Il vascello verde ramarro di Pigiama Party

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 Note ribelli

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MessaggioTitolo: 1976 Pierangelo Bertoli   Mer Apr 06, 2011 3:21 pm



Ben altro che pace e lavoro ci hanno portato
davanti alle fabbriche schierano il carro armato
e radono al suolo le case ed i forni del pane
perché tutto un popolo in lotta patisca la fame.

È guerra tra il cane che sfrutta e l'uomo sfruttato
è guerra tra il porco che inganna e l'uomo ingannato
è guerra tra il popolo schiavo che soffre e patisce
e il cane che affama ed opprime e il dolore sancisce
eppure qualcuno ha creduto alla pace coi lupi
e adesso ci stanno opprimendo e rendono i tempi più neri e più cupi.

Se oggi nessuno ha timbrato è perché non serviva
e nelle galere han portato chiunque reagiva
peccato che il tempo sia stato fissato da loro
invece che nascere prima dal nostro lavoro.

Nei campi nessuno ha guardato se il tempo è cattivo
nei prossimi giorni il sereno non porterà cibo
ma stacca dal chiodo il tuo pezzo di sano potere
se il tempo è fissato da loro non stare a sedere
non vincono, non vinceranno, non hanno domani
la forza è nel puntello impugnato da oneste fortissime mani.

Il prossimo fuoco sarà ravvivato da noi
nel posto nel tempo e nel modo fissato da noi
nessuno potrà soffocarlo diventerà immenso
mi sembra già di vederlo se solo ci penso
non vincono, non vinceranno, non hanno domani
la forza è nel puntello impugnato da oneste fortissime mani



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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Mer Apr 06, 2011 12:11 pm

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MessaggioTitolo: Il Signor G.   Mer Feb 23, 2011 1:50 pm




Se si vivesse a lungo
non si saprebbe più dove andare
per rifarsi una felicità

dovunque abbiamo abbandonato
degli aborti di felicità
a marcire negli angoli delle strade.

[parlato] L'India è un museo di tentativi di felicità, e l'Africa, il Pakistan...

Il mondo è un museo di sforzi
che restano a metà
di sforzi per rendere vani
i nostri slanci, le nostre gioie, i nostri amori.

[parlato] Cantare, cantare le Beatici, le Laure. Mettere incinta le cameriere... E accorgersi di avere sempre adorato... a buon mercato.
Bisogna essere più precisi
nell'amore, nei gusti
nelle passioni, nella scelta dei posti

sono dappertutto i nostri aborti
sparpagliati da tutte le parti

E tentiamo ancora
perché è giusto tentare
e produciamo slanci
che poi buttiamo in mare
che si spezzano subito e li buttiamo via
e diventano aborti, aborti di allegria.

E se la nostra allegria fosse un dolore
un dolore straziante, solitario
in ogni strada ci sarebbe un urlo.
il delirio... il delirio...

Se si vivesse a lungo
non si saprebbe più come fare
per rifarsi una rabbia giusta,

sì perché anche di rabbia,
anche di odio
noi lasciamo troppi aborti in giro.

[parlato] L'Italia è un museo di tentativi di sovversione, di fermenti nuovi, di cose che nascono... che crescono...

Il mondo è un museo di sforzi
di strane acrobazie
per rendere più efficace
il nostro impegno, la nostra rabbia, le nostre follie.

[parlato] Non si può dire che manchiamo di volontà. Tentativi da tutte le parti: una rassegna, una rassegna di pezzi. Una fiera campionaria di cose abbozzate e messe in mostra: un pezzo d'amore, una rabbia finita male, un po' di politica, un inizio di cultura. Se tu avessi bisogno di tentativi, ce n'è per tutte le occasioni della vita. Basta saper scegliere.
Bisogna essere più precisi
anche nell'odio, nell'eresia
nell'indirizzare la rabbia, la follia

la nostra impotenza, la nostra incertezza
ci limita ad odiare senza nessuna esattezza.

Ci vuole un odio, un odio che rimane
non basta sapere che abbiamo cominciato bene
le nostre ribellioni non durano molto
sono aborti di rabbia, di rabbia senza volto.

Non è soltanto una rabbia, è già pazzia
uno sfogo straziante, solitario
e in ogni strada c'è davvero un urlo
il delirio... il delirio...

È un uomo rabbioso che odia da solo
ma ormai non fa niente di male
abbaia alla luna, non morde nessuno
persino il delirio diventa una cosa normale.

Ho bisogno di un delirio
che sia ancora più forte
ma abbia un senso di vita
e non di morte


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MessaggioTitolo: Blowin in the wind   Mer Gen 12, 2011 2:02 pm



Blowin' in the wind
How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
Yes, 'n' how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, 'n' how many times must the cannon balls fly
Before they're forever banned?
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.

How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, 'n' how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, 'n' how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.

How many years can a mountain exist
Before it's washed to the sea?
Yes, 'n' how many years can some people exist
Before they're allowed to be free?
Yes, 'n' how many times can a man turn his head,
Pretending he just doesn't see?
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind
.


Soffia nel vento
Quante strade deve percorrere un uomo
prima che possiate chiamarlo uomo?
E quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima di dormire sulla sabbia?
E quante volte devono volare le palle di cannone
prima di venir proibite per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quanti anni può esistere una montagna
prima di essere dilavata, fino al mare?
E quanti anni può esistere un popolo
prima di essere lasciato libero?
E quante volte può un uomo volgere il capo
e fingere di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quante volte un uomo deve guardare in alto
prima di vedere il cielo?
E quanti orecchi deve avere un uomo
prima di sentir piangere gli altri?
E quante morti ci vorranno
prima che capisca che troppa gente è morta?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.



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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Ven Dic 10, 2010 6:39 pm

he! ... SJ .... credevo che non avremmo mai più dovuto cantare queste parole.... che queste canzoni fossero ormai diventate solamente storia, "ricordi musicali".... ma non è così, purtroppo....
Potrei risponderti con tantissime altre canzoni ... ma, stasera sento di dover postare una in particolare...... (per chi fosse "a corto di memoria"... consiglio di leggere questo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Reggio_Emilia ):

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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Ven Dic 03, 2010 8:00 pm

grande SJ....
Modena city ramblers .... li ascolto molto e volentieri....
Very Happy


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MessaggioTitolo: Un'icona .... della rivoluzione   Ven Dic 03, 2010 2:40 pm

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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Ven Nov 05, 2010 10:10 pm



gracias a la vida è bellissima non sono nella sua musicalità ma nel complesso della stessa col testo... Dovremmo davvero ringraziare ogni giorno la vita per le cose essenziali e più belle che ci ha regalato..invece di pensare a piccole sciocchezza che ce l'avvelenano...

Quella postata da enim ha un testo un pò più crudo ma è bella uguale.


.



Chi ama per gioco se ne pentirà quando per gioco sarà amato (J.Morrison)



Si sbaglia sempre..Si sbaglia per rabbia, per amore, per gelosia..Si sbaglia per imparare.
Imparare a non ripetere mai certi sbagli. Si sbaglia per poter chiedere scusa, per poter ammettere di aver sbagliato. Si sbaglia per crescere e per maturare. Si sbaglia perchè non si è perfetti..(Bob Marley)



.






.
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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Ven Nov 05, 2010 6:19 pm

gracias a la vida è un capolavoro.....non conoscevo rin del angelito....
Mi piace molto anche questa:


Ya se va para los cielos
ese querido angelito
a rogar por sus abuelos
por sus padres y hermanitos.
Cuando se muere la carne
el alma busca su sitio
adentro de una amapola
o dentro de un pajarito.

La tierra lo está esperando
con su corazón abierto
por eso es que el angelito
parece que está despierto.
Cuando se muere la carne
el alma busca su centro
en el brillo de una rosa
o de un pececito nuevo.

En su cunita de tierra
lo arrullará una campana
mientras la lluvia le limpia
su carita en la mañana.
Cuando se muere la carne
el alma busca su diana
en el misterio del mundo
que le ha abierto su ventana.

Las mariposas alegres
de ver el bello angelito
alrededor de su cuna
le caminan despacito.
Cuando se muere la carne
el alma va derechito
a saludar a la luna
y de paso al lucerito.

Adónde se fue su gracia
y a dónde fue su dulzura
porque se cae su cuerpo
como la fruta madura.
Cuando se muere la carne
el alma busca en la altura
la explicación de su vida
cortada con tal premura,
la explicación de su muerte
prisionera en una tumba.
Cuando se muere la carne
el alma se queda oscura

Già sale al cielo
l'angioletto tanto amato
a pregare per i nonni,
papà, mamma e i fratellini.
Quando muore la carne
l'anima cerca un posticino
dentro a un papavero
o in un passerotto.

La terra lo sta aspettando
con il cuore aperto;
per questo l'angioletto
sembra proprio sia sveglio.
Quando muore la carne
l'anima cerca il suo centro
nel fulgore di una rosa
o di un pesciolino nuovo.

Nella piccola culla di terra
lo ninnerà una campana,
mentre la luna gli lava
il visetto la mattina.
Quando muore la carne
l'anima cerca il suo posto
nel mistero del mondo
che le ha spalancato la finestra.

Le farfalle tutte allegre
al vedere il bell'angioletto
attorno alla culla
vanno in giro pian pianino.
Quando muore la carne
l'anima va dritta dritta
a salutare la luna,
passando per la stella del mattino.

Dove è andata la sua grazia,
dov'è finita la sua dolcezza?
Perché il suo corpo cade
come la frutta matura?
Quando muore la carne
l'anima cerca lassù
la spiegazione della sua vita
interrotta così in fretta;
il motivo della sua morte,
prigioniera in una tomba.

Quando muore la carne
L'anima rimane oscura
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MessaggioTitolo: un omaggio   Mar Ott 26, 2010 3:05 pm



Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió dos luceros, que cuando los abro
Perfecto distingo, lo negro del blanco
Y en el alto cielo, su fondo estrellado
Y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el oído, que en todo su ancho
Graba noche y día, grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos
Y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido, y el abecedario
Con el las palabras, que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha, de mis pies cansados
Con ellos anduve, ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió el corazón, que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano
Cuando miro el bueno tan lejos del malo
Cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto
Y el canto de ustedes, que es el mismo canto
Y el canto de todos, que es mi propio canto
Y el canto de ustedes, que es mi propio canto.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato due stelle che quando le apro
perfetti distinguo il nero dal bianco,
e nell'alto cielo il suo sfondo stellato,
e tra le moltitudini l'uomo che amo.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato l'ascolto che in tutta la sua apertura
cattura notte e giorno grilli e canarini,
martelli turbine latrati burrasche
e la voce tanto tenera di chi sto amando.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il suono e l'abbecedario
con lui le parole che penso e dico,
madre, amico, fratello luce illuminante,
la strada dell'anima di chi sto amando.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi,
con loro andai per città e pozzanghere,
spiagge e deserti, montagne e piani
e la casa tua, la tua strada, il cortile.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il cuore che agita il suo confine
quando guardo il frutto del cervello umano,
quando guardo il bene così lontano dal male,
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto,
così distinguo gioia e dolore
i due materiali che formano il mio canto
e il canto degli altri che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio proprio canto.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto.

Violeta del Carmen Parra Sandoval (San Carlos, 4 ottobre 1917 – Santiago del Cile, 5 febbraio 1967) è stata una cantante, poetessa e pittrice cilena. A Violeta Parra si deve un'importante opera di recupero e diffusione della tradizione popolare del Cile, opera proseguita poi dal movimento della Nueva Canción Chilena. Nelle sue canzoni sono sempre presenti la denuncia e la protesta per le ingiustizie sociali.

Figlia di Clarisa Sandoval Navarrete e di Nicanor Parra, professore di musica e sorella di Nicanor Parra, famoso poeta moderno, Violeta vive un'infanzia difficile a causa delle ristrettezze economiche in cui versa una famiglia numerosa composta da dieci fratelli. Proprio questi problemi la spingono a cercare di guadagnare qualcosa cantando e suonando insieme ai fratelli per le strade, nei circhi e persino nei bordelli.

Nel 1937, si trasferisce a Santiago del Cile dove conosce e sposa Luis Cereceda. Da questo matrimonio, finito nel 1948, nascono i figli Ángel e Isabel, che in seguito seguiranno le orme delle madre diventando anch'essi cantanti.

Violeta lavora suonando nelle sale da ballo e talvolta per piccole stazioni radio. Incomincia intanto ad interessarsi alla ricerca delle tradizioni popolari del suo paese.

Nel 1949 si sposa nuovamente e da questo nuovo legame nascono le figlie Luisa e Rosita Clara.

Nel 1953, dopo un recital a casa di Pablo Neruda viene chiamata da Radio Cile per un programma sul folclore locale. Nel 1954 riceve il premio Caupolicán ed inizia una serie di tournée che la porteranno in Europa, in occasione del Festival della Gioventù di Varsavia, ed in Unione Sovietica. Soggiorna poi a Parigi per quasi due anni, tornando in Cile nel 1956 dove inizia ad unire all'attività musicale (recital e ricerca) quella di pittrice.

Nel 1960 incontra il musicologo e antropologo svizzero Gilbert Favre, che diventerà l'amore della sua vita e al quale dedicherà centinaia di canzoni d'amore, tra cui le più conosciute sono Corazón maldito, El Gavilán, Gavilán, Qué he sacado con quererte, Run Run se fue pa'l Norte.

Nel 1961 torna in Europa, accompagnata dai figli Isabel e Ángel, per una lunga tournée che la porta anche in Italia. Nel 1964 è la prima donna latinoamerica ad esporre le proprie opere in una personale al Museo del Louvre (sezione Arti decorative). Nel 1965 ritorna in Cile. Qui installa un grande tendone (la carpa de la Reina) alle porte della capitale Santiago, che nelle intenzioni della Parra deve essere un centro culturale concentrato nella ricerca sul folclore cileno (Centro delle Arti). È sostenuta dai suoi figli e da altri artisti come Patricio Manns, Rolando Alarcón e Víctor Jara, ma non riesce ad interessare il grande pubblico.

Nel 1966 registra dei nuovi dischi, viaggia in Bolivia, dà una serie di concerti nel sud del Cile e poi torna a Santiago per continuare il suo lavoro artistico al Centro delle Arti. Qui scrive le sue ultime canzoni.

La sua relazione sentimentale con Gilbert Favre finisce. Lui parte per la Bolivia, dove diviene il co-fondatore del gruppo musicale Los Jairas. Questo dramma personale ispira a Parra una delle sue canzoni più conosciute: Run Run se fue pa'l Norte. Sempre nel 1966 Parra registra quello che sarà il suo ultimo disco: Gracias a la Vida, Volver a los 17, Rin del angelito sulla mortalità infantile, Pupila de águila, Cantores que reflexionan e El albertío.

Il 5 febbraio 1967, all'età di cinquant'anni, colpita da una grave forma di depressione, Violeta Parra mette fine ai suoi giorni. La sua canzone Gracias a la Vida è considerata il suo testamento spirituale ed è stata interpretata da numerosi cantanti.

Nel 1970 viene pubblicata la raccolta di versi Décimas, da cui il gruppo degli Inti-Illimani, insieme ad Isabel Parra, ha tratto la cantata Canto para una semilla.
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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Gio Ott 21, 2010 2:01 pm

Sono molto vicino al tuo pensiero Sole e le vicende contemporanee lo dimostrano ogni giorno di più sgretolando quell'idea di comunità a lungo invocata e quasi sempre prostituita agli interessi di pochi



Locomotiva

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l'immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli...

Conosco invece l'epoca dei fatti, qual' era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch' esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti...

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un' altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano "gli uomini son tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l' aria
la fiaccola dell' anarchia,
la fiaccola dell' anarchia,
la fiaccola dell' anarchia...

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori...

Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore...

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d' acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno...

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura...

Correva l' altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
"notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno..."

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
"Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!"

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l' immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice...

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta...
con l' ultimo suo grido d' animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava...

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Mer Ott 20, 2010 8:09 pm

non credo più in alcuna forma rivoluzionaria. E' solo un modo di sostituire una classee ad un'altra classe che a tutto pensa furchè al bene comune. la storia è piena di esempi .
lottare per creare nuovi padroni ....
scusate il pessimismo...ma non credo nelle ideologie sono al servizio sempre di uomini e gli uomini vivono di egoismi.

Tuttavia apprezzo ed ammiro i canti di libertà e liberazione.
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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Mer Ott 20, 2010 6:03 pm

Erano i tempi del generale Pinochet (quello morto nel suo letto e non marcito in galera) .... dopo l'assassinio di Salvador Allende ... il Cile un popolo dalla civiltà antica e immensa ... ridotto dalla ditattura ad un paese senza futuro.. gli Inti illimani cantavano la rivoluzione .. Isabel Allende la scriveva ... cercavano di smuovere le coscienze dell'opulenza occidentale connivente col regime ... perchè per molti il socialismo era peggio di un regime .. le idee di uguaglianza e libertà utopie da calpestare ...
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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Mer Ott 20, 2010 5:08 pm

Grande SJ... si impone di postare il testo..... Very Happy :

El pueblo unido jamás será vencido,
el pueblo unido jamás será vencido!
De pie, marchar que vamos a triunfar.
Avanzan ya banderas de unidad,
y tu vendrás marchando junto a mí
y así verás tu canto y tu bandera
al florecer la luz de un rojo amanecer
anuncia ya la vida que vendrá.

De pie, luchar,
que el pueblo va a triunfar.
Será mejor la vida que vendrá
a conquistar nuestra felicidad
y en un clamor mil voces de combate
se alzarán, dirán,
canción de libertad,
con decisión la patria vencerá.

Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
con voz de gigante gritando: ¡Adelante!
El pueblo unido jamás será vencido,
el pueblo unido jamás será vencido!

La patria está forjando la unidad.
De norte a sur se movilizará,
desde el salar ardiente y mineral
al bosque austral,
unidos en la lucha y el trabajo irán
la patria cubrirán.
Su paso ya anuncia el porvenir.

De pie cantar que el pueblo va a triunfar
millones ya imponen la verdad.
De acero son, ardiente batallón.
Sus manos van, llevando la justicia
y la razón, mujer,
con fuego y con valor,
ya estas aquí junto al trabajador.

Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
con voz de gigante gritando: ¡Adelante!
El pueblo unido jamás será vencido,
El pueblo unido jamás será vencido!

la la la la la la la....


Il popolo unito non sarà mai vinto!
In piedi, cantiamo, che trionferemo,/ avanzano le bandiere dell'unità/ e tu verrai a marciare al mio fianco/ così vedrai il tuo canto e la tua bandiera fiorire.
La luce di un'alba rossa/ annuncia ormai la vita che verrà.
In piedi, marciamo, che il popolo trionferà;/ sarà migliore la vita che verrà.
Conquistiamo la nostra felicità;/ in un clamore, mille voci di lotta si alzeranno;/ diranno canzoni di libertà.
Con decisione la patria vincerà.
E ora il popolo che si alza nella lotta, con voce di gigante grida: avanti!
Il popolo unito non sarà mai vinto!
La patria sta forgiando l'unità; da nord e sud si mobiliterà,/ dalle saline ardenti e minerali, al bosco australe, uniti nella lotta e nel lavoro,/ andranno, la patria copriranno.
Il loro passo ormai annuncia l'avvenire.
In piedi, cantiamo, che il popolo trionferà.
Milioni ora impongono la verità;/ sono di acciaio, ardente battaglione, le loro mani portano la giustizia e la ragione.
Donna, con fuoco e valore, tu sei qui insieme al lavoratore.
E ora il popolo che si alza nella lotta, con voce di gigante grida: avanti!
Il popolo unito non sarà mai vinto!


Enim
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MessaggioTitolo: Un icona ....    Mer Ott 20, 2010 11:11 am

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Danae
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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Mar Ott 19, 2010 8:23 pm

A Dario Fò di certo non avrei dato il Nobel....satira o no, capacità o no.... mi è sembrato: lancia la monetina e vedi a chi può capitare! mah..


.



Chi ama per gioco se ne pentirà quando per gioco sarà amato (J.Morrison)



Si sbaglia sempre..Si sbaglia per rabbia, per amore, per gelosia..Si sbaglia per imparare.
Imparare a non ripetere mai certi sbagli. Si sbaglia per poter chiedere scusa, per poter ammettere di aver sbagliato. Si sbaglia per crescere e per maturare. Si sbaglia perchè non si è perfetti..(Bob Marley)



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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Mar Ott 19, 2010 3:55 pm

Grazie Sole per iil contributo, anche io non sono un fan di Dario Fo, lo trovo spesso eccessivo e maleducato, tuttavia riconosco la capacità geniale della sua satira di evidenziare sopratutto gli abusi di potere in danno degli ultimi.
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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Mar Ott 19, 2010 2:41 pm

Morte accidentale di un anarchico di dario Fo

Sull'argomento dario Fo ( che personalmente non amo ) scrisse un'opera che merita di essere letta ed approfondita

Citazione :
L'opera inizia in una stanza della questura milanese, dove il commissario Bertozzo minaccia di arrestare un personaggio che si rivela essere un matto, e che è il filo conduttore dell'intera commedia. Il matto è stato fermato perché malato di una fantomatica "istriomania", ossia il bisogno irrefrenabile di spacciarsi per altre persone. Spazientito dai rocamboleschi ragionamenti del matto, Bertozzo ne ordina il rilascio: il matto si ritrova da solo nella stanza del commissario, venendo in possesso di alcuni importanti documenti relativi alla morte di un anarchico, caduto da una finestra nel corso di un interrogatorio della polizia in circostanze poco chiare.

Nella scena seguente, in un'altra stanza della questura, il Matto fa credere al questore e al commissario Sportivo - trasposizione di Luigi Calabresi - di essere l'ispettore del ministero venuto a riaprire il caso del defenestramento dell'anarchico. Fingendo di cercare una soluzione adatta a tutti, riesce a fare ammettere loro tutte le contraddizioni dei verbali ufficiali, mettendo in ridicolo le dichiarazioni ufficiali dei presenti all'avvenimento.

Accade però che il questore debba ricevere una giornalista, Maria Feletti, nota per la caparbietà con la quale mette solitamente in dubbio le dichiarazioni riguardanti il caso e per la sua intenzione di scoprire la verità. Mentre il questore decide di rinviare l'intervista, il matto suggerisce loro di non farlo: egli si spaccerà per il capo della scientifica, il dottor Piccinni, in modo tale che se l'articolo dovesse risultare non gradito al questore, si potrà facilmente smentire la veridicità delle affermazioni della giornalista ponendole di fronte il vero Piccinni.

Il questore ed il commissario appoggiano l'idea del matto, non sapendolo tale, e decidono di affrontare la giornalista.

L'arrivo di Bertozzo, che riconosce il Matto, genera una situazione da commedia degli equivoci; nessuno infatti crede a ciò che dice, mentre il Matto continua a fare il doppio gioco: da una parte, finge di voler salvaguardare la faccia dei rappresentanti dell'ordine, ma in realtà fa delle provocazioni di fronte alle incalzanti insinuazioni della giornalista, che è convinta che l'anarchico sia stato assassinato.

Bertozzo si fa insistente e la giornalista inizia a sospettare che le si stia mentendo: il matto, allora, si traveste ancora una volta e diventa un vescovo.

A un certo punto tutti gli altri presenti vengono ammanettati: salta improvvisamente la luce e si sente un urlo del Matto. Le luci si riaccendono, la giornalista riesce a sfilarsi dalle manette e vede che il Matto è cascato dalla finestra. Si convince così che anche la caduta dell'anarchico è stata accidentale, salvo poi ricredersi dopo che Bertozzo, per farle un baciamano, si sfila anch'egli agevolmente dalle manette.

L'opera termina con l'arrivo di un uomo con una barba, che tutti credono essere il Matto ma è il vero ispettore del ministero: tutti, rassegnati, dicono "cominciamo da capo".

Un altro finale alternativo, più volte portato in scena, non prevede il salto del matto dalla finestra, ma la declamazione di un epilogo nel quale egli si rivela per ciò che è, spronando i presenti allo svelamento dei reali accadimenti riguardo la morte dell'anarchico. Solo con l'esplosione dello scandalo la società italiana potrà infatti arrivare allo sdegno e alla repulsione, al "rutto liberatorio" reclamando la verità ed avviandosi ad un processo di democratizzazione sociale.

trovo molto interessante questa sezione " note ribelli "
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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Mar Ott 19, 2010 1:43 pm



Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po' la finestra
E ad un tratto Pinelli cascò.

"Commissario io gliel'ho già detto
Le ripeto che sono innocente
Anarchia non vuol dire bombe
Ma eguaglianza nella libertà."

"Poche storie indiziato Pinelli
Il tuo amico Valpreda ha parlato
Lui è l'autore di questo attentato
E il suo socio sappiamo sei tu"

"Impossibile" – grida Pinelli –
"Un compagno non può averlo fatto
Tra i padroni bisogna cercare
Chi le bombe ha fatto scoppiar.

Altre bombe verranno gettate
Per fermare la lotta di classe
I padroni e i burocrati sanno
Che non siam più disposti a trattar"

"Ora basta indiziato Pinelli"
– Calabresi nervoso gridava –
"Tu Lo Grano apri un po' la finestra
Quattro piani son duri da far."

In dicembre a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
È bastato aprir la finestra
Una spinta e Pinelli cascò.

Dopo giorni eravamo in tremila
In tremila al tuo funerale
E nessuno può dimenticare
Quel che accanto alla bara giurò.

Ti hanno ucciso spezzandoti il collo
Sei caduto ed eri già morto
Calabresi ritorna in ufficio
Però adesso non è più tranquillo.

Ti hanno ucciso per farti tacere
Perché avevi capito l’inganno
Ora dormi, non puoi più parlare,
Ma i compagni ti vendicheranno.

"Progressisti" e recuperatori
Noi sputiamo sui vostri discorsi
Per Valpreda Pinelli e noi tutti
C’è soltanto una cosa da far.

Gli operai nelle fabbriche e fuori
Stan firmando la vostra condanna
Il potere comincia a tremare
La giustizia sarà giudicata.

Calabresi con Guida il fascista
Si ricordi che gli anni son lunghi
Prima o poi qualche cosa succede
Che il Pinelli farà ricordar.

Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po’ la finestra
E ad un tratto Pinelli cascò.

La ballata del Pinelli
"La ballata del Pinelli" è dedicata alla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, caduto da una finestra della questura di Milano il 16 dicembre del 1969. Pinelli era stato arrestato e interrogato nella prima fase delle indagini sulla strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969), quando la questura, e in particolare il Commissario Calabresi battevano la strada dell'attentato di stampo anarchico. Calabresi sarà ucciso perchè ritenuto responsabile della morte di Pinelli. Ma il processo lo scagionerà da qualsiasi responsabilità... ma ciò che avvenne quella sera a Milano resta ancora un mistero. Le parole della ballata furono scritte sulle note di un'altra famosa canzone di protesta, "Il feroce monarchico Bava". La prima idea del testo (da allora interpretata da molti autori) è di Giancorrado Barozzi, Dado Mora, Flavio Lazzarini e Ugo Zavanella, che la scrissero di getto la sera stessa della morte di Pinelli.

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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Gio Ott 14, 2010 8:43 pm

gaber, un po' per vicinanza fisica
un po' per vicinanza "ideale"
ha fatto parte della mia vita (molto da giovane direi per quanto riguarda l'entusiasmo e molto più ora per la determinazione delle idee)
l'ambiente che a milano si era formato intorno a g. ha avuto periodi splendidi ed altri molto più opachi soprattutto per lui
destino comune per chi possiede ed esercita la pulizia e trasparenza delle idee


grazie sj
sempre prezioso
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MessaggioTitolo: Re: Note ribelli   Gio Ott 14, 2010 6:54 pm

avevo già avuto occasione di ascoltare questa canzone.... , però non conoscevo assolutamente la storia.... molto interessante SJ...

p.s. anche a me piace molto il Signor G. (in questa esibizione, però, tutto il gruppo è eccezionale... )



Enim
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MessaggioTitolo: Note ribelli   Gio Ott 14, 2010 6:40 pm

Comincio questa sezione con una canzone che amo, perchè amo il Signor G. e amo la forza inascoltata delle sue parole .... perchè combatto nel mio piccolo mondo le ingiustizie e urlo contro con tutto il fiato che ho.

La storia
Pietro Gori, anarchico italiano, venne accusato da una parte della stampa di essere l'ispiratore dell'omicidio del presidente francese, Sadi Carnot, in quanto amico e avvocato difensore dell'omicida, Sante Caserio. Per evitare una condanna fuggì a Lugano. Lì sfuggì ad un attentato nel gennaio 1895. Nello stesso mese venne arrestato ed espulso dalla Svizzera assieme ad altri esuli.

In carcere, secondo alcuni, o dopo l'espulsione, secondo altri, compose due poesie, una delle quali era intitolata Il canto degli anarchici espulsi. Quest'ultima divenne poi Addio a Lugano e venne poi diffusa con alcune differenze sia nel testo che nella disposizione delle strofe.
La canzone divenne estremamente popolare all'inizio del XX secolo grazie alla publicazione di numerose edizioni de Il Canzoniere dei Ribelli che la conteneva.



Addio, Lugano bella,
o dolce terra pia,
scacciati senza colpa gli anarchici van via
e partono cantando con la speranza in cor.

Ed è per voi sfruttati,
per voi lavoratori,
che siamo ammanettati al par dei malfattori;
eppur la nostra idea
non è che idea d'amor.

Anonimi compagni,
amici che restate,
le verità sociali da forti propagate
è questa la vendetta
che noi vi domandiam.

Ma tu che ci discacci
con una vil menzogna,
repubblica borghese,
un dì ne avrai vergogna
ed oggi t'accusiamo di fronte all'avvenir.

Banditi senza tregua,
andrem di terra in terra
a predicar la pace
ed a bandir la guerra:
la pace tra gli oppressi, la guerra agli oppressor.

Elvezia, il tuo governo
schiavo d'altrui si rende,
di un popolo gagliardo le tradizioni offende
e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.

Addio, cari compagni,
amici luganesi,
addio, bianche di neve
montagne ticinesi,
i cavalieri erranti son trascinati al nord.
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