Il vascello verde ramarro di Pigiama Party

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 i detti napoletani

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soleazzurro
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Lug 14, 2010 5:11 pm

noooooooooooo...quella è l'acqua di Telese..., mi scuso per i pasticci combinati....
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soleazzurro
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Lug 14, 2010 5:16 pm

soleazzurro ha scritto:
si tratta di i un'acqua carica di sodio e frizzantina con odor di zolfo...non per niente napoli non è lontana dalla Solfatara ( da visitare ).

Si tratta di un'acqua conosciuta ed utilizzta da secoli a Napoli...., una vera e propria leccornia da "consumare" con " una scorza di limone.

Putroppo, la fonte che si trovava in zona Chiatamone, fu inopinatamente chiusa nel 1973 ( incolpata senza prove ...e frettolosamente di essere veicolo di infezioni...così come capitò alle povere cozze...che del colera non avevano colpa...ma qualcuno doveva pagare..), quando a Napoli vi fu un focolaio di colera...un piccolo focolaio che i mass media ...ingigantirono a dismisura.

Veniva venduta dagli acquaioli ed era molto apprezzata da tutti i ceti della popolazione....


Bibita digestiva e - a detta anche di alcuni medici – ricca di proprietà benefiche (per combattere anemia e carenza di ferro), l’acqua ferrata si poteva bere liscia, con l’aggiunta di succo d’arancia, limone e bicarbonato, oppure addirittura allungata con il vino.

Veniva raccolta dagli acquaioli nelle famose " mummare " ( contenitori in terracotta panciuti che la mantenevano fresca )
I turisti...una volta provata...ne andavanop pazzi e non sapevano piu farne a meno... .

Probabilmente ma ...questa è una mia malignità...il tutto fu causato dalla speculazione..., proprio sulla sorgente doveva essere costruito un hotel a 5 stelle...il Continental...

Poi la sorpresa...nel 2000....l'acqua suffregna o ferrata ...trovò la sua strada...e ricominciò a sgorgare ......sui marciapiede di palazzo reale ...

Io credo che quell'acqua meravigliosa amava troppo il popolo per essere nascosta ....ed allora il Comune non potè fingere ....e recuperò l'acqua con la realizzazione di 4 fontane.... , ma pare ...che i tubi si ostruirono e la fonte fu nuovamente chiusa...., si iniziarono interminabili lavori di ristrutturazione...ma nella Città del provvisorio...la riparazione divenne eterna...e...oggi le fontane tante amate dai napoletani con quel meraviglioso dono di Dio ...sonoa ncora chiuse...

C'è qualche maligno che crede vi siano altri motivi....in attesa che kl'acqua diventi merce e pagata a caro prezzo.

A nulla sono finora valse le proteste delle associazioni...

Mi auguro che un giorno Jul possa deliziarsi di qull'acqua.
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juliet
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Lug 14, 2010 5:21 pm

soleeeee......è la stessa acqua puzzolente di primaaaa!!!!!! solo ke ora non è più marroncina!
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Lug 14, 2010 11:22 pm

Jul non mi toccare toccare l'acqua ferrata...capsco che stai scherzando,ma ti dico che io l'ho gustata e non era nè maleodorante nè sporca.

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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Lug 14, 2010 11:31 pm

no al, non sto skerzando....comunque non ci penso proprio a toccartela...la lascio tutta a te, bevila pure tu l acqua ke puzza di zolfo.
sono già strega e diavolessa senza bisogno di aiutini extra.
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Lug 14, 2010 11:46 pm

Non sei mai stata alle terme di acque albule sulfuree? Lasciano una pelle.....
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Lug 14, 2010 11:48 pm

ma non le bevo....bleah
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Lug 14, 2010 11:52 pm

Ok vuol dire che preferisci esser bella fuori...
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Gio Lug 15, 2010 8:37 pm









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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Dom Ago 01, 2010 8:26 pm

L'urdemo lampione 'e Forerotta ( l'ultmo lampione di Fuorigrotta )

E' un'espressione usata per dire che una persona non ha voce in capitolo...non conta niente...

L'espressione ha origini non antichissime...., fu coniata ai tempi della illuminazione pubblica a gas delle strade.

I lampioni erano rigidamente numerati ...., l'ultimo lampione si trovava in località Fuorigrotta ( ora c'è lo stadio San paolo )...tale ultimo lampione aveva il numero 6666 ...

Nella smorfia napoletana il numero 66 indica lo " scemo" o comunque chi non conta niente....

Fuorigrotta : il nome Fuorigrotta risale all'epoca romana.
Infatti la zona era collegata ( e lo è anche oggi ) con Mergellina -( zona di Piedigrotta dove è visitabile la tomba di Virgilio ) attrverso una grotta ( Crypta neapolitana ) ancora visibile in parte.

Pare che la zona fosse molto amata da Leopardi che a Napoli ....si dice ....ebbe l'unico vero amore " non virtuale " della sua vita...., forse l'aria...altro che viagra...
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Ven Ott 22, 2010 2:57 pm

'e pere cosce 'e ronne ( le pere gambe di donna)

Sono una particolare qualità di pere molto gustose e diffuse in tutta la nostra Italia.

Credevo che la denominazione avesse origine dalla particolare forma delle pere ...lunghe ed affusolate ma ...non magre ( fortunatamente....).

Erravo.

Zio Antonio....che ora ha 96 anni ed è una fonte inesauribile per me di conoscenza deii detti...mi ha rimproverato....: a Napoli non si usa chiamare la donna " ronna " ma " femmena e ...quindi l'origine andava cercata altrove....

Cerca cerca...sono venuto a capo dell'enigma...

Un gauchista molto noto - Gennaro Rossano - spiegò che le gambe dell'altra metà del cielo non c'entrano nulla con la denominazione di quel frutto.

Infatti quella varietà di pera ha origine in Francia con massima diffusione nella zona della provincia di Rouen...., quella pera e più simile , a ben vedere, di più ad una campana...e quindi semplicemente " le cloches de Rouen"...che il napoletano ha tradotto in cosce di ronna ( donna )....

Spero di non aver annoiato....ma era una curiosità che mi accompagnava da bambino....


Ultima modifica di soleazzurro il Ven Ott 22, 2010 11:36 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Ven Ott 22, 2010 7:49 pm

fantastico, sole!!! Il detto non lo conoscevo ma la spiegazione mi diverte!!
posso aggiungere una curiosità??? un parere dai maschietti del forum: che ne pensate di queste gambe??( solo delle gambe)







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Si sbaglia sempre..Si sbaglia per rabbia, per amore, per gelosia..Si sbaglia per imparare.
Imparare a non ripetere mai certi sbagli. Si sbaglia per poter chiedere scusa, per poter ammettere di aver sbagliato. Si sbaglia per crescere e per maturare. Si sbaglia perchè non si è perfetti..(Bob Marley)



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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Ven Ott 22, 2010 11:38 pm

pessime a mio parere....
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Ott 23, 2010 11:21 am

direi normali... proporzionate al fisico della ragazza.... una bella ragazza, un bel fisico....nel compleso....
un pessimo, invece, lo do alla omsa (che produce le golden lady), una eccellente fabbrica italiana che, per speculazione, ha trasferito tutta la produzione in Serbia lasciando senza lavoro più di 400 donne (snza contare tutto l'indotto), per andare a sfruttare ignobilmente le lavoratrici serbe.......
un pessimo...pessimo...pessimo... e acnora di più, a coloro che, colpevolmente, hanno lasciato che ciò succedesse!
Donne, boicottate, non comprate più i prodotti omsa.

ops... forse questo non era il prosto adatto per scrivere questo.... scusa Sole.


Enim
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Ott 23, 2010 1:33 pm



enim....mah!( per l'apprezzamento..)











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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Ott 23, 2010 1:49 pm

Purtroppo l'Omsa non è l'unica a fuggire dall'Italia.

Concordo con Enim sul giudizio su fabbriche che quando splende il sole....approffittano ed alle prime nuvole fuggono via, e nessuno fa nulla per trattenerle....

Per molti imprenitori la manodopera è solo carne da macello...deve costare il meno possibile per consentire utili sempre crescenti.

E' solo mancanza di morale...ma è il mondo in cui oggi viviamo.

Sul lato estetico....continuo a non concordare con Enim....ma ovviamente il bello è ciò che piace.

Un grande filosofo tedesco provò a dare un senso universale al bello....distinguendo il bello in " geometrico e matematico" ...entrambi categorie valide di valori assoluti.

Il filosofo si chiamava Kant ...proprio quello del " cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me"...e qui si potrebbe parlare all'infinito della tristezza dei tempi in cui viviamo..., tempi senza leggi morali dentro di se....,.

Enim ha riproposto alltrove il bel discorso di Pericle..." da noi ad Atene si fa così..." ed è il manifesto della democrazia di Uomini veramente liberi per i quali conta il bene comune più dell'egoismo...ma erano altri tempi ed altri Uomini...

Per tornare al lato estetico...in oggetto..." le gambe della ragazza Omsa"....vorrei ricordare a Carmine...che i maestri della bellezza.... greci antichi...avevano stabilito nelle misure proporzionali la bellezza femminile e maschile ( Il famoso canone )

Tutta la produzione di sculture e di pitturei più importante dai tempi antichissimi a noi...propone sempre una donna con forme ben evidenti ...e gambe mai magre....

Forse solo Botticelli propose qualcosa di un tantino diverso...le tre grazie ma poi ...la nascita di Venere che contraddice il concetto precedente.

Diciamo pure che il modello femminile di magrezza e talora eccessiva magrezza è roba moderna...e non molto , amio parere, apprezzato dai veri " competenti maschili...e spesso sfocia in antistetica anoressia....

Vero è che la ragazza Omsa è tutta proporzionata...ma io preferisco il modello della Venere greca....quei modelli davanti ai quali...Carmine pure resta senza parole...quando le ammira al Museo nazionale di Napoli...

Confessalo Enim.....confessalo

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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Ott 23, 2010 2:13 pm

I canoni di bellezza di cui parla Sole , anche se modificatisi durante il corso degli anni, mantiene delle caratteristiche ben precise.
Per tornare alla pubblicità delle calze, io trovo pessime quelle gambe che non hanno nessuna forma..sembrano solo 2 mazze e basta!
Va bene la magrezza ma la magrezza armonica.
C'è un canone che stabilisce la perfezione di una gamba..pare che quando queste siano unite debbano presentare tre "fori": uno all'altezza delle cavigilie , uno subito sopra il polpaggio, e l'ultimo all'interno delle coscie, proprio per evidenziare la caviglia sottile, il polpaccio ben definito e la coscia che deve essere tornita ma assume una forma leggermente conica al rovescio....
La modella in questione ha 2 bastoni asettici....
Un corpo magro e proporzionato è quello di Belen...nn questo...
Enim..ma che gusti hai???


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Ott 23, 2010 2:54 pm

Citazione :
.ma io preferisco il modello della Venere greca.
ebbene si, lo confesso.... piace anche a me.....

Citazione :
La modella in questione ha 2 bastoni asettici....
Enim..ma che gusti hai???

forse sono stato frainteso..... ho semplicemente detto che le gambe della ragazza sono proporzionate al suo fisico e che, nel complesso, il tutto non è sgradevole.....(è magra ma non anoressica)....
Altra cosa è il fisico, le gambe della donna che.... "mi fanno voltare lo sguardo di scatto"....(quì concordo con quanto scritto da sole...belle forme in evidenza e gambe non così magre).

Citazione :
C'è un canone che stabilisce la perfezione
questo, invece, non mi piace....(chi è che si ritiene in grado di "stabilire" in assoluto e con che criterio...)
non mi piacciono le cose prestabilite per "canoni", in generele.... la bellezza in assoluto (sia di una gamba, come di una musica oppure di un quadro) ha sempre una variabile "soggettiva"....
(spero di essere stato chiaro.... Question )


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Ott 23, 2010 3:51 pm




Allora...l'attrice Michelle Pfeiffer è stata ritenuta la donna più bella del mondo ( come viso) perchè lo stesso rispettava delle misure, delle distanze, delle trigonometrie che lo rendevano assolutamente perfetto.
Michelle Pfeiffer è una donna splendida ma guardandola , oggettivamente o soggettivamente si può ritenere che ci siano anche donne più belle.
Una musica, un testo, un quadro, un saggio..devono avere delle regole e l'attenersi a certe regole fa sì che una cosa si distingua dall'altra.
Ti sarà capitato di vedere un bellissimo ed emozionante quadro che..ahimè, era scarsamente valorizzato rispetto a qualcosa di poco piacevole che però era stato stimato come un capolavoro...
Ecco...le regole e i canoni ci sono, poi naturalmente il gusto è un'altra cosa..( altrimenti tutte le donne che nn avessero avuto 90-60-90 x 175 cm..si sarebbero dovute fare suore!!)..


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Ott 23, 2010 11:01 pm

no, no... Danae, vedo che non riesco a spiegarmi....
1)
Citazione :
rispettava delle misure, delle distanze, delle trigonometrie che lo rendevano assolutamente perfetto
la simmetria perfetta del corpo umano, in natura, non esiste...perciò questa, quando rilevata, è sicuramente ottenuta artificialmente (anche se forse non è il caso della Pfeiffer... non so...);
2)
Citazione :
avere delle regole e l'attenersi a certe regole
chi decide le "regole"? e perchè attenersi ad esse? l'inventiva, l'estro, l'interpretazione soggettiva distingue una cosa dall'altra...(l'unica regola che mi piace è.... il "buon senso")
3)
Citazione :
.le regole e i canoni ci sono,
già... lo so che i "canoni" ci sono, purtroppo, ma, ripeto, chi è che si è arrogato il diritto di stabilirli?? e perchè?? allora io, perchè mi piace così, stabilisco che da oggi il canone è 60-90-60 x 210 cm (marò un extraterrestre.. Very Happy ).... e, comunque, nel tempo, anche i "canoni" cambiano, come le mode... a cui penso siano legati....

vabè... forse in fondo diciamo le stesse cose, però credo che continuando così non riusciremo mai a spiegarci.... e poi, ci siamo dilungati un po troppo uscendo dal tema del post.... (scusa Sole).....
Very Happy


Enim
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Ott 23, 2010 11:46 pm

Enim...concordo....ma forse diciamo tutti la stessa cosa....

Personalmente...tuttavia....amo la donna raffigurata dai grandi scultori greci....la Venere calipigia.....che si trvano raffigurate nell'arte greca classica....

Canoni o non canoni...sono l'esaltazione della grazia e della femminilità...., uguale discorso ...ovviamente per le raffigurazioni dei maschi...gli atleti greci.
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MessaggioTitolo: agrus est   Mer Dic 01, 2010 12:03 am

Agrus est

Strano ma vero...è un modo di dire napoletano, sia pure non più molto comune.

Tale detto deriva da un fatterello vero: Un sagrestano , in lite con il parroco, versò volutamente aceto nell'ampollina anzicchè vino.
Il sacerdote nel berlo, mormorò " agrus est " ( agro è termine dialettale , il termine latino sarebbe acer ).

Il sagrestano ribattè: " te l'he a vevere ( devi berlo) ! in sacrestia ci vediamo...se mi trovi..."

Il modo di dire è utilizzato quando un napoletano deve accettare una situazione inevitabile....
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Dic 01, 2010 4:08 pm

............. " agrus est " ............ già
questo non lo conoscevo, Sole...


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Apr 09, 2011 11:33 am

'A cart' 'e musica 'mman ' 'e barbiere ( la carta di musica in mano ai barbieri )

La locuzione è ancora molto in uso nel napoletano.

Si riferisce all'incapacità di una persona ad utilizzare un oggetto di cui sia in possesso.

Nelle barberie di Napoli , anticamente, era tradizione che fosse esposto un mandolino.

Con tale strumento il barbiere , spesso, si cimentava...ma quasi sempre con risultati molto scadenti...., i barbieri erano quasi sempre dei dilettanti senza talento e pertanto...il mandolino non serviva a nulla come a nulla servivano gli spartiti ( a carte e musica ) che non sapevano assolutamente leggere.

L'espressione si usa in modo canzonatorio ed ironico per sottolineare l'incapacità di una persona incompetente che pur si ostina a mettersi alla prova in attività per le quali non ha alcun talento o conoscenza.

Stesso significato ha l'espressione...." 'a lanterna mman 'e cecate"... la lanterna in mano ad un cieco non ha alcuna utilità...


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Apr 13, 2011 9:58 pm

E bravo sole!!!!! condivido Smile
Altra espressione:
" chi non ha i denti..ha il pane! "( e viceversa..)


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Gio Apr 14, 2011 8:24 am

eheheheh io squalo sono ..... ma il pane dov'èèèèèèèè....... buona giornata .... Sole ci stai un pò viziando ma questo ci piace .... fossero così facilmente comprensibili quelli in dialetto sardo .... purtroppo nella traduzione perderebbero molto significato ... vedrò se arricchire la rubrica dei proverbi e degli aforismi senza che la stessa perda di interesse
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Gio Apr 14, 2011 11:52 am

Fantastico, Duca!!!!non sarebbe affatto male!!

Squalo senza pane????? Ecco......l'applicazione del detto!!!


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Gio Giu 02, 2011 11:39 pm

Fa' zitabona

Può capitare....ed è molto imbarazzante....che cadano i pantaloni per una motivazione puramente tecnica... pantaloni larghi in vita, cedimento di bretelle o cinture...può capitare ed è molto imbarazzante.

Anche se poco usata oramai....in tali casi il napoletano utilizza l'espressione " fà zitabona "

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Origine dell'espressione :

regnanti gli aragonesi vigeva la legge ( o la prassi ) in base alla quale coloro che cedevano i propri beni ai loro creditori salissero sulla base di una colonna che si trovava a Castelcapuano ( tribunale ) ed abbassati i pantaloni, appoggiavano il loro lato B alla colonna e contemporaneamente pronunciavano la frase " CEDO BENIS" che fu trasformato dal volgo ignorante in latinorum nel più accantivante " ZiTABONA".

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Ancora oggi è possibile vedere la colonnina famosa del zitabona o cedo benis al Museo di san Martino.
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Ven Giu 03, 2011 11:22 am

questo detto... questo aneddoto proprio non lo conoscevo, lo sento oggi per la prima volta...
Si vede proprio che non sono napoletano DOC... Rolling Eyes


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Ven Giu 03, 2011 5:49 pm

Nemmeno io conoscevo il detto ma sono...scusata, non essendo partenopea se non di adozione, per questo ho approfondito ( e spero che Sole non se ne abbia a male) la storia del detto.:

Nel 1540 il viceré Don Pietro di Toledo riunì tutti gli uffici della
magistratura, che erano sparpagliati in diversi luoghi della città, in Castel
Capuano che, da fortezza e reggia, fu opportunamente trasformato ed
adattato a sede del Tribunale civile e penale, assumendo la denominazione
di Palazzo della Vicarìa (cioè palazzo del vicario del re che sovraintendeva
agli affari della giustizia).
Nel largo davanti alla porta principale del Castello, a destra, sopra
una base quadrata di pietra, si alzava una colonna di marmo bianco che
veniva indicata come la “colonna infame della Vicarìa” (per alcuni, invece,
la colonna era posta all’interno, in una sala del Tribunale.

Secondo vecchie leggi, quando un fallito o un debitore insolvente
fosse disposto (o era costretto) a cedere i suoi beni ai creditori, poteva
affrancarsi salendo sul basamento di pietra della “colonna infame”, dove si
calava le brache davanti ai creditori stessi e, mostrando pubblicamente il
deretano nudo, lo poggiava (o lo batteva tre volte) contro la colonna (o
contro la pietra), pronunciando le parole “cedo bonis”: in tal modo si
spossessava dei propri averi.
Secondo un’altra versione il debitore insolvente doveva salire sulla
pedana, denudarsi, mettersi con la faccia rivolta verso la colonna e
pronunciare la formula; ma non era tenuto a poggiare o battere il deretano
contro la pietra o contro la colonna.
Va precisato comunque che tale singolare rito giudiziario non era
esclusivo del Regno di Napoli e trovava corrispondenza in analoghe
procedure di altri ordinamenti giuridici, come quello di Firenze dove il
debitore insolvente percuoteva il proprio deretano denudato contro un
“lastrone” posto nel palazzo di giustizia.

Peraltro, sembra che la pena della cedo bonis non dovette essere
considerata dai napoletani particolarmente pesante, tanto che non pochi se
ne sarebbero avvalsi per definire la propria difficile posizione debitoria. Il
popolino allora inventò la seguente filastrocca:
Colonna santa, colonna viata,
tutte li dièbbete tu m’hai levato;
si sapevo primma la toia vertù
n’avarrìa fatto duciento de chiù.
Nel 1546 lo stesso Don Pietro di Toledo abolì tale vergognosa esibizione sostituendola
con un’altra più decorosa: il debitore che ricorreva al disonorevole
beneficio del “cedo bonis” non si calava più le brache ma, dopo che il suo
nome e la formula d’uso erano stati gridati dal banditore, rimaneva ritto
accanto (o abbracciato) alla colonna, per un’ora, al cospetto dei suoi
creditori, tenendo il capo scoperto.
C’è chi afferma che il debitore aveva l’obbligo di stare a testa nuda,
ma in una Prammatica del 21 marzo 1586 si ordinava in maniera chiara che
“tutti quelli che fanno cessione de’ beni con salire sulla colonna a far (come
si dice corrottamente) Zita bona, debbiano portare sul cappello un velo o
bambacigno verde posto in croce”.

L’usanza del “cedo bonis”, anche nella sua versione più leggera,
durò fino al 1734, anno nel quale Carlo III di Borbone l’abolì; è difficile
dire con certezza fino a quando la colonna rimase nello spiazzo di
Castelcapuano: nel 1863 c’era ancora. C’è chi ha scritto che oggi dovrebbe
trovarsi nel Museo di San Martino.

Le parole “cedo bonis”, per un facile gioco di assonanze, fin
dall’inizio si corruppero e divennero “zita bona” non solo nella parlata
popolare ma anche negli atti pubblici,

Un caso simile a quello descritto dallo Sgruttendio nel sonetto n. 37
lo riscontriamo nel lavoro teatrale “Giulio Cesare Cortese”, di Gaetano
Vecchione, nel punto in cui il personaggio di Micco Passaro (nato dalla
fantasia proprio di G.C. Cortese), smargiasso ma coraggioso, ed il capitano
di strada della Selleria mettono mano alle spade per battersi a duello nella
Piazzetta di Porto: dopo i primi colpi, taluni dei quali vanno a vuoto, a
Micco Passaro, nella foga di fingere un a fondo e tirare un fendente, si
spezza una stringa delle brache, che gli cascano a terra. Sorpreso e
smarrito, indietreggia di qualche passo, inciampa e cade a sedere con le
gambe aperte.
A questo punto i numerosi ragazzi presenti allo scontro gridano
ripetutamente: “Zitabona, zitabona”; investito da tale irrisione corale,
Micco, lesto, alza la spada e chiede “mazzafranca”, cioè tregua,
sospensione delle ostilità.
Rimane però un quesito, di carattere puramente filologico: con
l’espressione latina “cedo bonis” che cosa affermava in concreto il
debitore? Per qualcuno le due parole volevano dire “sono morto per i beni
di fortuna” ed il gesto di calarsi le brache significava “così sono ridotto”,
cioè senza neanche un indumento per coprire la vergogna delle natiche
nude.
Certamente le cose non stanno così: chiariamo innanzi tutto che
“cedo” è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo cedocedis-
cessi-cessum-cédere, e che “bonis” è il caso ablativo del sostantivo
neutro plurale di seconda declinazione latina bona-bonorum-bonis-bona-bona-bonis.
Il verbo “cedo” (con l’ablativo) va inteso correttamente come
“rinunziare a”, per cui, in connessione con l’ablativo del sostantivo neutro
plurale “bona”, che sono i “beni”, le “sostanze”, significa rinunzio alle mie
sostanze (e proprio in tal senso l’espressione testuale viene usata dallo
scrittore e retore latino Marco Fabio Quintiliano, vissuto nel primo secolo
dopo Cristo).
Inoltre il denudamento dei glutei del debitore non poteva avere il fine
di mostrarne lo stato d’insolvenza perché si trattava di una circostanza ben
nota, proprio a causa della quale si era arrivati all’attivazione della
procedura ed a quel triste momento.
Si potrebbe ipotizzare che il debitore si calasse le brache come a
voler garantire che avrebbe ceduto proprio tutto ciò che possedeva,
finanche gli indumenti intimi, e che nulla del suo residuo patrimonio
sarebbe stato sottratto a quello che oggi chiameremmo “l’asse
fallimentare”. Ma la cosa più probabile è che tale gesto, e il successivo
denudamento delle natiche per poggiarle o batterle contro la pietra, servisse
solo a fargli toccare così l’apice del ludibrio e della vergogna…

Dell’infame pratica della “colonna della Vicaria”, è rimasta un’eco
nei detti proverbiali:
- “appusa’ (o appuzza’) ‘o culo â culonna”, che vuol dire “pagare lo
scotto di qualcosa” o, meglio, “liberarsi di un debito” o, meglio ancora,
“essere costretti a pagare un debito o fare un favore”;
- sto’ abbracciato io e ‘a culonna, per intendere “non posseggo un
solo centesimo”;
- stongo cu’ ‘o culo â Vicarìa, di uguale significato.
Vanno anche ricordati il detto-imprecazione: “E va a fa’ zitabbona a
‘a Vicarìa!”
ed il proverbio-gioco di parole “Cedo bonis fa ‘a zita bona”,
cioè la cessione dei beni - in altre parole, i regali - fanno buone, care ed
affezionate le donne (le rendono, cioè, più disponibili).



Luciano Galassi: Zitabona



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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Giu 04, 2011 3:16 pm

incredibile. Bravissima danae, che approfondimento.

Ti metterò alla prova con altri detti....

grazie
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mar Set 06, 2011 10:15 pm

Assecca' ' mare cu' a cucciulella ( svuota il mare con una conchiglia )

Una antica leggenda narra che Sant'Agostino avesse una visione di un angelo che intento nel vano tentativo di svuotare il mare con una conchiglia.

il detto vuole stigmatizzare l'impossibilità di eseguire certi lavori senza strumenti adeguati.

E' un modo di dire ancora molto utilizzato , è uno "sfottò" non cattivo , una presa in giro molto garbata.

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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Mer Set 07, 2011 9:33 am

Ehehehe...questo è forte!!!!!


Posso aggiungerne un paio io..??

Bettina, dopp' trent'anni e mestiere se n'ascette con onore e stima.

Bettina, dopo trent'anni di mestiere se ne usci con onore e stima. Si da della Bettina (prostituta che dopo anni di onorata carriera si spaccia per santarellina)a qualcuno che palesemente nega di aver fatto qualcosa o contraddice opinioni da se stesso espresse. Insomma, a chi rigira la frittata nel piatto!



L'ordin 'ra marin chell 'ra ser' nun val a matin'... e a ser' so maccarunciell e a matin' so vermiciell'.

Filastrocca rivolta a chi cambiava continuamente idea. Gli ordini dati il giorno prima in marina non corrispondo a quelli del giorno dopo, se la sera so maccheroni(pasta corta) la mattina sono vermicelli(pasta lunga)



'E ricche comme vonno, 'e pezziente comme ponno.

Ad litteram: i ricchi come vogliono, i poveri come possono. Il proverbio afferma,- sia pure implicitamente - la grande potenza del danaro in forza del quale chi lo possiede può far valere il proprio volere; al contrario chi - come i poveri - ne è sprovvisto deve accontentarsi di ciò che gli sia offerto o concesso e non può mai esprimere una sua volontà.


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MessaggioTitolo: "mettere 'o ppepe 'nculo 'a zoccola"   Dom Set 23, 2012 1:49 am




Il detto "mettere 'o ppepe 'nculo 'a zoccola" singifica "istigare"
L'etimologia del detto non ha origine metaforica ma è frutto di un fatto realmente accaduto.
La pratica comunque non ebbe successo. Infatti i napoletani per liberarsi dalla peste dovettero aspettare il "miracolo di San Gennaro e San Gaetano" e il diluvio del 15 agosto del 1656 per affogare tutti i topi. Per ricordare questo miracolo venne eretta a piazza San Gaetano la statua del santo con una lapide con scritto "AD PESTAE LIBRATUM"


Preso su FB...




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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Ven Feb 01, 2013 11:24 pm

L'ammore d' 'o lietto fa scurda' chello d' 'o pietto


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Feb 02, 2013 11:09 am

Citazione :
L'ammore d' 'o lietto fa scurda' chello d' 'o pietto
questo detto non lo conoscevo.... però .... quanto è vero!!!


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Feb 02, 2013 11:16 am

eh, lo so lo so.....


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Feb 02, 2013 1:51 pm

perchè' ???? non capisco questa scissione corpo cuore.
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Feb 02, 2013 4:55 pm

Citazione :
perchè' ???? non capisco questa scissione corpo cuore.

Beh, non è una regola ma spesso una "passione dei sensi" fa dimenticare che si è innamorati di qualcuno e si vive quel momento o quei momenti di pancia!



( cmq è un vecchio proverbio napoletano....chi ha operato la scissione aveva un suo perchè..non credi????


Uè sole, ben trovato


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Feb 02, 2013 5:17 pm

non concordo...le due cose non sono a se stanti...certo vi è la logica comune , forse buonsenso....ma io non sono convinto della verità del detto...a meno che non ci si riferisca a casi " bestiali",,,,

se mi cercavi mi trovavi con facilità---basta che alzi gli occhi quando il tempo è bello....
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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Feb 02, 2013 5:22 pm


uè..michele ti invia un detto:


Mort 'a creatura, nun simm'chiù cumpar.


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MessaggioTitolo: Re: i detti napoletani   Sab Feb 02, 2013 6:36 pm

Citazione :
non è una regola ma spesso una "passione dei sensi" fa dimenticare che si è innamorati di qualcuno e si vive quel momento o quei momenti di pancia!
è esattamente quello che ho pensato appena ho letto il post di Dana!

p.s.: ciao Sole.....


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