla chiave interpretativa di fonte cossighiana: la richiesta del giudice che indagava sulla strage di Peteano, Felice Casson, di accedere agli archivi del SISMI a Forte Braschi, sarebbe stata inopinatamente accolta dal presidente del consiglio Giulio Andreotti per dare luogo ad un regolamento di conti con il Capo dello Stato, da poco esternatore assai sgradito alla maggioranza DC;
2. lo stesso Cossiga, in una sua autobiografia, La versione di K (Rizzoli, 2009), scrive, riferendosi ad Andreotti: "Mi ha risposto che, ormai caduto il Muro di Berlino, non vi era più alcuna ragione per non raccontare come stavano davvero le cose. Tanto più, aggiunse, che aveva concesso al pm veneziano Felice Casson (…) il permesso di andare a vedere negli archivi dei Servizi Segreti: a quel punto c'era poco da sperare che non avrebbe ricostruito tutto" (pag. 158).

Vi sono state differenti valutazioni politiche sul suo coinvolgimento nella vicenda di Gladio.

Mentre Cossiga ha recentemente dichiarato che sarebbe giusto riconoscere il valore storico dei gladiatori così come avvenne per i partigiani, il presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino ebbe a scrivere: «[...] se in sede giudiziaria un'illiceità penale della rete clandestina in sé considerata è stata motivatamente e fondatamente negata, non sono state affatto escluse possibili distorsioni dalle finalità istituzionali dichiarate della struttura, che ben possono essere andate al di là della sua già evidenziata utilizzazione a fini informativi...».

Secondo Cossiga ci sarebbero stati due ministri della Margherita del governo Prodi II nell'Organizzazione Gladio.

Messa in sato d'accusa

Il 6 dicembre 1991 fu presentata in parlamento da parte dell'allora minoranza la richiesta di messa in stato di accusa per Francesco Cossiga.

Tra i firmatari delle mozioni vi erano Ugo Pecchioli, Luciano Violante, Marco Pannella, Nando Dalla Chiesa, Giovanni Russo Spena, Sergio Garavini, Lucio Libertini, Lucio Magri, Leoluca Orlando, Diego Novelli.

Il comitato parlamentare ritenne tutte le accuse manifestamente infondate, come si legge negli atti parlamentari del 12 maggio 1993.
La Procura di Roma richiese l'archiviazione a favore di Cossiga il 3 febbraio 1992 e l'8 luglio 1994 la richiesta fu accolta dal tribunale dei ministri.

Cossiga scrisse: "il Partito comunista sapeva dell'esistenza di un'organizzazione segreta con le caratteristiche di Gladio. Lo dico perché ne fui informato da Emilio Taviani. (…) Perché i comunisti lanciarono comunque quella campagna e perché inserirono i fatti di Gladio tra le accuse che portarono alla richiesta di incriminazione nei miei confronti? Credo di avere la risposta.
Quello dei comunisti fu fuoco di controbatteria: era da poco crollato il Muro di Berlino e temevano che potessero arrivare da quella parte notizie di chissà che genere sul loro conto; quindi, per evitare di trovarsi in imbarazzo, cominciarono a sparare nel mucchio.
E io, (…) fui colpito per primo in quanto presidente della Repubblica" (Francesco Cossiga, La versione di K, pag. 159).

SECONDA REPUBBLICA

Sfaldatasi la DC ed essendosi i suoi esponenti divisi fra i due poli di centrosinistra e centrodestra, Cossiga decise in un primo momento di ritirarsi dall'attività di partito e di svolgere soltanto l'attività di senatore a vita. Successivamente, nel febbraio del 1998, diede vita ad una nuova formazione politica, l'UDR (Unione Democratica per la Repubblica), con l'intenzione di costituire un'alternativa di centro e ricompattare le forze ex-democristiane.

L'UDR raccolse l'adesione dei Cristiani Democratici Uniti di Rocco Buttiglione e di Clemente Mastella, alla guida di un gruppo di scissionisti del Centro Cristiano Democratico.

Quando Rifondazione comunista fece mancare il suo appoggio al governo Prodi I, che venne battuto alla Camera per un voto, Cossiga fu determinante per la formazione del governo D'Alema I. Il suo appoggio venne deciso, come Cossiga spiegò in una conferenza stampa [2] all'uscita dalle consultazioni con il presidente Scalfaro, per sancire irrevocabilmente la fine della conventio ad excludendum nei confronti del PCI. Massimo D'Alema fu il primo presidente del Consiglio a provenire dalle file dell'ex PCI. Per l'occasione Cossiga regalò al novello capo del Governo in Parlamento un bambino di zucchero, ironizzando un desueto luogo comune su usanze cannibalistiche dei comunisti. Nel frattempo il senatore Marcello Pera gli lanciava epiteti come discendente di barbaricini, briganti e rapitori, a cui Cossiga rispondeva ricordando le proprie origini familiari "contrariamente a chi ha un cognome di cosa, come si usava dare alle famiglie la cui origine era ignota".

Dopo un anno di vita, l'UDR si sciolse e larga parte di essa confluì nel nuovo soggetto politico creato da Clemente Mastella, l'UDEUR. Cossiga vi aderì in maniera puramente simbolica, per fuoriuscirne definitivamente il 6 novembre 2003, quando abbandonò, al Senato, il gruppo misto per iscriversi al gruppo per le autonomie.

Nel giugno 2002 ha annunciato le dimissioni da senatore a vita, che peraltro non ha presentato

Cossiga ha collaborato attivamente con diversi quotidiani, scrivendo anche sotto lo pseudonimo "Franco Mauri" per Libero e "Mauro Franchi" per Il Riformista. Alla fine del 2005 ha pubblicato sul quotidiano Libero una lettera nella quale ha annunciato di non volersi più occupare attivamente della politica italiana, ma non pare avervi dato pienamente seguito.

Il 15 maggio 2006 presenta in Senato il DDL Costituzionale n. 352, per la riforma delle istituzioni Sarde ed il riconoscimento della Nazione Sarda.

Il 19 maggio 2006 ha votato la fiducia al governo Prodi II.

Il 27 novembre 2006 ha presentato al presidente del Senato, Franco Marini, le dimissioni da senatore a vita, ritenendosi «ormai inidoneo ad espletare i complessi compiti e ad esercitare le delicate funzioni che la Costituzione assegna come dovere ai membri del parlamento nazionale». Le dimissioni sono state respinte dal Senato in data 31 gennaio 2007: il numero dei senatori contrari alle dimissioni è stato di 178, i favorevoli 100 e gli astenuti 12.

L'intera vicenda si è sviluppata in seguito a un'interpellanza parlamentare del mese di novembre 2006 nella quale il presidente emerito richiedeva al ministro dell'Interno Giuliano Amato di chiarire i motivi del pagamento di due giornalisti da parte del dipartimento della Pubblica sicurezza, diretto dal prefetto Giovanni De Gennaro. Data la non immediata disponibilità a chiarire direttamente la vicenda da parte del ministro Amato, in aula venne letta una risposta scritta da De Gennaro. Non condividendo il comportamento tenuto dal Ministro, Cossiga ribatteva con una delle sue note picconate: «[Ha preferito rispondere] lo scagnozzo di quel losco figuro (tale Roberto Sgalla) del capo della Polizia che si chiama Gianni De Gennaro [...]». Nella stessa data, prima del voto di cui sopra, Francesco Cossiga ha presentato pubbliche scuse allo stesso De Gennaro.

Il 6 dicembre 2007 è stato determinante per salvare dalla crisi il governo Prodi, con il suo sì al decreto sicurezza, sul quale l'esecutivo aveva posto il voto di fiducia.

Sempre nel 2007 è stato componente del comitato promotore del pensiero di Antonio Rosmini, in occasione della sua beatificazione avvenuta il 18 novembre 2007.


Nel 2008 Cossiga ha votato la fiducia al governo Berlusconi IV; in precedenza aveva votato la fiducia a Berlusconi un'altra volta, nel 1994 (governo Berlusconi I).

Il 23 ottobre 2008, in un'intervista al Quotidiano Nazionale, propone al Ministro dell'Interno Maroni la sua soluzione per contenere il dissenso universitario nei confronti della legge 133/2008: evitare di chiamare in causa la polizia, ma screditare il movimento studentesco infiltrando agenti provocatori, e solo allora, dopo i prevedibili disordini, "le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale".
Nell'affermare ciò Cossiga sostiene che il terrorismo degli anni '70 era partito proprio dalle università, e conferma di avere già attuato una strategia simile quando egli stesso era stato Ministro dell'Interno.
In seguito a questa intervista Alfio Nicotra, della direzione nazionale del Prc e responsabile del Dipartimento Pace e Movimenti del Prc ha chiesto di riaprire l'inchiesta sulla morte di Giorgiana Masi, uccisa in circostanze non ancora chiarite durante una manifestazione nel 12 maggio 1977, periodo nel quale stesso Cossiga era ministro dell'Interno.
Inoltre la senatrice Donatella Poretti (Radicale eletta nelle file del PD) ha deciso di depositare un disegno di legge per l'istituzione di una commissione d'inchiesta sull'omicidio della Masi.

Francesco Cossiga viene ricoverato in rianimazione al Policlinico Gemelli di Roma il 9 agosto 2010 per gravi problemi respiratori.
Muore il 17 agosto 2010 per insufficienza respiratoria causata da crisi cardio-circolatoria.

Prima di morire, allegate al testamento, Cossiga aveva incluso quattro missive, rese pubbliche, e indirizzate ai vertici dello stato (Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, Presidenti della Camera e del Senato: Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Renato Schifani).
Tali lettere, datate 18 settembre 2007, erano state sigillate per essere consegnate solo dopo la sua morte.
Delle personalità in carica all'epoca della scrittura, solo Giorgio Napolitano ricopriva ancora il proprio ruolo (gli altri erano: Romano Prodi, Franco Marini, Fausto Bertinotti).

La mattina del 19 agosto 2010 è stata celebrata una messa di suffragio in forma privata nella Basilica di San Carlo al Corso a Roma.
Successivamente la salma viene trasportata a Sassari dove vengono celebrati i funerali nella Chiesa di San Giuseppe.
Cossiga è sepolto nel cimitero comunale di Sassari, nella tomba di famiglia, poco distante dalla tomba di Antonio Segni


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MessaggioTitolo: Una macchia indelebile......... così nacque KOSSIGA con la K   Mar Set 14, 2010 2:02 pm

Il 12 maggio 1977, nell'anniversario della vittoria referendaria sul divorzio, i radicali decidono di tenere un sit-in in piazza Navona, nonostante l'assoluto divieto di manifestare in vigore a Roma dopo la morte, il 21 aprile, dell'agente Passamonti nel corso di scontri di piazza.
Il movimento e i gruppi della nuova sinistra aderiscono all'iniziativa, per protestare contro il restringimento degli spazi di agibilità politica e il pesante clima repressivo, favorito dall'appoggio esterno del PCI al cosiddetto "governo delle astensioni", il monocolore democristiano guidato da Andreotti.
Per far rispettare, a qualsiasi costo, il divieto, il Ministro dell'Interno Francesco Cossiga schiera migliaia di poliziotti e carabinieri in assetto di guerra, affiancati da agenti in borghese delle squadre speciali, in alcuni casi travestiti da "autonomi".
Fin dal primo pomeriggio la tensione è molto alta.
A quanti difendono il diritto di manifestare con brevi cortei e fortunose barricate, le forze di polizia rispondono sparando candelotti lacrimogeni e colpi di arma da fuoco.
Anche numerosi fotografi, giornalisti, passanti e il deputato Mimmo Pinto sono picchiati e maltrattati.
Con il passare delle ore la resistenza della piazza si fa più decisa, e vengono lanciate le prime molotov.
Mentre nelle strade sono in corso gli scontri, i parlamentari radicali protestano alla Camera contro le aggressioni e le violenze della polizia, fra gli insulti di quasi tutte le forze politiche. Mancano pochi minuti alle 20 quando, durante una carica, due ragazze sono raggiunte da proiettili sparati da Ponte Garibaldi, dove erano attestati poliziotti e carabinieri. Elena Ascione rimane ferita a una gamba.
Giorgiana Masi, 19 anni, studentessa del liceo Pasteur, viene centrata alla schiena. Muore durante il trasporto in ospedale.
Le chiare responsabilità emerse a carico di polizia, questore, Ministro dell'Interno, porteranno il governo a intessere una fitta trama di omertà e menzogne.
Cossiga, dopo aver elogiato il 13 maggio in Parlamento "il grande senso di prudenza e moderazione" delle forze dell'ordine, modificherà più volte la propria versione dei fatti.
Costretto dall'evidenza ad ammettere la presenza delle squadre speciali - tra gli uomini in borghese armati furono riconosciuti il commissario Gianni Carnevale e l'agente della squadra mobile Giovanni Santone - continuerà però a negare che la polizia abbia sparato, pur se smentito da vari testimoni e dalle inequivocabili immagini di foto e filmati.
L'inchiesta per l'omicidio si concluse nel 1981 con una sentenza di archiviazione del giudice istruttore Claudio D'Angelo "per essere rimasti ignoti i responsabili del reato".
Successive indagini hanno tentato, senza risultati significativi, di individuare gli autori dello sparo mortale in un "autonomo" deceduto da tempo, oppure nel latitante Andrea Ghira, uno dei tre fascisti condannati per il massacro del Circeo.
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Mar Set 14, 2010 5:39 pm

...ma tutti pronti ad elogiare il suo operato, una volta morto
non ho sentito nessuno anche solo sfiorare questi argomenti se non puramente per citazione e con tutta la cautela
magicamente da noi tutti diventano buoni, dopo
forse perchè tutti avevano ed hanno da coprire qualche magagna
mi sono spaventato nel leggere "patria"di de aglio...anche per la drammatica attualità e personaggi ora in posizioni chiave...
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Mar Set 14, 2010 6:00 pm

a proposito di ordine pubblico....


LETTERA APERTA AL CAPO DELLA POLIZIA ANTONIO MANGANELLI
Postato il Domenica, 09 novembre @ 05:12:03 CST di davide

DI FRANCESCO COSSIGA

Caro Capo, per alcune dichiarazioni paradossali e provocatorie da me rese sul come gestire l'ordine pubblico in questa ripresa di massicce manifestazioni e come, spengendo tempestivamente i focarelli, si possa evitare che divampino poi gli incendi, mi sono beccato denunzie da molte persone, sacerdoti, frati e suore comprese, e sembra che me sia in arrivo una da parte di S.Em.za il Card. Tettamanzi, firmata anche dai alcuni suoi fedeli adepti dei Centri Sociali, dei No Global e dei Black Bloc.
Ma osando contro l'osabile, caro Capo, vorrei darLe un consiglio. Gli studenti piu' grandi, anche se in qualche caso facendosi scudo con i bambini, hanno cominciato a sfidare le forze di polizia, a lanciare bombe carta e bottiglie contro di esse e a tentare occupazioni di infrastrutture pubbliche, e ovviamente, ma non saggiamente, hanno reagito con cariche d'alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante. E' stato, mi creda! un grande errore strategico.



Io ritengo che, data anche la posizione dell'opposizione (non abbiamo piu' il Partito Comunista e il ferreo servizio d'ordine della CGIL), queste manifestazioni aumenteranno nel numero, in gravita' e nel consenso dell'opposizione. Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti. A mio avviso, dato che un lancio di bottiglie contro le forze di polizia, insulti rivolti a poliziotti e carabinieri, a loro madri, figlie e sorelle, l'occupazione di stazioni ferroviarie, qualche automobile bruciata non e' cosa poi tanto grave, il mio consiglio e' che in attesa di tempi peggiori, che certamente verranno, Lei disponga che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino, in modo che qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino, siano danneggiati, se fosse possibile la sede dell'arcivescovo di Milano, qualche sede della Caritas o di Pax Christi, da queste manifestazioni,e cresca nella gente comune la paura dei manifestanti e con la paura l'odio verso di essi e i loro mandanti o chi da qualche loft o da qualche redazione, ad esempio quella de L'Unita', li sorregge.

L'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio come ho gia' detto un vecchio, una donna o un bambino , rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita.
Io aspetterei ancora un po', adottando straordinarie misure di protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di ''Bella ciao'', devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno.
E il comunicato del Viminale dovrebbe dire che si e' intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco,di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi gruppi di naziskin che manifestavano al grido di ''Hitler! Hitler!''. Questo il mio consiglio.

Cordialmente Francesco Cossiga'.

Fonte: www.asca.it
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Mar Set 14, 2010 6:02 pm

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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Mer Set 15, 2010 11:48 am

Ma......non si era detto che NON si doveva parlare di politica in questo forum ?????

Quindi non commento.
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Mer Set 15, 2010 4:36 pm

..è POLITICA QUESTA?
non mi pare
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Mer Set 15, 2010 5:07 pm

E' semplicemente un approfondimento sui personaggi che riteniamo essere stati nel bene e nel male protagonisti della vita pubblica, il richiamo di Dana a non parlare di politica lo trovo corretto per altre sezioni del forum, qui è un appendice in cui ciascuno posta documenti che ritiene interessanti su fatti di rilevanza ormai storica ... concordo con Aldo cmq.... che è più che altro esercizio di potere e non politica quello di cui discorriamo

Riporto un'intervista rilasciata da Mario Segni

Segni ricorda Cossiga: "Quand'ero bambino facevamo le vacanze insieme, era un pezzo del mio mondo"di Ignazio Dessì“Cossiga, per me e la mi famiglia, rappresenta un pezzo del nostro mondo”. Mario Segni, l’ex parlamentare sardo leader del movimento referendario che caratterizzò un momento importante della politica nazionale, ricorda così l’ex Presidente della Repubblica scomparso martedì. I suoi sono ricordi di prima mano, quelli di uno che Cossiga l’ha conosciuto fin da quando portava i calzoni corti. “Me lo ricordo sempre di casa, da quando ho memoria. Era coetaneo dei miei fratelli, affezionato di un affetto quasi filiale a mio padre, che verso di lui nutriva un affetto altrettanto grande. Le nostre famiglie insomma erano molto amiche e con Francesco trascorrevamo spesso le vacanze insieme”. Sardo l’uno e sardo l’altro, sassaresi ambedue ed entrambi espressione di quel cattolicesimo che nell'Isola produsse figure istituzionali di primo piano, Mariotto Segni è cresciuto in pratica insieme all'ex Presidente. Descrive il "Picconatore" come personaggio unico, spassoso, geniale e scomodo, complesso, certamente originale e legato a doppio filo alle sue origini.Onorevole, quanto fu importante per Cossiga il mondo cattolico e la Sassari del periodo della sua giovinezza?
“Cossiga faceva parte di quel pezzo di mondo cattolico, dell’azione cattolica più precisamente, che in gran parte ruotava attorno alla Parrocchia di San Giuseppe, dove fu parroco per oltre 40 anni monsignor Masia. A molti questo non dirà nulla, ma un sassarese può capire cosa significasse. Diciamo, per semplificare, che per una strana circostanza si concentrarono lì molti esponenti di famiglie destinate a giocare un ruolo fondamentale nella vita nazionale, come i Segni, i Berlinguer, i Parisi, i Cossiga, i Manconi, i Giagu, i Soddu e tanti altri”.Com’era il Cossiga che ha conosciuto nella sua fanciullezza?
“Facevamo di frequente le vacanze assieme, prima che lui si sposasse. Io ero ragazzino, ma lui era ancora giovane, visto che tra noi c’erano 11 anni di differenza. Quindi, per capirci, quando io avevo 15 anni lui ne aveva 26. Andavamo spesso in montagna perché io e i miei fratelli eravamo grandi appassionati di roccia. Francesco invece era appassionato dello stare ad aspettarci giù. In verità era pigro come pochi, ma era spassoso in maniera unica. Era divertente, brillante, di grande compagnia. Questo è il mio ricordo personale e in questo momento lo rivedo così”.E l'uomo politico? Lo descrivono come dotato di rare doti, geniale, spontaneo, schietto ma anche controverso.
“Sì, il Cossiga politico era un personaggio molto complesso, inutile negarlo”.Si dice che contribuì a far cadere la prima Repubblica, che poi picconò i partiti perché non aveva fiducia nella seconda e che cercò di rilanciare la Dc. Forse aveva intuito che la nuova Repubblica non aveva basi solide per andare avanti?
“Lui ebbe molte fasi e probabilmente anche idee diverse, quindi è possibile e anche legittimo quanto lei sostiene. Certamente la prima Repubblica si chiuse per tre eventi fondamentali: mani pulite, il movimento referendario e l’azione di picconatore di Cossiga. Lui era profondamente convinto della necessità di una Repubblica diversa, di tipo anglosassone, presidenziale e, sotto questo aspetto, io voglio ricordare (perché nessuno l’ha fatto) che portò avanti con noi referendari, nel 96-97, la battaglia per l’assemblea costituente. In definitiva era una battaglia per il sistema presidenziale e lui la fece con grande tenacia. E' un episodio che ho voluto raccontare nel libro che ho appena scritto (Niente di personale, edizioni Rubettino). Cossiga era profondamente presidenzialista e cercò di introdurre, pensando a un simile scenario, un partito più moderato del berlusconismo”.In una intervista recente Cirino Pomicino ha sostenuto che se Cossiga non si fosse dimesso da presidente della Repubblica avrebbe cambiato il corso della politica italiana, perché avrebbe ridato l’incarico di formare il governo a Craxi. Mentre invece al Colle salì Scalfaro e l’incarico fu dato a Giuliano Amato, con il conseguente crollo del "sistema". Ma il fatto che si sia dimesso non potrebbe anche voler dire che si è voluto togliere fuori dalla vicenda tangentopoli lasciando corso agli eventi? Cosa ne pensa?
“Può darsi, anche se è impossibile saperlo. In quel periodo, del resto, lui aveva una singolare contraddizione: mentre picconava il sistema e la Dc, aveva uno stretto rapporto con Craxi, pilastro della prima Repubblica. Quindi diciamo che è possibile, ma non lo sapremo mai, perché siamo nel campo delle ipotesi, ed anche quella di Pomicino non può che restare tale”.Una cosa che ha segnato la vita di Cossiga è stata la morte di Moro. In una intervista famosa disse che pochi si resero conto di come, con certe scelte, lo si stava condannando a morte.
“Che la linea della fermezza avesse molte possibilità (non dico certezza) di condannare Moro a morte lo sapevano tutti. Il problema è che Francesco Cossiga era ministro dell’interno, una delle persone, cioè, che decidevano. Anche se la decisione fu di tutto il governo e non solo sua. Del resto, con la sola eccezione del partito socialista, tutto il parlamento, con il Pci in testa e gran parte della Dc, era per la linea della fermezza. E a dirla tutta anch’io e la parte liberale della democrazia cristiana eravamo, con dolore, su questo fronte”.Col senno del poi, lei se n’è pentito? E le risulta se ne sia pentito Cossiga?
“Non ho il minimo dubbio che sia stata la linea giusta, quella che ha portato alla sconfitta delle Br. Credo, a questo proposito, che anche Cossiga l’abbia sempre pensata così e non si sia mai pentito del suo operato. Ovviamente ciò non significa che non provasse una fortissima sofferenza interiore”.Alcuni giornalisti ed analisti politici parlano di un Cossiga dei misteri. Quello della massoneria, di Gladio, delle stragi, del K sul cognome e della morte di Moro. Pensa che l'uomo che lei ha conosciuto presentasse anche questi aspetti, oppure è stato solo un servitore dello Stato che si è trovato a dover fare compromessi?
“Credo si sia molto romanzato, enormemente ampliato, quello che Cossiga aveva fatto. Lui, per altro, aveva un certo gusto personale per i problemi militari e polizieschi che qualche volta l’ha indotto ad occuparsi di certe cose più di quanto non consigliasse la prudenza. Oltre questo, io son convinto che nella sua vita non c’è stato niente di particolarmente misterioso”.E Gladio?
“Su Gladio io do un giudizio del tutto diverso da quello della gran parte dei commentatori. Era una organizzazione assolutamente legittima, sulla quale indagammo quando ero presidente del Comitato sui servizi di controllo. Era stata fondata nell’ambito della Nato, presente in tutti i Paesi che vi aderivano, ed era conosciuta dai governi che si sono succeduti dagli anni ‘50 in poi. Serviva a creare una sorta di resistenza interna in caso di invasione dell’Italia. Poi, come capita da noi, si sono innestate molte strumentalizzazioni. Inoltre, quando nacque Gladio Cossiga era semplicemente sottosegretario alla difesa e non credo possa avere avuto un ruolo decisivo”.Un’altra caratteristica di Cossiga era la profonda sardità e il suo essere sassarese. Non per nulla ha chiesto che ai suoi funerali partecipi la fanfara della Brigata Sassari. Era oltremodo orgoglioso delle sue radici?
“Sì, certamente. Sentiva profondamente l'essere sardo e ne era orgoglioso, anche se poi non è che si occupasse molto di Sassari, essendo attratto dalla grande politica. In questo era diverso da mio padre (altro ex presidente della Repubblica ndr) che restò sempre legato anche fisicamente al suo territorio, all’università, al mondo agricolo e pastorale, e tornava tutti i venerdì a casa. Quella di Cossiga era però una sardità culturale molto forte. C’era e amava sventolarla continuamente”.Cosa ricorderà, soprattutto, di Cossiga Mario Segni?
“Ho tante cose da ricordare. Del politico voglio però ricordare una cosa che non ha citato quasi nessuno, nonostante sia molto importante: uno dei governi Cossiga prese la decisione di installare in Italia gli euromissili. Decisione contestata da certe parti politiche ma che consentì all'Italia una presenza strategica di livello mondiale. Quanto al Cossiga uomo, invece, ho sempre davanti agli occhi il giovanotto che veniva in montagna con noi e ci aspettava alla base, preparando l’accoglienza al ritorno, pronto a ogni sorta di divertimento e cagnara”.Era davvero uno spirito libero in grado di dire sempre ciò che pensava?
“Era certamente un uomo di grandi qualità, di grande spirito e originalità”.

A conferma di quanto abbia contato e conti la gerarchia ecclesiastica in Italia .... e quanti danni abbia fatto nel tempo... ha ragione Mariotto Segni ... chi non è sardo non può capire ....non può sapere i danni che questa associazione di uomini di chiesa hanno causato alla Sardegna nell'amministrarla ... è purtroppo hanno tutti quanti lasciato eredi in giro.
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Mer Set 15, 2010 7:29 pm

Spiacente....per me è politica.
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Gio Set 16, 2010 3:37 pm

Si sta parlando di un personaggio, della sua figura, della sua vita trascorsa, per carità, pieno rispetto in tutto e nei confronti di chi ha aperto il topic, ma dire che "in questo caso" non è politica, no, assolutamente non vero, concordo con Algiuga.


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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Gio Set 16, 2010 3:56 pm

Ho solo detto ... che in questa sezione del forum ... ritengo non sia di fastidio parlarne ...
certo che è politica ... avendo il nostro caro Presidente messo lingua ... mani e quant'altro gli è stato possibile ... in 50 anni di vita del popolo italiano .... era una provocazione la mia ... derivante dalla disistima che ho per i politici italiani e per il loro modo di gestire il potere e la cosa pubblica, penso di recepire in questo anche l'intervento dell'amico Aldo
....
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Gio Set 16, 2010 4:07 pm

Non ho parlato di "fastidio", e poi, a me la politica piace, nel bene o nel male ne parlo volentieri.
Non ho altro da dire in merito.


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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Sab Set 18, 2010 9:00 am

algiuga ha scritto:
Ma......non si era detto che NON si doveva parlare di politica in questo forum ?????

Quindi non commento.

Ho scritto questo non per fare una critica ai post di SJ ma perchè in passato mi è stato fatto notare dai gestori del forum che non era consono allo spirito del vascello inserire argomenti e discussioni politiche

Anche a me non da fastidio parlare di politica,anzi lo ritengo un aspetto importante del vivere sociale.
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Gio Set 23, 2010 12:47 pm

LERICI (LA SPEZIA) - "C'era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio".
Il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha ripetuto la sua verità sul caso Ustica, nel corso di una telefonata arrivata durante il Galà per la consegna del premio 'Agave di Cristallo' per il miglior linguaggio documentaristico consegnato ieri in tarda sera a Lerici a Giampiero Marrazzo per 'Sopra e Sotto il tavolo', una cine-inchiesta sul disastro aereo del Dc9 Itavia avvenuto la notte del 27 giugno 1980 e costato la vita a 81 persone.

"Non ho dato un grande contributo alla storia - ha detto Cossiga - ho solo raccontato quello che sapevo. Si è riaperta un'inchiesta su Ustica e ho testimoniato".
L'ex presidente, nell'intervista contenuta nel documentario, ha svelato che l'allora capo del Sismi gli riferì che sarebbe stato un missile, lanciato da un aereo francese per colpire un aereo libico con a bordo Gheddafi, ad abbattere il Dc9 Itavia sulle acque di Ustica.
Cossiga, però, ha espresso la propria sfiducia sulla possibilità che in futuro venga fatta chiarezza: "Credo però che non si saprà mai nulla di più - ha aggiunto Cossiga - La Francia sa mantenere un segreto e si è sempre rifiutata di rispondere alle nostre domande.
L'altro Stato coinvolto è l'ex Unione Sovietica".

Nel film, l'ex premier Giulio Andreotti dichiara che "non c'è nulla da sapere", l'ex ministro Gianni De Michelis replica al giornalista che la sua è "passione mal spesa".
Cossiga invece afferma di aver saputo a suo tempo che il missile che abbattè l'aereo Itavia con 81 persone a bordo era francese.
Alla domanda su cosa avrebbe chiesto allo Stato se avesse avuto un parente su quel Dc9, Cossiga ha risposto "tutto".
Poi ha aggiunto: "I francesi non lo diranno mai.
E se qualche giornalista insiste, chissà che non abbia un incidente d'auto".

Marrazzo ha rivelato che "non solo la Francia non intende rispondere, ma ha fatto sapere di essere molto seccata con il governo e con la magistratura italiana. Il fatto che un altro paese europeo si rifiuti non solo di parlare, ma perfino di commentare queste accuse, ci fa inorridire".

Aberrante "E se qualche giornalista insiste, chissà che non abbia un incidente d'auto", esempio di una mentalità e di un cinismo fuori da ogni ragion di Stato, riusciranno mai a riposare in pace Ilaria Alpi ... Mino Pecorelli... Anna Politkovskaja ... per citarne solo alcuni.
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Gio Set 23, 2010 4:58 pm

Ilaria Alpi ... Mino Pecorelli... Anna Politkovskaja ...

Perchè lo facevano?
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Ven Set 24, 2010 1:21 am

Non capisco il senso della domanda Al.... .. lo facevano perchè credevano nel loro lavoro al di sopra di tutto ... non come i direttori dei giornali di oggi .... sponsorizzati dai vari politici di riferimento ... se il sacrificio di giornalisti seri non è servito nemmeno a far capire quanto marcio è il potere e chi lo amministra .... forse avevano ragione i terroristi che anzichè le inchieste usavano altri sistemi ... e qui mi taccio .... perchè davvero non ho capito il senso della domanda
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Ven Set 24, 2010 9:17 am

Chiarisco il senso della mia domanda......più che una domanda era una riflessione,un pensiero ad alta voce,un parlare con me stesso.

Solo per il fatto che sono stati uccisi non penso automaticamente che erano giornalisti "seri",che lo facevano"perchè credevano nel loro lavoro", per passione e per altruismo.

Nè penso che sono stati uccisi per chiudergli la bocca,può sicuramente essere così,ma possono ugualmente esserci tanti altri motivi.Solo chi li ha uccisi lo sa.
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Ven Set 24, 2010 1:10 pm

Beh .... era chiaro il senso della domanda .... abbastanza cinica la spiegazione .... vista la loro storia .... e la storia dei presunti mandanti e moventi .... , non sono io a dirlo, ma la magistratura che all'uopo ha indagato e indaga .... ma in una nazione in cui non ci si meraviglia e indigna che personaggi come giusva fioravanti, francesca mambro, graziano mesina, tanti brigatisti mafiosi e camorristi possano dormire tranquillamente nel proprio letto grazie agli sconti di pena, diventa normale che un giornalista d'inchiesta possa "essersela cercata" (per copiare una frase recente della democristianità) e che nessuno si meravigli della loro fine o abbia almeno l'esigenza di capire chi fossero, ai tre aggiungo Peppino Impastato che forse rende ancora meglio l'idea di quanto aberrante possa essere certa gestione di potere .... (che sia mafia o stato ... poco sposta)
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Ven Set 24, 2010 2:15 pm

Più che cinica la spiegazione voleva essere distaccata e non emotiva.del resto di giornalisti morti ammazzati cr ne sono tanti ma ci sono anche tanti morti ammazzati politici,magistrati,poliziotti,soldati,gente comune.......
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Ven Set 24, 2010 5:35 pm

Citazione :
....... ma in una nazione in cui non ci si meraviglia e .............diventa normale che un giornalista d'inchiesta possa "essersela cercata" ............
condivido pienamente il pensiero espresso da SJ in relazione a tutto il topic.... in particolare, per quanto sopra riportato, aggiungo ai tanti (troppi), Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino di Napoli. Il 23 settembre del 1985 due sicari della Camorra lo assassinarono sotto casa nel quartiere del Vomero. Aveva appena compiuto 26 anni. Nei suoi articoli si occupava di lavoro, droga ma soprattutto di Camorra. Proprio ieri ricorrevano 25 anni dall'omicidio.... nessun direttore dei giornali e/o telegiornale se ne è ricordato .... troppo impegnati a "sponsorizzare i vari politici di riferimento".



http://www.giancarlosiani.it/

perdonate la mia intromissione e se sono andato fuori tema.......
benchè avessi letto tutto il topic non ero intervenuto prima perchè: disprezzavo il politico, ministro, presidente Francesco Cossiga da vivo e non me ne importa un fico secco da morto...amen


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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Sab Set 25, 2010 1:14 pm

algiuga ha scritto:
Più che cinica la spiegazione voleva essere distaccata e non emotiva.del resto di giornalisti morti ammazzati cr ne sono tanti ma ci sono anche tanti morti ammazzati politici,magistrati,poliziotti,soldati,gente comune.......

Aggiungo Troppi
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Sab Set 25, 2010 1:17 pm

Ed ancora:non tutti sono eroi,persone da ammirare,gente onesta e buona.
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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Dom Set 26, 2010 9:33 pm

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MessaggioTitolo: Re: Franziscu ... su presidente   Dom Set 26, 2010 10:07 pm

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