Il vascello verde ramarro di Pigiama Party

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 Un vero discepolo

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MessaggioTitolo: Un vero discepolo   Mer Gen 19, 2011 11:44 am

Don Andrea Gallo (Genova, 18 luglio 1928) è un sacerdote italiano, fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova



Biografia:

Andrea venne attratto fin da piccolo dalla spiritualità dei salesiani di San Giovanni Bosco, ed entrò nel 1948 al loro noviziato a Varazze, proseguendo poi a Roma il liceo e gli studi filosofici.
Nel 1953 chiese di partire per le missioni, e venne mandato in Brasile, a San Paolo, dove compì gli studi teologici.
La dittatura che vigeva in Brasile lo costrinse però, in un clima per lui insopportabile, a ritornare in Italia l'anno dopo.
Continuò quindi gli studi ad Ivrea e venne ordinato presbitero il 1º luglio 1959.
Un anno dopo venne inviato come cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori. Lì cercò di introdurre una impostazione educativa diversa, cercando di sostituire i metodi unicamente repressivi con una pedagogia della fiducia e della libertà; da parte dei ragazzi c'era interesse per quel prete che permetteva loro di uscire, di andare al cinema e di vivere momenti comuni di piccola autogestione, lontani dall'unico concetto fino allora costruito, cioè quello dell'espiazione della pena.
Dopo tre anni venne spostato ad altro incarico, e nel 1964 decise di lasciare la congregazione salesiana e chiese di incardinarsi nella diocesi genovese. La spiegazione addotta da don Andrea: "La congregazione salesiana si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale".
Ottenuta l'incardinazione a Genova, il cardinale Siri arcivescovo di Genova in quel momento, lo inviò a Capraia, allora sotto l'arcidiocesi del capoluogo ligure, per svolgere l'incarico di cappellano del carcere. Due mesi dopo venne destinato in qualità di vice parroco alla parrocchia del Carmine dove rimase fino al 1970, anno in cui il cardinale Siri lo trasferì nuovamente a Capraia.
Nella parrocchia del Carmine don Andrea fece scelte di campo con gli emarginati. La parrocchia diventò un punto di aggregazione di giovani e adulti, di ogni parte della città, in cerca di amicizia e solidarietà con i più poveri e con gli emarginati, che al Carmine trovavano un punto di ascolto.
L'episodio che provocò il trasferimento, secondo la Comunità di don Andrea, fu un incidente verificatosi nell'estate del 1970 per quanto disse durante una sua omelia domenicale.
Nel quartiere era stata scoperta una fumeria di hashish e l'episodio aveva suscitato indignazione nell'alta borghesia del quartiere: don Andrea, prendendo spunto dal fatto, ricordò nell'omelia che rimanevano diffuse altre droghe, per esempio quelle del linguaggio, grazie alle quali un ragazzo può diventare "inadatto agli studi" se figlio di povera gente, oppure un bombardamento di popolazioni inermi può diventare "azione a difesa della libertà".
Don Andrea fu accusato di essere comunista, le accuse si moltiplicarono in breve tempo e questo sarebbe stato il motivo per cui la curia decise il suo allontanamento.
Il provvedimento dell'arcivescovo provocò nella parrocchia e nella città un movimento di protesta, ma la curia non tornò indietro e ingiunse a don Andrea di obbedire.
Tuttavia don Andrea rinunciò all'incarico offertogli all'isola di Capraia, ritenendo che lo avrebbe totalmente e definitivamente isolato.

Qualche tempo dopo venne accolto dal parroco di San Benedetto al Porto, don Federico Rebora, ed insieme ad un piccolo gruppo diede vita alla sua comunità di base, la Comunità di San Benedetto al Porto.
Da allora si è impegnato sempre di più per la pace e nel recupero degli emarginati, chiedendo anche la legalizzazione delle droghe leggere: nel 2006 si è fatto multare, compiendo una disobbedienza civile, fumando uno spinello nel palazzo comunale di Genova per protestare contro la legge sulle droghe.


Sin dal 2006 appoggia attivamente il movimento NO DAL MOLIN di Vicenza che si oppone alla costruzione di una nuova base militare Usa a Vicenza. Partecipa a varie manifestazioni che vedono la presenza di decine di migliaia di persone.
In particolare da ricordare la manifestazione No Dal Molin a Vicenza del 17 febbraio 2007 che vide la presenza di oltre 130.000 persone. Più volte don Andrea si reca a Vicenza, in occasione dell'annuale Festival No Dal Molin.
Il 10 maggio 2009 acquista assieme ad oltre 540 persone fisiche il terreno dove ormai da anni sorge il Presidio Permanente No Dal Molin per mettere radici sempre più profonde a difesa ad oltranza del territorio e dei beni comuni.
Nel marzo del 2007 è uscito il libro “Io Cammino con gli Ultimi” scritto insieme allo scrittore genovese Federico Traversa.
Nell'aprile del 2008 ha deciso di aderire idealmente al V2-Day organizzato da Beppe Grillo.
Il 27 giugno 2009 don Gallo ha partecipato al Genova Pride 2009, lamentando le incertezze della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali.
Don Gallo ha anche tenuto l'orazione funebre al funerale di Fernanda Pivano a Genova il 21 agosto 2009.
Venerdì 4 dicembre 2009 gli è assegnato il Premio Fabrizio De Andrè consistente nel Quartaro d'oro, antica moneta della Repubblica genovese. Il premio è stato consegnato presso il salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi di Genova.
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MessaggioTitolo: Angelicamente anarchico   Mer Gen 19, 2011 1:57 pm

Intervista a Don Andrea Gallo a cura di Pierluigi Mele pubblicata sul sito confini.blog.rainews24.it

Mi accoglie nel suo studio, che è l’archivio parrocchiale, nella Chiesa di San Benedetto di fronte al Porto di Genova. Un luogo molto amato da Don Gallo e, da un altro anarchico nello spirito, Fabrizio de André. Certe atmosfere del posto, infatti, rievocano alcune canzoni del grande Faber. Ecco perché lui è “Angelicamente Anarchico” [...] Il che vuol dire esprimere un atteggiamento interiore, profondo, di libertà. Così per circa un’ora mi sono gustato la saggezza evangelica, e umana, di Don Andrea Gallo.


Don Andrea parliamo un pò di te: ti definisci come un “prete da marciapiede” , amico e fratello della gente che vive ai margini della società. Sono quarant’anni che fai questa vita e non molli, da dove ti viene questa carica?

“Prete da marciapiede” perché questa è la mia storia, è dove ho imparato la vita. Lo diceva pure Don Lorenzo Milani: “Io a questi figli di operai e contadini ho insegnato a leggere e a scrivere, a far di conto. Loro mi hanno insegnato la vita”. Il mio marciapiede è la vita. Così quando mi chiedono: “Don Gallo in quale Università ti sei laureato?” Rispondo: “La strada è stata la mia università”. Quindi sono quarant’anni che sono qui nella Chiesa di San Benedetto. La mia carica? Questa viene perché sento l’appartenenza alla famiglia umana, la laicità. Una volta ho chiesto ad un teologo: “mi vuoi dire se i non credenti, gli agnostici, quelli di altre religioni sono figli di Dio secondo il dogma di Santa romana Chiesa, o no? Lui risponde: si!”. Quindi la carica è l’appartenenza all’umano, alla famiglia umana. I teologi lo dicono: “gratia supponit natura!”. Siamo figli di Dio tutti.

La tua partecipazione alla trasmissione di Fazio e Saviano ha suscitato critiche nell’opinione pubblica ufficiale cattolica. Come ti sei sentito a leggere certe reazioni ?

Tu pensa l’Avvenire, il mio quotidiano cattolico, che scrive: “si trova sempre un prete vanitoso disposto a fare da scendiletto”. Ora dico se un giornale cattolico deve scrivere così, non citando il nome. Quindi questo non mi ha manco sfiorato. E’, invece, una amarezza per chi mi è amico e mi conosce, ma per me no. Perché quelli li conosco, questo è clericalismo,loro non sanno cos’è la mitezza di Gesù, è arroganza, è volere imporre a tutti i costi i principi evangelici e così facendo li annullano completamente perché non sono corrispondenti a quello che dice Gesù. Per questo mi sento di dire:io continuo. Quante volte mi sento dire: “tu ormai in questa Chiesa sei troppo stretto, ti dò una villetta, ti ritiri, vai con qualche ragazzo se vuoi continuare a seguire le comunità”. E io: “ma io nella Chiesa Cattolica sono a casa mia, vuoi che me ne vada di casa?”. Ancora, perché continuo? Perché l’appartenenza al popolo di Dio, alla Chiesa Cattolica me l’han trasmessa i miei vecchi, la mia famiglia povera. L’essenzialità del Vangelo e l’appartenenza alla Chiesa anche con la sua struttura. Quante volte ho detto ai vescovi: “la correzione fraterna nella nostra Chiesa addirittura risale alle prime comunità cristiane, quindi Eminenza Lei non faccia tanti discorsi dia degli ordini ,perché conosco anche il Codice di Diritto Canonico e non mi interessa neppure che mi dica le motivazioni, io almeno per un anno obbedisco” . A Siri, che era il mio primo cardinale, ho detto: “Eminenza se lei mi dice che Don Gallo deve uscire con la pentola in testa, io esco con la pentola in testa, ma il suo ordine deve essere coram ecclesia, coram populo”.

Sempre per parlare della trasmissione “Vieni via con me” i “movimenti pro life” avevano reclamato di poter partecipare per bilanciare la presenza di Peppino Englaro e di Mina Welby. Confesso che ho trovato esagerata la reazione di certi opinionisti. Il risultato è stato un manicheismo insopportabile. Qual è il tuo pensiero?

La trasmissione potrà essere criticata, approvata ma non era una trasmissione pro-morte, e allora dovevano venire quelli pro-vita. Allora potrei dire che a questo punto, potete criticare, potete lamentare, ma lì c’è un inno alla vita. Ancora una volta, vedi, è una difesa del proprio potere. Ormai, secondo me, non ci saranno più scontri di civiltà, di religione, ci sono gli scontri contro gli enigmi della vita , e uno degli enigmi è la morte. Enigma vuol dire che non si capisce mai fino in fondo. Il male, la sofferenza, la sessualità. Vedi tutte le crociate ma il messaggio evangelico è proposta e non è imposizione, quindi senza arroganza e senza intolleranza. Partendo proprio dalla dottrina della Chiesa, di cui tutti sono figli di Dio, dobbiamo riconoscere che qualunque persona, donna, uomo ha il suo ethos e soprattutto dobbiamo ringraziare il Concilio Vaticano II che dopo secoli è il primo Concilio che difende i diritti di ciascuna creatura umana, dove finalmente è assodato da nostra Santa Madre Chiesa il primato della coscienza personale. Pio IX addirittura alla fine dell’800 dice che chi sostiene il primato della coscienza è scomunicato immediatamente. Ma come facevano ad insegnare il Padre Nostro? Questo rapporto personale, Babbo, Papà! Quindi chi dice il contrario è eretico. E’ chiaro, me l’ha scritto un Cardinale: è vero quello che vai dicendo che la coscienza personale è dottrina certa nella nostra Santa Madre Chiesa tuttavia, caro figliolo, una coscienza si può dire retta se fa riferimento alla verità. A quell’eminentissimo ho detto: finalmente siamo in sintonia, perché Eminenza – è solo Gesù che dice che io sono la via, la verità – non la cerchiamo insieme? Non mi ha più risposto.
Parliamo della tua amata Chiesa. Ripeti spesso che il “Tempio può crollare”. In che senso Don Andrea?



Sei stato amico fraterno di Fabrizio De André. Tra “anarchici” v’intendevate bene: lui a cantare le storie degli emarginati e tu a operare per la solidarietà nei loro confronti. Perché parli dell’opera del grande Faber come del “Quinto Vangelo”?

Si quella del “Quinto Vangelo” è stata una risposta che ho dato a una domanda che mi fece, scherzando, il mio Cardinale su quanti sono i Vangeli canonici. Li sai? Risposi: quattro, ma Eminenza io ne ho un quinto. E lui: e lo so i Vangeli apocrifi. Ma quali apocrifi, la strada! Il quinto Vangelo secondo De André. Eminenza non le sembra che la strada in direzione “ostinata e contraria” sia la sintesi del cammino del cristiano? De André parla all’uomo e sveglia il dubbio che Dio esista, questo è un Vangelo, una buona notizia. Tutta l’opera di De André la sua poesia, la sua musica, il suo canto viaggia su due binari: il primo è l’ansia per la giustizia sociale, lui educato dai borghesi. Il secondo è che un nuovo mondo è possibile. Allora che città vogliamo? La polis greca che esclude o la Civitas Dei di Sant’Agostino? Sant’Agostino dice che la “civitas è semper augescens”. Ma non militarmente. Allora ecco la conversione. C’è un documento dell’81 della Conferenza Episcopale Italiana, “La Chiesa italiana e le prospettive del Paese” In questo documento si afferma che bisogna ripartire dagli ultimi. I Figli di Abramo hanno avuto il compito di abolire gli idoli: il potere, il denaro. “Non nominare il nome di Dio invano, sono Io l’unico Dio”. Allora ecco che si riscoprono i valori della tolleranza, dell’accoglienza, della condivisione, della partecipazione. Quindi il Fabrizio ha questo senso, che non traccia una strada, ma dice a tutti che hanno un dono, che ciascuno può trovare la propria emancipazione, il proprio riscatto. Come avviene? Ripartendo dagli ultimi. Ecco qui il mio camminare sul marciapiede. Che cos’è, quindi, Fabrizio se non un cristiano?

L’ultimo rapporto Censis parla di una società italiana “appiattita” e senza “desiderio”. Insomma una società spenta. Da dove ripartire, secondo te, per “rinascere” come Paese?

Siamo in caduta. Non lo dico solo io. Come ogni anno al Monumentale di Milano l’Arcivescovo celebra la messa per i caduti, quest’anno c’era un suo delegato. Il quale ha parlato di “eutanasia della democrazia”, che siamo tutti responsabili: singoli, istituzioni, tutti. Ora noi abbiamo una bussola: che è la nostra Costituzione Repubblicana, non c’è altro, che oltretutto è una conquista. La Costituzione non è solo riferimento alla Resistenza ma anche, come ricorda Dossetti, alla seconda guerra mondiale. La sintesi della Costituzione è questa: l’Italia è una Repubblica, Res pubblica, casa di tutti e non di pochi, Democratica, deve nascere dalla partecipazione dal basso, Laica, dove ci si rispetta, infine Antifascista. Questo non è un optional. Il fascismo è l’empietà. Quindi la bussola l’abbiamo, si tratta di prendere coscienza e di riscoprire quelli che sono i valori della democrazia. E’ fatica quotidiana che però porta alla letizia, al gusto della vita.

Genova, 8 dicembre 2010
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